Mercoledì 22 Luglio 2026 18:07
Innovazione: Roma punta a diventare polo nazionale del venture capital
Roma si propone come polo di innovazione al Rome Venture Forum, con interventi di leader nel settore e ambizioni per il futuro.
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Roma ambisce a diventare un polo nazionale del venture capital e dell’innovazione. Questo è il messaggio chiave emerso dalla quinta edizione del Rome Venture Forum, un evento dedicato al venture business e all’economia dell’innovazione, promosso da Roma Startup in collaborazione con Sace, l’agenzia italiana per il credito all’esportazione. L’evento ha riunito alcuni dei principali investitori privati e istituzionali italiani ed europei della filiera dell’innovazione, compresi rappresentanti di fondi di venture capital, grandi imprese e partner dell’ecosistema startup, per un confronto sullo stato del mercato nel 2026 e sul ruolo di Roma come piattaforma di attrazione per capitali e talenti, anche in una prospettiva mediterranea.
Gianmarco Carnovale, presidente di Roma Startup – un’associazione che si appresta a festeggiare quindici anni di attività – ha aperto i lavori richiamando l’etimologia della parola “venture”, dal latino adventura, che significa ciò che deve ancora accadere. Carnovale ha sottolineato come Roma sia storicamente una delle grandi piattaforme di innovazione e di scala della storia: “Il sistema italiano del Venture Capital ha bisogno di completare il suo ciclo di maturazione, dopo la sua genesi tardiva rispetto agli altri Stati Ue. Questo processo deve passare attraverso almeno due fattori: deconcentrare il settore mediante il consolidamento di un secondo polo nazionale centrato su Roma, per cogliere le opportunità del centro-sud e del Mediterraneo; e proseguire nell’allocazione di capitale pubblico all’interno del settore, seguendo il percorso tracciato dal governo Draghi e dall’Unione Europea. È fondamentale accompagnare senza interruzioni gli investimenti lungo l’arco temporale tipico con cui i fondi di venture capital portano risultati, che è nell’ordine di 10-15 anni. Interrompere il sostegno sarebbe come smettere di irrigare un campo a metà tra il momento della semina e quello del raccolto,” ha concluso Carnovale.
Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace, ha richiamato il forte legame tra internazionalizzazione, missione di Sace, e innovazione, citando il fenomeno noto come Learning by Exporting: le aziende che competono sui mercati internazionali tendono a crescere e innovare più rapidamente rispetto a quelle che rimangono sui mercati domestici. Pignotti ha osservato come le startup innovative italiane considerino oggi il mercato internazionale parte integrante del proprio modello di business fin dalla loro nascita, specialmente nel settore dei servizi, dove l’Italia presenta ancora un ritardo rispetto ai principali competitor europei. Ha ricordato come Sace intervenga con i propri strumenti finanziari e assicurativi nella fase di scale-up, quando le imprese affrontano nuovi mercati e nuovi rischi: “Per rafforzare la competitività del nostro Paese, è necessario costruire un ecosistema sempre più integrato, capace di mettere in relazione imprese innovative, investitori e istituzioni, accompagnando le realtà a maggiore potenziale dalla fase di avvio fino alla crescita sui mercati internazionali. È con questo obiettivo che siamo al fianco di Roma Startup e, per il terzo anno consecutivo, siamo lieti di ospitare il Rome Venture Forum. Il venture capital svolge un ruolo fondamentale nel trasformare idee, competenze e tecnologie in imprese solide e competitive. Sace può accompagnarne il successivo percorso di sviluppo, sostenendo gli investimenti, mitigando i rischi e facilitando l’accesso ai mercati globali. Favorire l’incontro tra capitali pubblici e privati, investitori istituzionali e nuove imprese significa trasformare il potenziale innovativo italiano in crescita concreta, occupazione qualificata e opportunità per le nuove generazioni,” ha concluso Pignotti.
Il sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, ha citato i dati del Global Cities Index di Kearney sull’attrattività delle città, evidenziando come Roma sia salita di 19 posizioni negli ultimi anni, entrando nella top ten europea come prima città italiana. Gualtieri ha collegato questo risultato agli investimenti in corso sull’innovazione digitale dell’amministrazione, che spaziano dal 5G di nuova generazione all’impiego dell’intelligenza artificiale nei servizi comunali. Ha ribadito l’ambizione di realizzare in città un Innovation Campus di dimensioni paragonabili alle maggiori esperienze europee e internazionali, con un focus su quantum computing, aerospazio e difesa, life science e intelligenza artificiale: “Oggi è fondamentale incontrare gli attori dell’innovazione a Roma, perché la città sta diventando un ecosistema dell’innovazione sempre più ricco. Tutto questo deve fare squadra, deve fare sistema, perché possiamo attrarre talenti invece di esportarli, possiamo investire il risparmio che produciamo copiosamente nella nostra città e nel nostro Paese,” ha sottolineato Gualtieri.
Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della European Investment Bank, ha richiamato il ruolo del Fondo Europeo per gli Investimenti (Fei) nella costruzione degli ecosistemi nazionali di venture capital, in particolare nei paesi dove l’industria non esisteva prima del suo intervento. Vigliotti ha illustrato l’iniziativa europea sui cosiddetti “megafondi” – veicoli da almeno un miliardo di euro pensati per sostenere le startup nelle fasi di crescita più avanzate – che ha già raccolto circa 4 miliardi di euro e finanziato 15 megafondi con la partecipazione dell’Italia. Ha anticipato il lancio, avvenuto due settimane fa a Bruxelles, della seconda edizione della European Tech Champions Initiative, che prevede due canali di intervento: fondi da circa 160 milioni di euro e megafondi da circa un miliardo, pensati anche per i paesi di media dimensione come Italia, Belgio e Irlanda: “La parola chiave è ecosistema. È importante portare intorno a un tavolo tutti gli stakeholder rilevanti per far crescere l’industria del venture capital, mettendo insieme conoscenze, finanza e fiducia nella crescita di un settore sempre più cruciale per il benessere dell’economia,” sostiene Vigliotti.
Il Forum è proseguito con la keynote “Playing the Global Game” di Massimiliano Magrini, Managing Partner di United Ventures, che ha trattato il posizionamento competitivo dell’ecosistema italiano rispetto ai principali hub internazionali del venture capital. Si è svolta anche una tavola rotonda dal titolo “Un cluster di Venture Capital e nuovi strumenti finanziari come piattaforma di crescita nazionale”, che ha visto confrontarsi Anna Amati (Eureka! TT), Giorgio Gulienetti (Nvm), Emilia Garito (Deep Ocean Capital), Luigi Capello (Zone) e Francesco Salzano (Sace), in un momento di consolidamento per il settore. A seguire, Massimiliano Garri, Chief Technology, Innovation & Digital Officer del Gruppo Ferrovie dello Stato, ha tenuto la keynote “Perché sono le imprese che devono creare impresa” sul ruolo delle grandi aziende italiane come acceleratori dell’ecosistema startup nazionale: “Il Rome Venture Forum rappresenta un momento fondamentale nella storia del venture capital e corporate venture capital,” ha dichiarato. A chiudere i lavori è stato Francesco Caio, Strategic Advisor e già Amministratore Delegato di Poste Italiane e Avio, con l’intervento “L’Italia dell’innovazione”: “Oggi l’investimento nella filiera venture capital italiano diventa quasi un imperativo istituzionale, perché non si tratta solo di creare grandi aziende, ma di costruire un tessuto industriale capace di avere le risorse e le tecnologie per affrontare le grandi sfide legate alla transizione digitale ed energetica.”
