Giovedì 23 Luglio 2026 16:07
Le pillole di Polly: recensione di “Rapiti. Dalla Siria di Paolo alla Roma di Pietro” di Tonino Bettanini
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Brando Costa è nei guai. E sono guai talmente grossi che ricorda a mala pena il suo nome, figuriamoci il suo passato.
Eppure, ha lavorato per anni come portavoce del Ministro degli Esteri, e con un incarico del genere è abituato ad affrontare situazioni pericolose ed estreme.
Tuttavia, le difficoltà che Brando ha incontrato in passato sono niente rispetto a quello che sta vivendo ora.
Tutto è cominciato nell’agosto del 2021, quando l’Unità di Crisi della Farnesina lo ha spedito in Afghanistan proprio nel momento in cui la presa del potere da parte dei talebani appariva inevitabile e il paese era in preda al caos.
In un contesto del genere, è bastato un niente perché Costa si trovasse nel posto sbagliato al momento sbagliato. È stato rapito, e da ormai tre anni è prigioniero di Namatullah, un afghano appartenente ad un’organizzazione jihadista salafita attiva nella guerra civile siriana. Il suo rapitore si vanta di avergli salvato la vita, ma non prende nemmeno in considerazione l’idea di liberarlo; può essergli troppo utile come “merce di scambio” per ottenere un riscatto o altri vantaggi.
Così Costa, un tempo brillante e pieno di vita, passa le sue giornate mezzo intontito dalle pasticche di cui lo imbottiscono, che gli danneggiano sempre di più la memoria.
Ma la ruota gira, e il destino vuole che Brando incontri una suora molto particolare, che in qualche modo riaccende in lui la speranza.
Se di speranza si può parlare quando intorno a sé si combatte una delle guerre civili più complesse e sanguinose della storia.
“Rapiti. Dalla Siria di Paolo alla Roma di Pietro” è il quinto romanzo dello scrittore e filosofo genovese Tonino Bettanini con protagonista il personaggio del commis di Stato Brando Costa.
Nei romanzi precedenti, abbiamo visto Costa operare in città come Roma, Bruxelles e San Pietroburgo, che avevano ben pochi segreti per lui. Nella capitale belga è stato a tu per tu con un’istituzione di importanza fondamentale come la Commissione Europea, e ha anche dato il suo contributo alla lotta al terrorismo; nell’Urbe, si è trovato a combattere dalla parte dei buoni nel bel mezzo della guerra di mafia. Le sue avventure in Russia, poi, richiederebbero un capitolo a parte, per non parlare dell’Afghanistan.
In questa quinta opera, tuttavia, il lettore trova un Brando Costa indifeso e solo come non mai, consapevole com’è che la sua vita sia appesa ad un filo sottile, che può spezzarsi in qualsiasi momento.
E Bettanini ha saputo descrivere la fragilità, e allo stesso tempo la grande forza d’animo, del suo personaggio con grande maestria, rendendo così perfettamente la sua profonda umanità. Notevole è anche il personaggio di Suor Benedetta, una donna che ha coraggio da vendere e sa stare vicino a Costa mantenendo le giuste distanze.
Basterebbero queste due figure straordinarie, oltre alla ricostruzione perfetta del contesto di una guerra di cui in occidente si è capito ben poco, per fare di “Rapiti. Dalla Siria di Paolo alla Roma di Pietro” una lettura assolutamente consigliabile.
Se a questo si aggiunge che il livello della scrittura è altissimo e che la trama è ben costruita ed incalzante, si può tranquillamente affermare che si tratti di un’opera da non perdere.
E complimenti all’autore.
Federica Focà
