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Lunedì 20 Luglio 2026 12:07

La signora che impasta dietro il vetro è solo l’ultimo dei trappoloni per turisti

La signora con le mani chiazzate di farina, la fronte lievemente imperlata di sudore, ma un sorriso gentile che non la abbandona mai, neanche mentre mette a frutto tutto il trimestrale di palestra per impastare per la settima ora di fila questa maledetta pasta fresca. Il Washington Post ha recentemente scritto di questa truffa con […]

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La signora con le mani chiazzate di farina, la fronte lievemente imperlata di sudore, ma un sorriso gentile che non la abbandona mai, neanche mentre mette a frutto tutto il trimestrale di palestra per impastare per la settima ora di fila questa maledetta pasta fresca. Il Washington Post ha recentemente scritto di questa truffa con il piglio di chi ha scoperto l’acqua calda, ma noi romani sappiamo bene che le signore in vetrina non sono che l’ultima della lunga serie di trappole accalappia turisti della capitale. 

Innanzitutto: se sei a meno di 200 metri da una famosa attrazione turistica, è molto probabile che sei a meno di 200 metri da una grande sòla. Un primo indizio è la pizza brutta e anemica adagiata su tovaglia a quadrettoni bianchi e rossi all’esterno del locale. Considera che questa è la loro vetrina, il meglio che hanno da offrirti. Va da sé che se questo è il meglio… 

Quindi se mangi vista Colosseo, Piazza Navona o Giordano Bruno, è molto probabile che ti converrà continuare a guardare il monumento piuttosto che il piatto, perché nel piatto probabilmente c’è una carbonara fatta con capelli d’angelo, pancetta e mix di formaggi. Purtroppo questa è la regola: vicino ai grandi monumenti stai pagando l’affitto, non di certo gli ingredienti.

Passiamo a un grande classico. Prima un selfie da sogno nell’antica Roma con il Colosseo come sfondo e un centurione come amico. One, two, three cheeeeeese! Il sorriso sparisce dal volto del legionario 2.0 non appena ti chiede ‘sta mezza piotta per la foto. No cash? Nessun problema, il centurione è disposto a scortarti al bancomat pur di mettere in atto la regina delle trappole per turisti della capitale. 

Poi c’è la trappola ambulante: la botticella. Ormai ne sono rimaste 16 in tutta Roma, eppure continuano a circolare: al turista di turno promettono un’authentic roman experience, ma spoiler: i romani hanno smesso di andare con la biga da qualche secolo. Quindi o torni a ca**re nei vespasiani, o se proprio pretendi l’authentic roman experience altro che botticella: affittati una macchina e fatti il GRA alle 8 e mezzo del mattino. 

Torniamo al cibo e a una leggendaria figura che tutti conosciamo: il buttadentro. Il sorriso plastificato come il menù del ristorante in cui lavora, con qualsiasi temperatura o agente atmosferico sosta sulla soglia del locale pronto a braccare i passanti: hi guys, do you wanna eat something typical? Il punto è che te lo dice pure se sei di Centocelle e non lo fa con cattiveria: lui stesso, la maggior parte delle volte è straniero e non sa distinguere i romani dai turisti. Ma poi, la domanda finale è: se il ristorante è buono, perché dovrebbe pagare qualcuno per convincertene?

All’esterno del locale c’è un’altra red flag: il menù in inglese. Alt: non c’è niente di male se, una volta al tavolo, al cliente straniero si porta un menù nella sua lingua. Anzi, è un servizio utile. Il problema è che quando all’esterno del locale c’è il menù in inglese, il messaggio del ristoratore è molto chiaro: qui dentro ci voglio i turisti, non i romani. Ergo: te sto a tirà la sòla.

Una volta seduti al tavolo, arriva il vero e proprio capitolo menù. Finita la parentesi covid in cui tutti i ristoratori erano obbligati ad avere il QR, ora che sono ritornati i menù in carne ed ossa c’è una grande distinzione che separa il vero dal turistico. Il primo ha il menù “a libretto”, da sfogliare. Il secondo è plastificato su due lati, con tanto di foto di lasagne e rigatoni. Quello che per i turisti forse è un aiuto visivo, per i romani è un insulto. Come a dire: hai presente la carbnara? Vuoi che ti faccio il disegnino?

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