Mercoledì 22 Luglio 2026 12:07
Morto in manette a Bologna, Antigone: «La legge sia uguale per tutti»


Per l'associazione la morte di Fakir in un intervento di polizia impone una riflessione sulla nuova disciplina introdotta dal cosiddetto “scudo penale”. Gonnella: «Valutare legittimità costituzionale»
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«La
morte di Abderrahim Fakir
durante un intervento di polizia impone una riflessione sulla nuova norma, voluta all’interno del decreto Sicurezza, che introduce un regime differenziato per chi è coinvolto in un fatto di reato in presenza di una presunta causa di giustificazione». Ad affermarlo è l’associazione Antigone, dopo quanto accaduto a Bologna il 19 luglio. Le immagini circolate e le informazioni finora emerse, aggiungono, «richiedono un accertamento completo e rigoroso di quanto accaduto». Secondo Antigone infatti «c’è un problema più generale: in uno Stato di diritto la legge deve essere uguale per tutti».Al centro della riflessione prodotta dall’associazione c’è la nuova disciplina introdotta dal cosiddetto “scudo penale”, che prevede che, quando il pubblico ministero ritiene evidente la presenza di una causa di giustificazione, la persona coinvolta non venga automaticamente iscritta nel registro degli indagati ma in un apposito registro delle annotazioni preliminari. È il meccanismo applicato dalla Procura di Bologna nel caso della morte di Fakir, con l’iscrizione di sei persone coinvolte nelle diverse fasi dell’intervento. Per Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, «il punto non è stabilire oggi se qualcuno abbia commesso un reato né sostituirsi alla magistratura nell’accertamento dei fatti. Il punto è chiedersi se sia compatibile con i principi costituzionali che, a parità di fatto e di possibile responsabilità penale, l’accesso alla giustizia e l’avvio degli accertamenti possano essere disciplinati diversamente sulla base della professione svolta dalla persona coinvolta o della presunta presenza di una causa di giustificazione. La legge – prosegue – deve essere uguale per tutti: non può esistere un diritto penale con percorsi diversi a seconda di chi è coinvolto».
Nell’analisi del presidente di Antigone, la questione è «particolarmente delicata quando l’intervento riguarda rappresentanti dello Stato e persone sottoposte a una misura coercitiva. In questi casi, l’obbligo di accertare pienamente quanto accaduto non può essere indebolito da una disciplina che introduca, già nella fase iniziale, una differenza di trattamento rispetto alle regole ordinarie». Alla luce di tutto questo, «riteniamo che, nel primo caso concreto in cui la nuova disciplina viene applicata, debba essere valutata seriamente la possibilità di sollevare una questione di legittimità costituzionale – sono ancora le sue parole -. Non si tratta di mettere in discussione il ruolo delle forze dell’ordine, né di presumere la responsabilità degli agenti. Al contrario: uno Stato democratico tutela le proprie istituzioni proprio attraverso regole chiare, uguali per tutti e capaci di garantire accertamenti indipendenti e completi. Non esistono persone più o meno degne di tutela a seconda della loro professione, della loro cittadinanza, della loro storia personale», rimarca.
La richiesta del presidente di Antigone dunque è che «le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir procedano con la massima completezza e trasparenza» e che «nel corso del procedimento venga valutata la legittimità costituzionale della nuova disciplina dello “scudo penale”. La legge deve essere uguale per tutti. Sempre», conclude.
22 luglio 2026
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