Venerdì 17 Luglio 2026 12:07
Il seminatore, anche le radici possono essere convertite


Riflessioni sulla nota parabola. Ci manca quella fiducia che spinge Dio a uscire, a seminare, a sognare, e infine a raccogliere con giustizia. Ci manca di sperare sempre e comunque
L'articolo
Il seminatore, anche le radici possono essere convertite
proviene da RomaSette
.
#il vangelo nella città #parabola del seminatore
leggi la notizia su RomaSette


Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,24-30
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».
Quando abbiamo iniziato a servire seriamente il Signore ci siamo accorti della fatica di rimanere fedeli a quel seme che il Seminatore Divino ha sparso nella nostra vita. Ci siamo accorti che in noi troviamo tutte le varianti di terreno descritte alla semina (
Domenica 12 Luglio
): possiamo sentirci come strato di “asfalto impermeabile”, possiamo cadere in facile entusiasmi tipici del terreno poco profondo, oppure possiamo lasciare che i “rovi della vita”, preoccupazioni o tentazioni di ricchezze mondane, spengano in noi l’interesse per il vangelo. Magari con un po’ di fatica e dedizione, accogliendo la grazia di Dio, abbiamo sperimentato anche la situazione di essere un terreno buono, non vantandoci dei frutti portati, ma rendendo lode a Dio per il bene realizzato.Il vangelo di domenica 19 luglio prosegue il racconto della semina con il tema del raccolto. E qui, dopo la nostra fatica personale ad adeguarci alla parola, potremmo andare in crisi vedendo delle “erbacce inaspettate” e domandare, come i servi della parabola, Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?
Nella risposta: Un nemico ha fatto questo! potremmo essere tentati di giudicare il Seminatore come poco competente, o debole ed incapace di fermare questo nemico che si frammezza tra noi e il bene che Dio vuole …e allora? Perché non prendere l’iniziativa e sradicare subito queste radici cattive! Imbarazzante ancora l’intervento del Seminatore: non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano! Questa risposta è proprio antipatica! Non si può sradicare l’erbaccia alla radice, altrimenti si rischia di strappare la radice buona del grano. Occorre “convivere con la zizzania”, che dobbiamo supporre avere anch’essa una radice profonda!
Detto in altro modo, il Seminatore che voleva il frutto buono con la semina, ha permesso che nello stesso terreno vi fosse una radice cattiva, e trova che c’è una qualche convenienza nel non prevenire assolutamente questo che a noi sembra …male! Questo Seminatore non si comprende! … ma d’altronde se è già stata “problematica”, illogica, una semina indiscriminata (su tanti terreni non affidabili, che rischiavano di produrre poco o nulla) … forse la stessa logica, a noi non immediatamente chiara, si deve applicare anche alla crescita simultanea di bene e male? Non è che la radice “cattiva” sia stata il frutto di qualche terreno cattivo?
La risposta continua: alla mietitura, cioè alla fine dei tempi, a giochi fatti, avverrà la separazione, la zizzania sarà legata, fermata, resa inoffensiva, e bruciata; il grano invece riposto nel granaio eterno, luogo di riposo al sicuro da ogni contaminazione.
Appare chiara la sapienza? La giustizia più grande è giudicare all’esito compiuto. Alla mietitura, alla fine dei giochi. La logica è difficile da comprendere perché ha uno sguardo divino, che arriva più lontano: come un terreno può essere lavorato, reso pianeggiante, dissodato, ripulito dalle spine e portare frutti buoni, così anche radici non perfette, cresciute da terreni non perfetti, che non hanno subito portato frutti buoni, che possono pure aver fatto male e contaminato altre radici buone… anche queste radici possono essere convertite! Il testo del vangelo lascia questa possibilità. Fino alla mietitura non si può giudicare con un verdetto finale, che autorizzi l’estirpazione. Lo si farà eventualmente solo alla fine, e lo farà chi di dovere.
È una lezione dura. Occorre accettare l’esistenza: del male nel mondo, della libertà che certe “radici” hanno di fare il male. Anche in una misura che a noi disturba, eccessiva, scandalosa, da farci pensare male su Chi pianta e fa crescere tali tipi di frutti. Ma c’è una lezione più profonda: l’amore che Dio porta al terreno, e alle radici; e la cura che egli usa perché il frutto si converta, con tutto il tempo possibile, che è tutta la pazienza di Dio. Forse questa ci manca. Forse ci manca quella fiducia che spinge Dio a uscire, a seminare, a sognare, e infine a raccogliere con giustizia.
Ci manca di sperare sempre e comunque, contro ogni evidenza empirica momentanea. Ci manca di leggere la realtà nel suo significato più profondo, per cui Dio vuole tutti salvi, e fa di tutto perché questo accada. Certo il male non deve dilagare, questo è logico. Alla fine la giustizia comunque arriverà: Dio è il padrone del tempo, della libertà, del bene e del male! Ma adesso, qui ed ora, quello che ci manca veramente è confidare in Lui perché ci dia quella pazienza di attendere i frutti ove noi non vediamo che erbaccia. Si, anche l’erbaccia si può convertire! e magari, con sana umiltà, vedremo che anche in noi c’è qualche foglia di quest’erbaccia da togliere…
17 luglio 2026
L'articolo
Il seminatore, anche le radici possono essere convertite
proviene da RomaSette
.