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Martedì 21 Luglio 2026 13:07

“Piccolo miracolo”, taglio neorealista



Nel film di Guido Chiesa una vicenda costruita intorno al contrato vedere/non vedere, sentire/non sentire, "incarnato" dai due protagonisti, con ampio spazio al rapporto centro - periferia

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Davide, uomo di successo, riceve dal padre l’incarico di mettere ordine in una palazzina alla periferia di Roma. Il compito sembra semplice ma si rivela meno facile del previsto. I protagonisti del nuovo film di Guido Chiesa, Piccolo miracolo, si presentano fin dall’inizio con un taglio forte, marcato, quasi già scritto.

Davide Lancia, figlio di uno dei più noti costruttori di Roma, si è abituato a muoversi secondo i suggerimenti del genitore. Così affronta il lavoro su questa nuova palazzina con la consueta superficialità, ritenendolo uno dei tanti lavori, più o meno tutti uguali. Lo scarto e la differenza si palesano quando Davide si accorge che il lavoro offertogli dal padre Glauco non presenta difficoltà solo a livello immobiliare ma, di più, sotto il profilo etico e umano. C’è infatti un solo appartamento che rifiuta lo sfratto: ci vive la trentenne Ursula, una non vedente impegnata nel sociale, nel recupero dei giovani dall’abbandono scolastico.

Il primo impatto tra i due si svolge all’insegna di stupore e incredulità da parte di lei, che ritiene del tutto inopportuno il modo di fare di Davide, vago, distratto, quasi indifferente alla sua particolare situazione, e altrettanto da parte di lui, stupito, quasi sorpreso di trovare tanta animosità in una donna costretta dalle circostanze a lottare “sola contro tutti”. Delineato in questo modo il contrasto tra i due caratteri principali, su questi il film sviluppa tutto il resto della vicenda, con molte situazioni di contorno, sempre giocate all’insegna del contrasto vedere/non vedere, sentire/non sentire.

Uno spazio importante è dato al tema del rapporto centro/periferia, laddove la prevaricazione di Davide su Ursula diventa “sistema” per riscrivere le regole di un gioco brutto e per niente auspicabile, quello della sopraffazione.

Nato a Torino nel 1959, Guido Chiesa è sceneggiatore e regista dalla filmografia molto articolata. Dopo l’esordio con Il caso Martello (1991) seguono titoli quali Il Partigiano Johnny (2000) dal romanzo di Beppe Fenoglio; Lavorare con lentezza (2004); Quo vadis baby (2008). C è spazio anche per Io sono con te, sensibile e appassionato ritratto di Maria (2010) e per Ti presento Sofia, commedia di taglio comico/brillante. In una serie di titoli segnati da tale varietà, quello di oggi è un ulteriore elemento di novità. Piccolo miracolo è infatti un film di chiara derivazione zavattinian/ desichiana, che rimanda ai grandi film di questo binomio importante nel cinema del neorealismo con titoli quali Ladri di biciclette e Miracolo a Milano. È un film imperfetto ma di grande attualità, abitato, accanto a Marco Damore/Davide, dalla maiuscola interpretazione di Greta Scarano nel ruolo di Ursula, che rimanda alla Magnani arrabbiata e indomabile degna di un ritratto rosselliniano.

21 luglio 2026

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