Giovedì 16 Luglio 2026 13:07
Nobel e leader mondiali in Campidoglio per una pace “disarmata e disarmante”


Al termine di un'assise di due giorni, presentata e firmata la Dichiarazione di Roma, ispirata alle parole di Leone XIV. Il saluto del sindaco Gualtieri. Il vicario Reina: «Disarmare significa passare da un'economia della guerra a un'economia della pace»
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Il presente è chiamato a rispondere del futuro, imparando dal passato. Può essere sintetizzato così il monito della Global Nobel laureates assembly on artificial intelligence and nuclear war, culminata questa mattina, 16 luglio, con la presentazione e la firma ufficiale della Dichiarazione di Roma per una pace disarmata e disarmante nell’era dell’intelligenza artificiale, delle armi nucleari e autonome, dei nuovi protocolli digitali e dei modelli emergenti di sviluppo digitale.
È l’aggettivo “responsabile” quello che maggiormente ricorre nel testo, che richiama a uno sviluppo, una governance e una leadership responsabili, con il fine di disarmare la corsa agli armamenti e al disarmo nucleare. Articolata in 6 principi, la Dichiarazione è stata sottoscritta alla luce delle parole guida di 2 premi Nobel d’eccezione ossia Bertrand Russell e Albert Einstein: «Ci rivolgiamo come esseri umani ad altri esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto».
Aperta dal saluto del sindaco Roberto Gualtieri, la cerimonia si è svolta nella Sala Giulio Cesare del Campidoglio. «La pace è la più alta vocazione di Roma e per questo è importante che in tempi così difficili continui a levarsi dalla nostra città la voce in favore dell’amicizia, della comprensione e della solidarietà tra i popoli», sono le parole del primo cittadino. Ancora, definendo la Capitale «centro della Chiesa cattolica, dove convivono pacificamente culture e fedi diverse», il sindaco ha sottolineato «l’impegno per la pace, unica via che possa assicurare sicurezza e dignità per tutti».
Alla giornata conclusiva dell’Assemblea che ha riunito a Roma dal 14 al 16 luglio 30 Premi Nobel, ex capi di Stato e di governo, leader religiosi, autorevoli esperti di intelligenza artificiale e rappresentanti delle più importanti università e istituzioni di ricerca del mondo, è intervenuto anche il
cardinale vicario Baldo Reina
. «La Dichiarazione di Roma nasce in un tempo segnato da trasformazioni rapide e da rischi profondi – sono le parole del porporato -: l’intelligenza artificiale, le armi nucleari, l’instabilità geopolitica, la crisi del multilateralismo, la tentazione di affidare la sicurezza alla paura, alla deterrenza e alla minaccia reciproca»; in questo contesto, ha continuato, «la questione decisiva non è la tecnologia in sé ma il cuore umano che la orienta, la coscienza che la governa, la politica che la regola, la comunità internazionale che ne assume la responsabilità». Infatti, è ancora la constatazione del porporato, «il progresso scientifico e tecnologico offre possibilità straordinarie per la cura, l’educazione, la salute, la protezione dell’ambiente, la lotta contro la povertà e la costruzione della pace», e tuttavia «lo stesso progresso, se separato dall’etica, dalla responsabilità e dalla dignità della persona umana, può diventare strumento di dominio, di esclusione e persino di distruzione»; per questo, per Reina è fondamentale tenere a mente che «l’efficienza dei sistemi digitali non può sostituire il discernimento morale».Di seguito, il porporato ha richiamato la formula di Papa Leone XIV rispetto a «una pace disarmata e disarmante», che «non è una pace ingenua» bensì «una pace che rifiuta di identificare la sicurezza con la minaccia, la forza con la violenza, la stabilità con la paura». In particolare, ha messo in evidenza il cardinale, «una pace disarmante non si limita a impedire la guerra ma cerca di disinnescare ciò che la prepara: la povertà, la fame, l’ingiustizia, l’esclusione, l’odio, la corsa agli armamenti, la cultura dello scarto, l’indifferenza davanti alla sofferenza degli altri». A dire che «disarmare non significa soltanto ridurre arsenali», ha detto ancora il vicario, bensì equivale a «disarmare le menti, i linguaggi, le economie, le relazioni internazionali» e così «passare da un’economia della guerra a un’economia della pace», investendo «non nella distruzione possibile, ma nella vita reale dei popoli: salute, istruzione, alimentazione, ambiente, lavoro dignitoso, sviluppo umano integrale».
Tra gli interventi più applauditi, quello del premio Nobel per la fisica David Gross che ha riflettuto su come «mai prima d’ora il progresso scientifico aveva offerto opportunità così straordinarie creando allo stesso tempo rischi così profondi per il nostro futuro». Ai lavori ha preso parte anche l’attrice e attivista umanitaria Sharon Stone, che ha sostenuto: «Man mano che le capacità delle macchine si espandono, così devono espandersi anche le responsabilità morali e intellettuali di chi le crea».
16 luglio 2026
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