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Giovedì 30 Luglio 2026 08:07

Fiasco: azzardo, irrisoria la promozione della cura

Il sociologo Maurizio Fiasco
Il sociologo Maurizio Fiasco
Intervista al sociologo che equipara il fenomeno a una vera e propria patologia. «8 miliardi e 527 milioni di consumo di gioco d’azzardo nel territorio del Comune di Roma nel 2025 sono una cifra immensa. Uno stravolgimento delle relazioni, un’interferenza nella vita quotidiana di milioni di famiglie».

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Il sociologo Maurizio Fiasco
Il sociologo Maurizio Fiasco
«Roma per l’azzardo è messa male». È secco e negativo il giudizio del sociologo Maurizio Fiasco, tra i maggiori esperti del gioco d’azzardo e delle sue conseguenze.

Perché siamo messi così male?

Dobbiamo distinguere il dato di flusso che contabilizza il consumo, cosa che a me interessa perché la contabilità del consumo si può convertire in contabilità di tempo sociale di vita e in misurazione della patologia. Cioè, la patologia non la misuriamo sulla spesa ma sul dato di flusso. Cioè 8 miliardi e 527 milioni di consumo di gioco d’azzardo nel territorio del Comune di Roma nel 2025 sono una cifra immensa, ma questa cifra immensa allarma perché a questa cifra corrisponde un tempo sociale di vita e corrisponde la misura della patologia. Questi miliardi non è che hanno una istantaneità ma documentano un’abitudine, una quotidianità, uno stravolgimento delle relazioni, un’interferenza nella vita quotidiana di milioni di famiglie.

Però ci sono anche tanti soldi reali persi…

Esatto, infatti l’altra misura da analizzare è quella della perdita, della sottrazione rispetto ai redditi. Perché corrispondono a un miliardo e 800 milioni di sottrazione netta ai redditi delle famiglie romane, soprattutto quelle meno abbienti. Questo ha cambiato, ha provocato un peggioramento delle condizioni di vita, di decoro, all’interno delle famiglie, ma è anche un fattore di stagnazione e di recessione nell’economia locale. Quindi è una disfunzione sistemica, cioè quello del gioco d’azzardo è un impatto sull’intero sistema delle relazioni sociali e delle relazioni interpersonali. Oltre una distorsione profondissima nell’impianto della vita democratica.

Da questo punto di vista le istituzioni locali, penso al Comune e alla Regione, hanno fatto qualcosa oppure lasciano fare?

Grazie all’incoraggiamento che ci fu alla fine del 2012 con il decreto Balduzzi, dal nome dell’allora ministro della Salute, anche la Regione Lazio che all’epoca era di centro-destra, così come un’altra quindicina di regioni, adottò una legge che alla scadenza delle concessioni avrebbe introdotto delle serie regole di contenimento delle patologie e dell’impatto sociale del gioco d’azzardo. Si pensava che non si dovessero toccare le concessioni in essere ma alla scadenza delle concessioni dovesse entrare in funzione la limitazione delle distanze dai luoghi sensibili dei luoghi di azzardo e degli orari di apertura.

Una legge che funziona?

A poche settimane dalle elezioni del 2022 la Regione modifica la legge che si era data circa 10 anni prima. Nel momento in cui i dispositivi della legge entrano in funzione, modifica il contingentamento delle distanze e degli orari facendo marcia indietro a poche settimane dalle elezioni. Quindi grandi promesse dieci anni prima e poi revoca. Dopodiché non si è fatto assolutamente nulla, perché a confortare le scelte della Regione vi era un Osservatorio che non faceva la contabilità dei dati, ma monitorava l’efficacia delle azioni di prevenzione e di cura. Questo Osservatorio non è stato rinnovato. Sono praticamente 4 anni.

E a livello comunale?

C’è il regolamento della giunta Raggi che qualcosa fa, ma non è stato seguito da una serie di adempimenti successivi. Cosa resta a Roma e nel Lazio di interessante? Resta l’obbligo per un cliente in un bar o in una sala giochi che sta giocando da mezz’ora, di interrompere per un quarto d’ora. Questa norma ha subito dei ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, che li hanno respinti. Ma non so quanto venga applicata.

Quali sono le conseguenze sanitarie dell’azzardo e come si interviene a Roma e nel Lazio?

Il livello di promozione socio-sanitaria per la cura della patologia dell’azzardo è irrisoria. Abbiamo nel Lazio più o meno lo stesso numero di pazienti in cura che abbiamo in Umbria, solo che l’Umbria ha un ottavo degli abitanti del Lazio. E invece le persone in cura sono appena 800.

E perché?

Sarebbe interessante saperlo. Evidentemente l’offerta è ancora poco esposta, poco promossa, con una scarsa promozione di terapie. E un livello di attenzione insufficiente. Invece nella Capitale andrebbe fatta una promozione in grande stile.

30 luglio 2026

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