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Lunedì 3 Agosto 2026 11:08

Spin Time: prosegue a oltranza il presidio sui marciapiedi



Quinta notte in strada per oltre 200 persone della stabile occupato, sotto sequestro dopo l'incendio del 29 luglio, in attesa dei due tavoli al via in Campidoglio. La solidarietà della Chiesa di Roma e l'impegno di Comune e Protezione civile. Le voci degli occupanti

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Quella appena trascorsa è stata la quinta notte in strada per oltre 200 persone dello stabile occupato Spin Time, sgomberato e posto sotto sequestro dopo l’incendio divampato la sera del 29 luglio. Si auspica che quella di oggi, lunedì 3 agosto, possa essere una giornata di svolta. Il Campidoglio ha infatti avviato due tavoli: uno per gestire l’emergenza e l’altro per le trattative con la proprietà dell’immobile, che tornerà a riunirsi in giornata. Un primo incontro, al quale ha partecipato anche il cardinale vicario Baldo Reina, si è tenuto il 30 luglio. Il Comune, come ha spiegato il sindaco Roberto Gualtieri, ha avanzato la proposta di acquisto dell’immobile.

Intanto la vita della comunità, composta da cittadini provenienti da 27 Paesi, si è trasferita sui marciapiedi, dove il presidio prosegue a oltranza. Tra teloni legati agli alberi per creare ombra, tende, ventilatori alimentati da generatori e piccole piscine gonfiabili per i bambini, le ore scorrono lente nel caldo torrido di inizio agosto. L’accesso all’immobile è presidiato dalla polizia e per recuperare l’indispensabile, spiegano gli abitanti, bisogna chiedere all’autorità giudiziaria. Don Mattia Ferrari, membro di
Spin Time Labs
e cappellano di Mediterranea Saving Humans, non nasconde che sono tutti «molto preoccupati e stanchi». Le persone continuano ad avere «fiducia nel dialogo e nella ricerca di soluzioni condivise», dice il sacerdote che ribadisce il «no a polarizzazioni e contrapposizioni», sottolineando che Spin Time «è una moltitudine di ponti dove si collegano religioni, culture e idee diverse». Don Mattia pone poi l’accento «sulla tanta solidarietà ricevuta in questi giorni da ordini religiosi, realtà del terzo settore e comuni cittadini».

Fin dai primi momenti dell’emergenza, la Chiesa di Roma, in sinergia con il Comune e la Protezione civile, «è fisicamente vicina a queste persone – afferma il direttore della
Caritas diocesana
Giustino Trincia -. Assicuriamo i pasti e abbiamo messo a disposizione personale medico. In accordo con Roma Capitale, ci siamo resi disponibili per accogliere nelle strutture della Caritas un numero circoscritto di mamme con bambini». In vista della riunione odierna il direttore della Caritas auspica che si possa «finalmente trovare una soluzione definitiva. È un confronto delicato, occorre prudenza. Resta il fatto che per strada ci sono 200 persone, tra cui anziani e bambini». Da qui l’appello alle parti in causa a «un impegno comune, alla massima collaborazione e alla disponibilità anche da parte di queste famiglie a venirsi incontro. Servono risposte immediate e soluzioni idonee, pure se transitorie».

Quella dello Spin Time è solo una delle tante emergenze abitative che affliggono la Capitale, esacerbate dal boom degli affitti brevi. Per invertire la rotta, la Caritas propone di «potenziare l’edilizia residenziale pubblica, migliorarne la gestione e – conclude Trincia – introdurre garanzie e leve fiscali capaci di rassicurare i piccoli proprietari affinché rimettano sul mercato ordinario le decine di migliaia di case oggi vuote. Serve uno “spirito costituente” da parte delle forze politiche. Bisogna smetterla di litigare per interessi esclusivamente elettorali e rimettere al centro la dignità assoluta di ogni vita umana».

Sabato 1° agosto in Campidoglio si è tenuto un incontro tra gli assessori Tobia Zevi, Barbara Funari, il vice capo di gabinetto Giuseppe Napolitano e una delegazione di Spin Time, per rispondere alle esigenze prioritarie delle circa 200 persone rimaste in strada. Durante la riunione, si legge in una nota di Roma Capitale, la comunità ha espresso la forte «necessità di migliorare in modo significativo le attuali condizioni di accoglienza», richiedendo in particolare più servizi igienici, docce e spazi refrigerati per i bambini. Da parte sua l’amministrazione «ha confermato la volontà di mantenere attivo il confronto sull’assistenza per tutta la durata dell’emergenza».

Sorella Adriana Domenici, laica consacrata che vive nella struttura da dieci anni, si chiede «per quanto ancora le persone potranno restare in strada – dice -. Perché tanta mancanza di umanità e di misericordia verso i più fragili, tra cui anziani e malati che faticano a resistere con queste temperature?». Dal primo momento ha avuto «la netta percezione che non sarà più consentito rientrare nell’immobile», dove vivono tanti ragazzi che frequentano l’università, «grazie all’aiuto che riusciamo a fornire loro» dice. Tra questi ragazzi c’è Prince, 26 anni, che vive nella struttura con tutta la famiglia. «Papà ha un lavoro precario – racconta -. Io studio e lavoro ma guadagno 400 euro al mese. Anche le mie sorelle frequentano l’università. Con quanto guadagniamo non riusciamo a pagare un affitto». Sara si è appena diplomata e si dice «delusa dal mondo. Tutte le aspettative per il futuro sono crollate. Leggere poi quanto scrivono sui social su di noi fa davvero male». Maria è madre di sei figli e chiede «di avere una casa come tutti. Anche noi abbiamo diritti».

In una nota Gianpiero Cioffredi coreferente Libera Lazio e Davide Biscotti referente Libera Roma, rivolgono un appello «alle istituzioni e alla magistratura affinché si facciano illuminare nella loro decisione dalla coscienza, dall’umanità e dal senso di giustizia, compiendo ogni sforzo necessario per individuare l’unica soluzione umanitaria immediata: consentire l’immediato rientro degli abitanti nell’immobile». Consentire il rientro nella struttura, affermano, è un «dovere umanitario primario che non ammette dilazioni. Solo successivamente, una volta messi in sicurezza gli abitanti e restituita loro la serenità di un tetto, le istituzioni dovranno continuare a sedersi a un tavolo per avviare quei percorsi istituzionali che possano dare certezza, stabilità e definitiva regolarizzazione a questo prezioso patrimonio sociale fatto di umanità, accoglienza, mutualismo e fraternità».

3 agosto 2026

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