Martedì 21 Luglio 2026 12:07
Da Roma al Perù: visite, prevenzione e relazioni


Medici, infermieri e studenti dell’Università Campus Bio-Medico impegnati in un progetto di cooperazione sanitaria realizzato con partner locali, nato nel 2006 e mai interrotto
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C’è un filo che unisce Roma alla valle del Cañete, sulla costa a sud di Lima. Un filo fatto di camici, mani tese e relazioni costruite nel tempo. Da quasi vent’anni medici, infermieri e studenti del Campus Bio-Medico raggiungono questa parte del Perù per partecipare al Workcamp Perù, un progetto di cooperazione sanitaria realizzato insieme ai partner locali Caritas Cañete, Yauyos e Huarochirí e Condoray, realtà che ogni giorno accompagnano le comunità più fragili del territorio, promuovendo salute, formazione e sviluppo sociale.
«Il progetto è nato nel 2006 – racconta la professoressa Rossana Alloni, direttore clinico del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma e coordinatrice del Workcamp Perù -. Non ci siamo fermati quasi mai. Solo il Covid ci ha costretti a interrompere i viaggi ( questa è la 17ª edizione, ndr), ma il rapporto con queste persone non si è mai spezzato». La valle del Cañete è un territorio rurale dove il lavoro agricolo è ancora poco meccanizzato, la povertà è diffusa e molte famiglie vivono in insediamenti privi di acqua corrente ed elettricità. Gli uomini spesso emigrano per lavorare nelle miniere. «La maggior parte delle famiglie che incontriamo è composta da madri sole con figli. Il nostro lavoro non si limita alle visite mediche: facciamo prevenzione, educazione sanitaria e insegniamo le basi dell’igiene personale e dell’alimentazione».
Ogni missione nasce dall’ascolto del territorio. Sono infatti Caritas Cañete, Yauyos e Huarochirí e Condoray a indicare ai volontari italiani le priorità e le comunità da raggiungere. «Riceviamo un programma preparato da loro e ci mettiamo completamente a disposizione ». Un impegno possibile grazie al lavoro costante dei volontari locali, che prosegue durante tutto l’anno. «La Caritas compie un lavoro straordinario. Dispone di piccoli ambulatori, ma senza medici e infermieri stabili. Eppure continua ogni giorno a seguire le famiglie, ad ascoltare le persone e a trovare risposte anche quando le risorse sono pochissime». Accanto all’assistenza sanitaria, Condoray investe da oltre cinquant’anni nella formazione delle donne attraverso scuole professionali e percorsi educativi, offrendo opportunità concrete di riscatto.
Durante le missioni si affrontano problemi sanitari complessi, dal diabete favorito dall’elevato consumo di bevande zuccherate e alimenti industriali fino alla malattia di Huntington, particolarmente diffusa nella zona. Negli ultimi anni si sono aggiunti anche i disturbi dello spettro autistico e dell’attenzione nei bambini. Alle visite mediche e alla distribuzione di farmaci si affiancano attività di formazione rivolte a insegnanti, famiglie e operatori sanitari, con l’obiettivo di lasciare competenze che restino patrimonio della comunità.
A raccontare il valore umano dell’esperienza è anche Sofia, studentessa di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico: «Il Perù mi ha insegnato che con piccoli gesti ogni giorno si può regalare gioia alle persone. Ho capito che l’ascolto, la gentilezza e la passione possono fare davvero la differenza». La professoressa Alloni non ha dubbi: «Credo che la lezione più importante sia quella che ricevono i nostri studenti. In quelle due settimane scoprono che si può fare buona medicina anche con pochi strumenti, mettendo al centro l’osservazione, l’ascolto e il rapporto con il paziente. E imparano che molte cose che consideriamo normali, dall’acqua corrente all’accesso alle cure, in tante parti del mondo sono ancora un privilegio».
21 luglio 2026
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