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Venerdì 24 Luglio 2026 10:07

Mettersi in gioco per Dio e con Dio

azzardo, ludopatia, gratta e vinci, lotteria, dipendenza
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Siamo cercatori di senso. E siamo capaci di “dare la vita” per questo. Ma nella nostra città viviamo dinamiche di radicalità palesemente ritorte contro la nostra piccola umanità. Il caso del gioco

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#il vangelo nella città #radicalità evangelica #regno di dio
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Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 13,44-46

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

Dopo la semina e la raccolta, il capitolo 13 di Matteo ci presenta altre due immagini per comprendere il regno di Dio: il tesoro nascosto nel campo, e la perla preziosa ricercata dal mercante. Differenze e affinità in queste parabole dicono molto della provvidenza divina. Il tizio del campo, che in modo fortunoso trova il tesoro senza particolari meriti per ciò che gli accade, si contrappone al mercante di perle preziose, supponiamo un professionista, che con perseveranza, perla dopo perla, arriva alla più preziosa. Entrambi però sono concordi sul finale, sull’agire necessario:  “vendere tutto” per entrare in possesso del tesoro e della perla . Un comportamento assoluto, forse sproporzionato per la nostra logica comune, a “tempo determinato”. Ma, come le altre parabole ci hanno insegnato, quando l’oggetto è il Regno la logica è “celeste”, radicale, e tutto il resto va in secondo piano.

Meditando su questa radicalità evangelica, trovo che essa sia anche una radicalità umana, per cui il nostro cuore, la nostra volontà e i nostri affetti anelano ad una totalità, a una finalizzazione per una “causa più grande”. Siamo cercatori di senso. E siamo capaci di “dare la vita” per questo. Agostino descrive questa ricerca come una sana inquietudine che può trovare requie solo nell’Altissimo Tesoro, e rivolgendosi a Dio afferma «Ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te».

Nella nostra città, che, per restare nelle categorie agostiniane, è ancora la “città degli uomini” e non quella “di Dio”, viviamo dinamiche di radicalità ma palesemente ritorte contro la nostra piccola umanità. Senza voler fare denunce moraleggianti e sollevare sensi di colpa, ma piuttosto per interrogare quel cuore inquieto che ci caratterizza, mi domando quanto vangelo viviamo nella nostra vita urbana. Penso a quanti “gratta e vinci” si trovano esposti in certi esercizi pubblici, e alla celerità con cui le persone, con il rito della monetina che porta via l’argentatura, sono alla ricerca del loro piccolo o grande tesoro. Pochi euro? tanti euro? … la domanda non è quanto …ma dove è il cuore.

Penso, e qui in maniera più preoccupata, a quante “slot autorizzate” sono “nascoste” in certi esercizi commerciali, di modo che i “clienti” possano avere la loro “privacy” di gioco e non essere disturbati, anche loro alla ricerca del piccolo o grande tesoro, che spesso diventa debito, enorme. E nel tempo digitale non dobbiamo dimenticare i giocatori online, “avvantaggiati” dall’anonimato della rete.  E continuando, il numero di problemi che i cittadini devono affrontare ogni giorno (con tutti gli affanni connessi) si moltiplicherebbe.

Anche se emerge il gioco nel suo esito più drammatico, la ludopatia,  il Vangelo raggiunge pure queste realtà, sia per chi vuole aiutare chi è in affanno, sia per chi vuole lasciarsi aiutare. Il Vangelo porta luce sulla profondità dell’esistenza umana, che sicuramente prevede il “mettersi in gioco”, ma senza cadere nell’ansia e nelle dipendenze. Il Dio che ci lascia liberi, allo stesso tempo non ci vuole vedere dipendenti da nulla. E si preoccupa.

Sei un esercente, e vedi grandi somme che entrano da questi giochi … occorre farsi una domanda… chi sono coloro che giocano? Sei un cliente che è caduto nella “spirale nera”? Occorre prendere coraggio e confidarsi, i problemi rimangono tali sperando di recuperare il debito aumentando la posta in gioco. Sei amico di qualcuno che è implicato in queste storie? Non restare in silenzio, offri una parola di ascolto, conforto e vicinanza. E dove serve anche di verità.

Chi si mette in gioco per Dio e con Dio, avrebbe detto Pascal, scommette sempre bene! Chi lascia tutto il resto e si affida con coraggio, troverà il vero tesoro, quello che né ruggine né tignola possono consumare, quello che i ladri non possono né rubare né scassinare. Si guadagnerà un rapporto con Dio duraturo e pacificante, e guadagnerà a Dio anche coloro che a causa dei giochi della terra si sarebbero persi.

 

24 luglio 2026

 

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