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Mercoledì 29 Luglio 2026 08:07

Incendi, «tensione alta ma conta la prevenzione»



Il direttore del Dipartimento di Protezione civile di Roma Capitale, Giuseppe Sorrentino: «Una buona parte sono dovuti ad atteggiamenti colposi o dolosi». Quasi 260 roghi in città in poco più di un mese. Le prescrizioni nell'ordinanza del sindaco

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La furia delle fiamme, gli alberi inceneriti, l’aria satura di fuliggine e il fumo denso che annebbia la vista, con i volontari della Protezione civile e i vigili del fuoco al lavoro senza sosta. Sono immagini a cui siamo abituati e che si ripetono ogni anno. Anche l’estate romana 2026, oltre che con il caldo estremo, si trova a fare i conti con l’immancabile emergenza incendi.

Innescati per la maggior parte dall’incuria o dal dolo umano, i roghi mandano in fumo ettari di vegetazione e di parchi urbani, danneggiando un ecosistema che impiegherà decenni per ristabilirsi. Chi opera in prima linea è sottoposto a sforzi straordinari, con interventi di emergenza che si aggiungono all’attività ordinaria di informazione e di prevenzione.

«Quest’anno la tensione è particolarmente alta – spiega Giuseppe Sorrentino, direttore del Dipartimento di Protezione civile di Roma Capitale -. L’aumento delle temperature porta la Regione a emanare un bollettino rosso dopo l’altro. Le ondate di calore sono un rischio concreto per la popolazione e ci impongono di potenziare le comunicazioni ai cittadini, oltre a fare attenzione a tutte quelle situazioni che richiedono assistenza diretta».

Per fronteggiare ogni emergenza, la macchina dei soccorsi lavora a pieno ritmo. La sala operativa, collegata con i vigili del fuoco, il 118 e la Regione Lazio, è attiva 24 ore su 24. Fondamentale è il contributo dei volontari che «a volte arrivano per primi con i piccoli moduli di spegnimento e riescono a contenere il fuoco lontano dalle abitazioni prima dell’arrivo dei vigili del fuoco, che poi intervengono sulle parti centrali del rogo, anche con i mezzi aerei».

Stando ai dati diffusi lunedì dalla Regione Lazio, dal 15 giugno a domenica 26 luglio a Roma sono divampati 259 roghi. La situazione più critica si è registrata proprio domenica scorsa con l’incendio di sterpaglie in via Laurentina all’altezza del Grande Raccordo Anulare. La mancata prevenzione resta la criticità maggiore.

L’ordinanza numero 74 predisposta dalla Protezione civile e firmata a fine maggio dal sindaco Roberto Gualtieri, in vigore dal 1° giugno al 30 ottobre, oltre a elencare i comportamenti vietati che possono causare un pericolo, riporta anche tutte le prescrizioni per enti e privati possessori di boschi, terreni agrari, prati, pascoli ed incolti. «Le zone più attenzionate sono quelle con maggiore vulnerabilità, caratterizzate da vegetazione incolta perché tanti privati non ottemperano alle ordinanze emanate – dichiara Sorrentino -. Non si provvede nei tempi dovuti a creare le condizioni affinché i fuochi non vengano innescati, come le zone di protezione a 10 metri dal ciglio stradale e le linee tagliafuoco ogni 50-100 metri per i terreni grandi. Diversa è la situazione nei siti costantemente monitorati come Castel Fusano o alcuni parchi di Roma Capitale dove il servizio giardini, mantenendo l’erba bassa, evita inneschi, anche dolosi».

Sulla natura degli incendi, il capo Dipartimento precisa che le cause vengono stabilite dai vigili del fuoco ma «l’innesco per autocombustione è molto meno probabile di quello doloso. Una buona parte degli incendi sono dovuti ad atteggiamenti colposi o dolosi. Quando c’è la volontà precisa di innescare degli incendi, abbiamo notato che i roghi divampano in contemporanea in diverse zone della città».

Anche sul fronte incendi le nuove tecnologie possono diventare un valido aiuto. «Hanno consentito di intervenire in maniera molto più efficace – spiega Sorrentino -. È utilissimo avere telecamere o una sorveglianza con droni che individuino immediatamente le colonne di fumo o i primi focolai». Tra le difficoltà riscontrate sul campo, Sorrentino annovera invece un altro fattore meteorologico: il vento. «L’aumento delle temperature è un parametro importante – dice -, ma gli incendi diventano particolarmente distruttivi quando c’è vento. La fiamma “corre” molto più velocemente».

Il direttore del Dipartimento di Protezione civile di Roma Capitale chiede la collaborazione dei cittadini, i quali «hanno una responsabilità soggettiva importante: devono curare le proprie aree verdi per abbassare il rischio di innesco. Inoltre, ci aiutano tantissimo segnalando immediatamente ogni colonna di fumo». Ma bisogna anche fare un salto di qualità culturale e «comprendere che un incendio non è un evento lontano che non ci riguarda – conclude Sorrentino -: distrugge un ecosistema, compromette le tane degli animali e altera l’equilibrio ambientale. Per noi la giornata migliore resta quella in cui non abbiamo effettuato interventi, perché significa che la prevenzione e il senso di responsabilità delle persone hanno funzionato».

29 luglio 2026

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