Venerdì 31 Luglio 2026 11:07
Graffiti: non occorrono leggi nuove, basta applicare quelle che ci sono. E serve un albo dei murales autorizzati
L'albo eliminerebbe gli alibi dei vandali imbrattamuri (e di chi li protegge nella Pubblica Amministrazione). Basta seguire l'esempio di Madrid o Parigi per riportare il fenomeno ad una misura accettabile
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Graffiti: non occorrono leggi nuove, basta applicare quelle che ci sono. E serve un albo dei murales autorizzati
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Nelle ultime settimane, con nostro sommo gaudio (citazione involontaria degli Offlaga Disco Pax) abbiamo assistito ad un fiorire di commenti e ad un ampio dibattito sull’EMERGENZA GRAFFITI A ROMA.
Il che per certi versi è un bene: MAI I GRAFFITI AVEVANO AVUTO TANTA ATTENZIONE. Il passaparola generato da un’ondata di articoli, comunicati e post “suggeriti” dal Comune per mostrare il proprio impegno (carente o tardivo) contro il vandalismo ha trasformato un tema (ahinoi) di nicchia in un grande dibattito di massa creando discussioni e reazioni a catena. Dopo il servizio andato in onda sulla TGR abbiamo contato qualcosa come 10 articoli sul web di cui molti pubblicati dal Corriere della Sera che ha dato spazio anche alle voci di forte “apertura” e comprensione (se non complicità) verso il mondo dei writers vandali spesso politicizzati.

In principio fu il reportage del 22 aprile sulla TGR che rilancia – dopo 4 anni di pressoché totale silenzio mediatico e disinteresse dell’amministrazione – il
nuovo sistema di triage a quattro codici colore per i graffiti
a Roma che secondo noi non sta funzionando bene, con stanziamenti molto bassi rispetto a Parigi. Roma per la pulizia spende solo 465 mila euro, contro i 6 milioni investiti dalla capitale francese!Il dibattito sui graffiti a Roma si è dunque acceso con centinaia di segnalazioni al Campidoglio e interventi di pulizia, rilanciati dai media in seguito alla propaganda che descrive l’impegno indefesso del Comune (in realtà c’è solo da ringraziare il lavoro di figure come Valerio Tuveri, il ragazzo che ripulisce i muri della città deturpati dai vandali con la sua ditta Roma Sabbiature – al quale speriamo se ne aggiungano presto altre in sinergia con le poche forze messe in campo dalla mano pubblica). Menzione d’onore per i volontari di Retake Roma che offrono il loro contributo in eventi di pulizia molto spesso finanziati dal Comune stesso che si affida al loro lavoro gratuito per compensare carenze strutturali di manutenzione e decoro urbano. Non sufficientemente denunciate dal Consiglio direttivo di quell’associazione che al contrario ha preso posizione contro blogger e attivisti “critici” definendoli leoni da tastiera che “fanno le foto e fanno le denunce”. Non proprio un ottimo viatico per avviare una collaborazione basata su un obiettivo condiviso. Ma tant’è…
Rimaniamo amici di tanti volontari sul territorio che operano senza secondi fini.
Tornando alla cronaca, la notizia virale riguardo il piano del Campidoglio a Roma che introduce un sistema di “triage” con codici colore per valutare le segnalazioni di graffiti e scritte vandaliche, è stata da noi ampiamente discussa e dibattuta.

Abbiamo spesso evidenziato il giudizio negativo sulla Capitale da parte dei visitatori, raccogliendo le proteste e le discussioni online (come il
dibattito “Rome Dirty
?”) nel quale i turisti bocciano Roma definendola sciatta e degradata a causa di muri imbrattati, scritte e incuria generale. Voci che vengono sistematicamente ignorate dalla vulgata culturale alimentata dai pensatori radicali alla Zerocalcare e Christian Raimo con ampio seguito nel ceto medio riflessivo, uno “storytelling” che assimila ogni segno spray a un’opera d’arte ignorando la distinzione fondamentale tra la tags e le scritte di propaganda politica o dei gruppi ultrà sui muri (che sono messaggi visivi non autorizzati usati per marcare il territorio) e il murales autorizzato, minimizzando il degrado urbano e zittendo le voci dei residenti e dei comitati antigraffiti.
Tra le segnalazioni, sfoghi, consigli, proposte più interessanti, quelle di Markus Bogart sul gruppo fb SOS Patrimonio Storico di Roma
“Continuo a vedere vlog di stranieri che arrivano per la prima volta in Italia, convinti di trovare un paese meraviglioso. E invece si ritrovano davanti a città piene di graffiti — roba che manco nel Bronx.
Ne ho visti a dozzine: parlano di arte, di storia, ma appena escono per strada notano il degrado ovunque. Trastevere, ad esempio, sembra Harlem negli anni Settanta per quanti graffiti ci sono e per il fatto che nessuno li cancella (…)


Ormai l’Italia è diventata un paese sporco e trascurato: immondizia accumulata, graffiti ovunque (…) Qualsiasi paese che un tempo chiamavamo “del Terzo Mondo” oggi ci ha superati: basta visitarli per capire quanto siamo caduti in basso e tornare a casa con l’amaro in bocca, pensando a com’era l’Italia fino ai primi anni Duemila.”

Le stesse identiche considerazioni introdotte dai blog antidegrado, Roma fa schifo in primis, vent’anni orsono..
Il sig. Bogart si spinge oltre, proponendo una legge antigraffiti. Noi facciamo sommessamente notare che le leggi antigraffiti già ci sono.
Non servono nuove leggi: serve farle funzionare. Ma più di ogni altra cosa —per combattere il degrado a livello locale, bisogna superare le barriere di tipo organizzativo e culturale puntando da un lato, su un responsabile al decoro municipale con il compito di raccogliere le segnalazioni e implementare azioni mirate – dalla cura del verde alla pulizia dei graffiti e dei manifesti abusivi alla manutenzione delle strade – interfacciandosi con il Comune di Roma. Che dovrebbe copiare Madrid che ha una
squadra di Polizia Locale (Sepropur) con 50 vigili addestrati a documentare fotograficamente i graffiti e “procedere al ripristino dell’area
in collaborazione con altri servizi comunali.” E Parigi che ha un servizio/app gratuita per segnalare degrado, rifiuti e graffiti (DansMaRue
). Da un lato, il responsabile al decoro urbano in ognuno dei 15 municipi (vecchia proposta del 2013 di Bastacartelloni: approvata e disapplicata in VIII
e XV
municipio), dall’altro la task force antigraffiti.Ma ora manca l’ultimo tassello fondamentale:
UNA CAMPAGNA DI DISTINZIONE TRA STREET ART E VANDALISMO basata su: valore estetico/percorso condiviso, autorizzazione e rispetto del contesto urbano. UN’OPERAZIONE CULTURALE che si scontra con una CLASSE POLITICA DEBOLE O TOLLERANTE CON I VANDALI. Anni di segnalazioni dei cittadini rimasti senza risposte concrete o interventi rapidi ci hanno fatto aprire gli occhi su una zona grigia di collusione fra amministratori pubblici e autori di graffiti vandalici, alimentata da tolleranza politica, ricerca del consenso giovanile e confusione fra riqualificazione urbana e degrado di murales di propaganda (fascista e anarco-comunista o ultrà) camuffata da ricordo.
Per questo c’è bisogno di un’operazione verità e far comprendere a cittadini (e politici collusi) la differenza tra arte e vandalismo e l’unico modo per farlo è un ALBO DEI MURALES AUTORIZZATI (ARTISTICI E COMMEMORATIVI), UN PERCORSO FORMALIZZATO DI SCELTA, APPROVAZIONE E LEGITTIMAZIONE ISTITUZIONALE. A cui farà seguito un “piano colore” e una linea guida ufficiale per la tutela e la salvaguardia cromatica delle facciate.
MA FIN QUANDO NON CI SARA’ DISTINZIONE TRA GRAFFITI VANDALICI E OPERE AUTORIZZATE ci sarà un’area grigia che lascia spazio a un’ambiguità legata a complicità e connivenze coi gruppi di writers.
Di seguito riporto il mio commento al post di
SOS Patrimonio
, a voi le conclusioni.Prendo atto con soddisfazione dell’interesse per le problematiche del graffitismo vandalico. Per anni non se n’è parlato nonostante l’invasività del fenomeno e all’assuefazione oltre che alla confusione mediatica tra il vero vandalismo e la street art autorizzata. Un equivoco ingenerato dalla subdola campagna disinformativa dei movimenti radicali (e codazzo di intellettuali d’appoggio con relativi simpatizzanti nella stampa e nelle università) che utilizzano argomentazioni incentrate sulla critica sociale o sulla riappropriazione dello spazio urbano per legittimare le scritte sui muri. Ciò premesso e considerato, (…) non servono nuove leggi, ma è più importante far funzionare bene quelle che già ci sono e applicare i controlli giusti. Ma la battaglia si vince soprattutto sul piano culturale e richiede un cambio di paradigma: bisogna spiegare la differenza tra graffiti e street art ai cittadini (…) E allora caro Markus, la chiave di tutto secondo noi di Diarioromano, è istituire un registro ufficiale con mappatura delle opere è un’idea utile per distinguere l’arte urbana dai danni materiali.
Aiuta a dare valore alle creazioni autorizzate e a riconoscere subito i segni illeciti.
E qui casca l’asino perché il vero ostacolo alla distinzione tra la street art legittima, realizzata con un processo partecipato, ed il vandalismo imposto dal basso (gruppi organizzati di writers e movimenti politici), il vero “tappo” (o muro di gomma) è la scelta tacita della politica di non rimuovere le scritte per non perdere il consenso di gruppi radicali.
Di qui la tendenza a giustificare o sminuire le scritte e i graffiti non autorizzati scusandoli come tradizione (s’è sempre fatto così) o espressione artistica.
Se vogliamo incidere concretamente dobbiamo riformare l’ufficio qualità urbana ma anche e soprattutto, prosciugare il brodo di coltura e recidere i legami dei writers con il mondo politico e per farli uscire alla scoperto, l’unica soluzione è secondo me, un censimento o un registro ufficiale della street art suddiviso per i municipi così da “liberare” le squadre antigraffiti dall’impaccio di distinguere il vandalismo dalla street art a causa di confini legali labili, pressioni politiche contrastanti e la mancanza di criteri certi.
Una volta spiegata la differenza ai cittadini e con un piano di comunicazione mirato (…), sarà possibile ottenere la collaborazione dei residenti alla pulizia dei propri stabili e avviare un piano colore delle facciate di concerto con Ordine degli Architetti e associazioni dei proprietari/condomini e costruttori.
Spero di averti fornito degli spunti interessanti ed aver completato la tua proposta (c’è già una petizione popolare contri i graffiti per chiedere regole più severe, pulizie rapide e sanzioni per i vandali, depositata in parlamento dal nostro collaboratore Andrea Castellani, oltre ad una
mozione del Partito Liberaldemocratico per il contrasto al fenomeno delle vandalizzazioni nel territorio del Municipio XI
). Se ti interessa, poi , ci sono le nostre vecchie ma ancora valide proposte: le trovi nel documento antidegrado dell’associazione Bastacartelloni
. Rimaniamo in contatto e coordiniamoci qui per qualsiasi iniziativa. L'articolo
Graffiti: non occorrono leggi nuove, basta applicare quelle che ci sono. E serve un albo dei murales autorizzati
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