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Domenica 19 Luglio 2026 20:07

Onori (Azione): non affrontate le criticità del voto all’estero

Il rapporto diretto tra candidato ed elettore è già oggi fortemente compromesso dall'estensione geografica -

#italiani nel mondo
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Approvata alla camera, tocca ora al senato la discussione sulla riforma elettorale. Per quanto riguarda la rappresentanza degli italiani residenti all’estero, abbiamo chiesto l’opinione degli attuali parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere. Oggi a rispondere alle domande della nostra inchiesta è l’on. Federica Onori (nella foto) di Azione, eletta nella circoscrizione Europa. Queste le tredici domande e le risposte raccolte da Pier Francesco Corso.

D.1. Il Governo valuta una riforma che ridurrebbe le attuali quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero a due macro-circoscrizioni. È favorevole o contraria? Perché?

R.1. Noi abbiamo votato contro la riforma elettorale nel suo insieme, e credo che il giudizio vada dato su quella, prima ancora che sul singolo capitolo delle ripartizioni. C’è innanzitutto una questione di tempismo: una legge elettorale che arriva a questo punto della legislatura, con i sondaggi alla mano e un preciso scenario in mente, tradisce un chiaro intento di convenienza elettorale. Non a caso il Codice di buona condotta in materia elettorale della Commissione di Venezia raccomanda di non modificare gli elementi fondamentali delle regole del voto a ridosso delle elezioni. Ma il punto vero, per noi, è un altro: questa è stata una grandissima occasione mancata per migliorare l’impatto del sistema di voto all’estero, che soffre di moltissime criticità. Il sistema presenta lacune enormi, riconosciute dalla stessa Corte costituzionale già dal 2018 e documentate dall’indagine conoscitiva della Giunta per le elezioni della scorsa legislatura. Non abbiamo però visto da nessuna parte la volontà di rendere il voto all’estero davvero libero, personale e segreto, come prevede la nostra Costituzione. Viceversa, quella volontà Azione l’ha messa nero su bianco in una proposta di legge a mia prima firma, perché per noi è un tema importantissimo.

Quanto alle ripartizioni, aggiungo un ragionamento che entrambe le parti hanno semplificato troppo: qui competono due principi, entrambi legittimi. Da un lato la rappresentanza plurale, cioè un proporzionale vero – come prevede il dettato costituzionale – e non un maggioritario di fatto come ora; dall’altro la possibilità di avere una corrispondenza geografica tra eletti ed elettori sempre più marcata. Stabilire quale dei due debba prevalere è una valutazione politica, e io credo che, chi vuole parlarne con cognizione di causa, debba porre la questione anche in questi termini. Inoltre, la difficoltà di conciliare queste due principi, è stata ulteriormente aggravata dal taglio dei parlamentari: un elemento che non è emerso con chiarezza durante la discussione in aula.

D.2. Con solo due Circoscrizioni così ampie, il voto di preferenza rischia di diventare poco incisivo. Non teme che, di fatto, siano i partiti a determinare chi verrà eletto?

R.2. È evidente che la ratio del voto di preferenza – il rapporto diretto tra candidato ed elettore – è già oggi fortemente compromessa dall’estensione geografica: su questo la riforma non crea un problema nuovo, semmai lo estende. A ciò si aggiungono però le condizioni concrete in cui quel voto viene espresso: se il plico non arriva, se non c’è certezza sull’identità di chi vota, se la campagna elettorale non può raggiungere le comunità, la preferenza è già oggi svuotata di significato. Ma di questi temi siamo stati praticamente gli unici a parlarne, non solo presentando una proposta di legge che affronta queste e altre criticità, ma anche con emendamenti al testo della legge elettorale.

D.3. Questa riforma rafforzerebbe o indebolirebbe la rappresentanza degli italiani all’estero?

R.3. Difficile dare una risposta. Una ripartizione più ampia consente una distribuzione più proporzionale dei seggi e quindi una rappresentanza più fedele del reale pluralismo delle nostre comunità nel mondo. Viceversa, si rischia di avere una minore corrispondenza geografica tra eletti ed elettori, che pure potrebbe essere un vulnus. Bisogna aggiungere però che già ora alcune ripartizioni sono molto estese, abbracciando più continenti: non ci sono parlamentari diretta espressione dell’Africa o dell’Asia, ad esempio. Ma insisto col dire che il vero limite della riforma è il fatto di non aver affrontata alcuna delle criticità di fondo del voto all’estero.

D.4. Quali modifiche proporrebbe per migliorare il sistema senza ridurre il peso degli elettori all’estero?

R.4. Le abbiamo messe nero su bianco nella proposta di legge a mia prima firma, presentata mesi fa, che riforma organicamente la legge 459 del 2001. Prevediamo innanzitutto che il voto in presenza presso le sedi diplomatico-consolari diventi il canale ordinario, perché è la modalità che meglio garantisce personalità, libertà e segretezza del voto. Il voto per corrispondenza non viene eliminato, ma diventa una scelta esplicita dell’elettore attraverso il meccanismo dell'”opzione inversa”, con validità quinquennale rinnovabile. Per chi vota per corrispondenza introduciamo sistemi di tracciabilità del plico e l’autenticazione tramite identità digitale per certificare che sia davvero l’elettore a ricevere e restituire il plico, con la separazione tecnica assoluta tra identificazione ed espressione del voto. Infine chiediamo di estendere il diritto di voto dall’estero anche alle elezioni europee per i residenti in Paesi terzi, oggi costretti a rientrare in Italia per votare. Sono misure che rafforzano il peso degli elettori all’estero, perché un voto sicuro è un voto che conta di più. Alcuni di questi aspetti sono stati riportati negli emendamenti alla legge elettorale che abbiamo votato alla Camera, quelli relativi agli aspetti più tecnici, non meno importanti, legati alla trasparenza del voto. E abbiamo dovuto constatare con rammarico che i nostri emendamenti sono stati bocciati sia dalla maggioranza sia dall’opposizione, con la sola eccezione di Italia Viva.

D.5. Qual è il risultato concreto più importante che ha ottenuto in questa legislatura per gli italiani all’estero?

R.5. In questi quattro anni mi sono occupata di moltissimi temi, dai corsi di lingua e cultura erogati dagli enti gestori, ai corsi bilingue frutto di specifici accordi tra l’Italia e, ad esempio, la Germania (su quest’ultimo tema, infatti, ho presentato una interrogazione proprio pochi giorni fa). Così come IMU e TARI: grazie ad un sub-emendamento di Azione a mia prima firma siamo riusciti adinserire – in linea con una proposta di legge presentata ad inizio legislatura – il tema TARI in un provvedimento sulla fiscalità per i connazionali all’estero che sarebbe altrimenti rimasto zoppo. Ma certamente quello del miglioramento dei servizi consolari è stato il tema a cui ho dedicato una mole importante di lavoro parlamentare e che ha dato anche discrete soddisfazioni. Penso ad esempio al nostro emendamento approvato nello scorso autunno per dare la possibilità ai cittadini AIRE – a prescindere dal paese o continente di residenza – di richiedere la Carta d’identità elettronica (CIE) presso qualsiasi Comune italiano, misura che è diventata operativa dal 1° giugno scorso. È stata una lunga battaglia fatta di tantissime interrogazioni parlamentari, ordini del giorno, richieste di audizioni che come abbiamo fatto inCommissione Esteri, come quelle del comitato di cittadini MobilitiamoCIE e del Garante per la privacy per sciogliere ogni nodo normativo, fino ad arrivare all’emendamento a mia prima firma approvato nel provvedimento sui servizi ai cittadini AIRE. E sempre in tema di servizi consolari: è stata approvata in Commissione Esteri solo poche settimane fa una nostra risoluzione a mia prima firma (a cui sono state abbinate quelle presentate successivamente da altri colleghi e che ricalcavano le nostre richieste) sul potenziamento delle reti consolari che maggiormente soffrono per il sotto-organico (Manchester, Basilea, Stoccarda, Barcellona, Copenaghen). Abbiamo individuato queste sedi grazie al dialogo con i rappresentanti delle comunità di connazionali, incontri pubblici nei diversi paesi, nonché le varie segnalazioni che ricevo direttamente dai cittadini e le interlocuzioni con le rappresentanze diplomatiche, per capire dall’interno dove i problemi sono più acuti.

D.6. Molti connazionali lamentano una presenza dei parlamentari limitata ai periodi elettorali. Ritiene questa critica fondata?

R.6. È una critica che comprendo e che, quando fondata, va presa sul serio, perché la fiducia si costruisce con la presenza costante, non con le visite a ridosso delle urne. Le rispondo mentre sono appena rientrata da una delle tante missioni all’estero per incontrare le comunità: ero a Cashel, in Irlanda, dove mi sono recata in visita su invito della Camera di Commercio locale e dove ho incontrato le comunità dei connazionali. Di occasioni come questa, durante la legislatura, ce ne sono state tantissime, in tutta Europa e non solo. Più in generale, ogni volta che viaggio anche per altre missioni cerco sempre di incontrare le associazioni di italiani – culturali, d’affari, di categoria – perché è ascoltando che si comprendono le esigenze reali. Così come incontro sempre le rappresentanze diplomatico-consolari, per capire dall’interno le loro necessità e le difficoltà con cui si misurano ogni giorno. La battaglia sulla CIE è nata esattamente così: mesi di dialogo con il comitato di cittadini MobilitiamoCIE di Stoccarda, da cui è scaturita una proposta concreta poi diventata legge. E per quanto possibile cerco sempre di rispondere personalmente alle comunicazioni dei cittadini, come ho fatto lungo tutto il corso della legislatura: è la parte meno visibile del mandato, ma forse la più importante.

D.7. Quali sono oggi le tre principali emergenze per gli italiani all’estero e come intende affrontarle?

R.7. La prima è l’ottenimento dei documenti: passaporti e carte d’identità con tempi di attesa che in alcune sedi diventano insostenibili, tema affrontato con l’emendamento sulla CIE nei Comuni italiani e la risoluzione di cui parlavo prima (la prima task force è stata inviata a Manchester solo qualche giorno fa). La seconda, più ampia, riguarda l’efficienza complessiva dei servizi consolari. Sia chiaro, non è una questione di impegno del personale diplomatico – che, anzi, con risorse limitate fa moltissimo. Il punto è che le comunità italiane all’estero sono in costante crescita, mentre le risorse della rete non crescono allo stesso ritmo. Affrontare questa problematica con misure di adattamento come quella della CIE può aiutare, ma serve un investimento strutturale. La terza emergenza è il voto: un sistema che presenta problemi noti di trasparenza, con plichi che si perdono o arrivano in ritardo e nessuna verifica sull’identità di chi effettivamente vota, mette a rischio la rappresentatività stessa degli eletti e alimenta la sfiducia. Sarebbe bello vedere l’interesse anche di altre forze politiche su questi aspetti, ed avere finalmente una vera discussione parlamentare su questo, finalizzata all’approvazione di un provvedimento.

D.8. Il voto per corrispondenza è spesso criticato per problemi di sicurezza e trasparenza. Ritiene necessario riformarlo? Se sì, quali le sue proposte?

R.8. Sì, come dicevo va riformato, ed è proprio il cuore della nostra proposta di legge. La stessa Corte Costituzionale ha riconosciuto le “oggettive criticità” della normativa vigente rispetto ai requisiti di personalità, libertà e segretezza del voto sanciti dall’articolo 48 della Costituzione. La nostra risposta si articola su tre livelli. Primo: il voto in presenza presso le sedi consolari diventa la modalità ordinaria, mentre il voto per corrispondenza resta disponibile ma su opzione esplicita dell’elettore, valida cinque anni e rinnovabile. Secondo: per chi opta per la corrispondenza, introduciamo la tracciabilità del plico lungo tutto il ciclo di spedizione e restituzione, così che elettore e amministrazioni possano monitorare ogni fase, riducendo dispersioni e mancate consegne. A questo si affianca, l’autenticazione dell’elettore tramite sistemi di identità digitale, per certificare che sia davvero il titolare a ricevere e restituire il plico. Terzo: abbiamo chiesto di inserire un fascicolo informativo imparziale nel plico, oggetto anche di un nostro emendamento riforma elettorale, purtroppo respinto, perché siamo convinti (e tutti gli studi lo confermano) che un voto informato incentivi la partecipazione.

D.9. La passata riduzione del numero dei parlamentari ha inciso anche sulla rappresentanza estera. È stato un sacrificio giustificato?

R.9 La riforma ha portato la rappresentanza della Circoscrizione Estero da 18 a 12 parlamentari. È stata una riduzione proporzionale a quella applicata all’intero Parlamento, anche se già all’epoca c’era che sosteneva che la Circoscrizione estero meritava che si facesse un ragionamento diverso. Quello che posso dire è che è stata una scelta democratica che va quindi rispettata, e che al referendum confermativo alla riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari hanno votato per  il “Sì” dalla stragrande maggioranza dei votanti (circa l’80%). Ma certamente, avere meno parlamentari ha aggravato e reso ancora più difficile l’esercizio di trovare una quadra tra la possibilità di avere un vero sistema proporzionale (come da dettato costituzionale) e lacondizione (chiaramente auspicabile) di avere una sempre maggiore corrispondenza geografica tra eletti ed elettori, tema che questa riforma della legge elettorale ha fatto emergere in modo, se possibile, ancora più chiaro.

D.10. Perché un giovane italiano all’estero dovrebbe ancora credere che il suo voto possa fare la differenza?

R.10. Perché quel voto è il filo che lo tiene legato al suo Paese, e quel filo è prezioso per entrambi. Diciamo spesso che l’Italia ha un problema di fuga dei cervelli, che i nostri giovani partono perché non trovano qui le condizioni per realizzarsi. Ma se noi quei giovani li lasciamo andare anche dal punto di vista della cittadinanza attiva, se li consideriamo persi anche come elettori, che potere lasciamo loro di cambiare le cose che li hanno spinti a partire? Il voto fa la differenza proprio per questo, perché eleggere i propri rappresentanti permette ai giovani italiani all’estero di avere portavoce delle loro istanze nelle istituzioni, di incidere sulle politiche che riguardano i servizi, i documenti, il riconoscimento dei titoli, la fiscalità – e di contribuire a creare, un pezzo alla volta, le condizioni per un eventuale ritorno. Chi vota dall’estero non esercita un diritto residuale: esercita il diritto di continuare a costruire il proprio Paese, anche a distanza. Ed è esattamente il tipo di partecipazione di cui l’Italia ha più bisogno.

D.11. Qual è, a suo avviso, il principale errore che lo Stato italiano continua a commettere nei confronti degli italiani all’estero?

R.11. Considerarli, talvolta, italiani meno italiani, ed è un errore culturale prima ancora che politico. L’idea, mai dichiarata ma spesso praticata, che chi vive fuori dai confini abbia in qualche modo allentato il proprio legame con il Paese e che quindi i suoi diritti possano essere esercitati con più fatica, i suoi servizi erogati con più lentezza, la sua voce ascoltata con meno attenzione. La realtà che ho visto con i miei occhi, incontrando le comunità in tutta Europa e non solo, è esattamente l’opposto: i legami sono fortissimi, spesso più intensi e consapevoli di quelli di chi in Italia ci vive. Tanti connazionali mantengono un rapporto profondo proprio con quelle piccole realtà locali da cui gli italiani continuano a partire: ci tornano ogni estate, conservano la casa di famiglia, trasmettono ai figli la lingua e le tradizioni, investono. Sono comunità che tengono vivi paesi che altrimenti si spopolerebbero e che rappresentano l’Italia nel mondo ogni giorno. Lo Stato dovrebbe trattarli per ciò che sono: una parte integrante e preziosa della nazione, non un’appendice.

D.12. Se la riforma proposta venisse approvata, quale posizione assumerebbe personalmente?

R.12. La riforma è stata approvata, e noi abbiamo votato contro, per le ragioni che ho spiegato: innanzitutto il tempismo e il metodo e poi, appunto, l’occasione mancata di intervenire sulle vere criticità del voto all’estero. Detto questo, il mio atteggiamento non cambia: continuerò a lavorare, dentro qualunque assetto, perché il voto degli italiani all’estero sia libero, personale, segreto ed effettivo, come prevede la Costituzione. La nostra proposta di legge resta sul tavolo, e resta il metro con cui misureremo l’attuazione delle nuove norme: vigileremo perché le modifiche introdotte non si traducano in nuovi ostacoli alla partecipazione, e torneremo a proporre – in questa legislatura e nella prossima – le misure su trasparenza, tracciabilità e identificazione dell’elettore che maggioranza e opposizione in questa circostanza hanno irresponsabilmente respinto. Non considero questa partita chiusa: una legge elettorale si può sempre migliorare, e i quasi sette milioni di italiani nel mondo meritano che qualcuno continui a occuparsene anche quando i riflettori si spengono.

D.13. Tra dieci anni, la rappresentanza degli italiani nel mondo sarà più forte o più debole? E quale ruolo pensa di avere in questo percorso?

R.13. Più forte, ne sono convinta. In questi anni ho conosciuto tantissime Comunità di italiani all’estero, e ogni volta torno a casa più motivata sulla necessità di preservare e valorizzare questo enorme patrimonio. Gli italiani nel mondo sono una risorsa preziosa e, soprattutto, in crescita. Comunità sempre più giovani e qualificate, che chiedono di contare e che hanno gli strumenti per farlo. Una realtà così non può che tradursi, nel tempo, in una rappresentanza più forte. Ma solo se sapremo darle regole all’altezza. Quanto al mio ruolo, sarei onorata di poter continuare a rappresentarli. Questo mandato mi ha dato più di ogni altra cosa la misura del senso della politica, quello di essere ponte tra chi è partito e le istituzioni del Paese con cui si mantiene un legame. Se guardo a questi anni vedo un metodo che vorrei portare avanti: ascoltare i cittadini, trasformare i problemi concreti in proposte, e le proposte in risultati.

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