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Domenica 26 Luglio 2026 11:07

Le pillole di Polly: recensione di “L’appuntamento” di Piergiorgio Pulixi

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In un ristorante di lusso, una donna è seduta da sola in un tavolo apparecchiato per due. Non è più molto giovane, ma è ancora estremamente sensuale. Sa di essere bella, ma in questo momento non sta pensando al suo aspetto; si vede che sta rimurginando su qualcosa che la rende nervosa, magari sul motivo per cui la persona che doveva cenare con lei non si è presentata.
La donna non se ne accorge – è troppo impegnata a dare sfogo ai suoi tic per per farlo – ma nella sala di quel ristorante chic c’è qualcuno molto interessato a lei. È un uomo seduto ad un altro tavolo, che da quasi un’ora la osserva, la scruta, studia ogni suo movimento, quasi che volesse entrare nella sua testa.
L’uomo viene raggiunto da un tale che chiama Marco; probabilmente ha rapporti professionali con lui. Quel che è certo è che non un amico, viste le parole di disistima che gli indirizza.
Ma l’uomo se ne infischia del disprezzo di Marco; gli importa solo di entrare in possesso del documento che questi ha in mano, e ci riesce.
Ed è allora che diventa chiaro il motivo per cui ha passato la serata a fissare con tanta insistenza la donna; in quel pezzo di carta che si è fatto dare da Marco c’è un debito della poveretta.
Quello che l’uomo ha in mano, dunque, è il potere di vita o di morte su di lei, in una parola: il destino della donna. L’uomo si siede al tavolo di lei; ora che ha riscattato la cambiale si è guadagnato il diritto di essere lui l’appuntamento che la donna stava aspettando.
E non sembra ci siano le premesse perché sia piacevole.
“L’appuntamento” è un noir psicologico di Piergiorgio Pulixi, pubblicato per la prima volta nel 2014.
L’opera è un po’ diversa da quella a cui l’autore sardo ci ha abituato. Stavolta, non ci sono delitti da risolvere, e l’azione si svolge per la maggior parte in uno spazio estremamente limitato, ideale per una rappresentazione teatrale. Tuttavia, a parte queste differenze tutto sommato trascurabili, la penna di Pulixi si sente, eccome.
Si sente nella descrizione approfondita della psicologia dei personaggi tipica dello scrittore, che mette a nudo ogni loro singola emozione e paura, senza trascurare nulla.
E si sente nella capacità dell’autore sardo di rappresentare il Male, e la bramosia che suscita in alcuni esseri che di umano non hanno quasi più nulla, come il protagonista del romanzo, uno strozzino che gode nel rovinare la vita delle persone che incrocia sul suo cammino. Mostrando l’indole crudele dell’ uomo, lo scrittore ottiene anche il risultato di denunciare un reato infame come l’usura, che porta le persone alla disperazione senza lasciare loro via d’uscita.
Pulixi, quindi, anche stavolta ha fatto centro, regalando ai lettori un romanzo disturbante, ma necessario.
Da leggere assolutamente.
Federica Focà
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