Venerdì 24 Luglio 2026 12:07
Salute: indagine universita’ Cattolica su menopausa, “ancora tabu’ per il 46 per cento italiani”
Il 46% degli italiani considera la menopausa un tema tabù, mentre solo il 19% ritiene che le esigenze delle donne siano adeguatamente considerate.
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La menopausa, per il 46 per cento degli italiani, continua a rappresentare un tema tabù all’interno della nostra società, mentre solo il 32 per cento degli intervistati percepisce che se ne discuta in modo aperto e informato. La situazione si fa ancora più preoccupante se si considera il riconoscimento concreto delle esigenze delle donne in questa fase della vita: soltanto il 19 per cento degli italiani ritiene che tali necessità siano adeguatamente considerate nel mondo del lavoro e nei servizi. Questi sono i primi risultati del monitoraggio continuo condotto da EngageMinds Hub – Consumer, Food and Health Engagement Research Center, un centro di ricerca in psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Cremona. I dati evidenziano, in modo incoraggiante, che oggi questa fase della vita viene sempre più vista come un momento potenzialmente positivo, associato a una maggiore consapevolezza e libertà: lo riconosce il 50 per cento degli intervistati.
Nel complesso, emerge quindi una rappresentazione ambivalente: da un lato, vi è una maggiore apertura a considerare la menopausa come una fase di trasformazione positiva, mentre dall’altro persistono barriere culturali e strutturali che ne limitano il pieno riconoscimento. Dall’indagine, inoltre, emergono differenze significative in base al genere degli intervistati. Le donne mostrano una maggiore propensione a interpretare la menopausa come un’opportunità di nuova consapevolezza e libertà: il 55 per cento delle donne la considera in questo modo, contro il 45 per cento degli uomini. Al contempo, le donne sono anche più inclini a riconoscere l’esistenza di un tabù culturale sul tema, con il 52 per cento che lo percepisce rispetto al 41 per cento degli uomini.
Inoltre, il 33 per cento delle donne ritiene che nella società italiana si parli in modo aperto e informato di menopausa, mentre per gli uomini la quota scende al 31 per cento. Ancora, solo il 17 per cento delle donne pensa che le loro esigenze vengano prese in considerazione nel lavoro e nei servizi durante la menopausa, mentre per gli uomini il dato sale al 20 per cento.
Questa combinazione suggerisce che l’esperienza diretta possa rendere le donne più consapevoli sia delle possibilità di ridefinizione personale legate a questa fase, sia delle resistenze culturali che ancora la circondano. La percezione della menopausa varia inoltre in modo significativo tra le generazioni: i più giovani tendono a percepire con maggiore intensità la presenza di un tabù; il 59 per cento dei 18-34enni ritiene che sia ancora un argomento difficile da affrontare nella nostra cultura, quota che scende al 53 per cento tra i 35-54 anni e al 34 per cento tra gli over 55. Parallelamente, la percezione di un dibattito pubblico aperto cresce con l’età: solo il 21 per cento dei più giovani ritiene che nella società italiana se ne parli in modo aperto e informato, contro il 30 per cento dei 35-54enni e il 40 per cento degli over 55.
Anche il livello di benessere fisico influisce sulla percezione del contesto informativo riguardante la menopausa. Tra le persone con un profilo “a rischio”, solo il 23 per cento ritiene che in Italia si discuta di menopausa in modo aperto e informato. Questa quota sale al 33 per cento tra chi presenta condizioni intermedie di benessere e raggiunge il 39 per cento tra coloro che si definiscono in buona salute. Questi dati suggeriscono che a un maggiore benessere fisico si accompagna una percezione più positiva del contesto sociale, mentre chi vive una condizione di maggiore fragilità tende a percepire più chiaramente una carenza di informazione e di attenzione pubblica sul tema.
La menopausa rappresenta oggi un passaggio sempre più riconosciuto anche nella sua dimensione trasformativa, ma continua a essere circondata da resistenze culturali e da una limitata attenzione sul piano sociale e istituzionale. Ha osservato Guendalina Graffigna, direttrice di EngageMinds Hub: “Colpisce in particolare come le donne, pur cogliendone maggiormente le opportunità, siano anche più consapevoli dei tabù che ancora ne ostacolano una piena legittimazione. Le differenze generazionali legate al benessere evidenziano inoltre quanto la qualità dell’informazione e del contesto sociale incida sulla possibilità di vivere questa fase in modo più sereno e consapevole. Promuovere un dibattito più aperto e servizi più attenti diventa quindi un passaggio cruciale”.
