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Lunedì 3 Agosto 2026 12:08

Carceri del Lazio, Anastasia: sovraffollamento record

Stefano Anastasia
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Relazione di fine mandato, per il Garante, che ha richiamato l'urgenza di politiche di riduzione della detenzione e di potenziamento delle misure alternative. L'attenzione a giustizia minorile e salute

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Il sovraffollamento record, con un  tasso di affollamento pari al 149% nel Lazio, a fronte di una media nazionale del 139 per cento, che aggrava le condizioni di vita e la sicurezza delle persone detenute e del personale. Questo il primo dato illustrato venerdì scorso, 31 luglio, dal Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio Stefano Anastasìa. Una relazione annuale di rito, davanti al Consiglio regionale, che è arrivata al termine del suo secondo mandato ed è diventata quindi occasione per fare il punto su un decennio di attività, dal 2016 al 2026, riflettendo sulle sfide e sui progressi compiuti.

Guardando anzitutto ai numeri del sovraffollamento, Anastasia ha richiamato l’urgenza di politiche di riduzione della detenzione e di potenziamento delle misure alternative, sottolineando che l’aumento dei posti nelle Rems e nelle strutture penitenziarie non risolverà i problemi di fondo se non si affrontano le cause profonde, come la mancanza di risposte sul territorio e un sistema di salute mentale troppo fragile. Al contempo, evidenziando la complessità del lavoro svolto in un contesto difficile, con risorse umane limitate e crescenti responsabilità, ha sottolineato l’importanza di analizzare non solo i numeri ma anche «le pratiche quotidiane e le condizioni di vita nelle strutture di detenzione».

Nella relazione del Garante anche il tema della giustizia minorile, con riferimento specifico all’istituto di Casal del Marmo, in relazione al quale ha rivendicato l’importanza di un approccio equilibrato e rispettoso, soffermandosi sulla necessità di distinguere tra pratiche di “rieducazione” e altre forme di trattamento penitenziario. In un’analisi ad ampio spettro, ha richiamato l’attenzione sul clima sociale che circonda i ragazzi, caratterizzato da una cultura della violenza e della sfiducia, spesso amplificata dai discorsi pubblici e dalla percezione di una società che li vede come portatori di devianze e violenze. Questo ambiente, ha osservato, «rischia di rinforzare negli adolescenti l’identificazione con etichette stigmatizzanti, portandoli a interpretare la violenza come un modo di affermazione o distinzione, sia in carcere sia nella vita quotidiana».

Ancora, particolare attenzione è stata dedicata alle Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), che si distinguono per la qualità delle pratiche di cura e recupero, rispetto alle vecchie strutture manicomiali. Tuttavia, «il sistema è messo alla prova da una domanda crescente di internamenti e da un sistema sanitario insufficiente a rispondere tempestivamente alle esigenze di salute mentale». Il problema, ha ribadito Anastasìa, non è solo aumentare i posti ma potenziare il sistema di salute mentale sul territorio. Per quanto riguarda invece la salute in generale, ha ricordato la recente firma di un protocollo per la realizzazione di una Casa di comunità a Rebibbia, finalizzata a migliorare l’assistenza sanitaria in carcere, e ha evidenziato come il sovraffollamento e le condizioni di vita ostacolino la prevenzione del rischio suicidario e la tutela dei diritti.

Tra i temi trattati, Anastasìa ha approfondito la situazione delle carceri, delle Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) e dei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Roma Ponte Galeria e Gjader in Albania, dove si è recato nell’estate 2025 in visita di monitoraggio con la Garante di Roma Capitale. A tale proposito, Anastasìa ha dato la notizia che i garanti del Lazio e di Roma hanno avviato un’azione di accertamento delle proprie competenze nella tutela delle persone lì trattenute

Per quanto riguarda infine i Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio), il Garante dei detenuti ha illustrato le difficoltà legate alle condizioni di detenzione, alla mancanza di uno sportello dei Garanti e ai bassi tassi di rimpatri, rispetto alle permanenze prolungate. Ha anche riferito delle visite effettuate nel centro di Gjader, in Albania, e della complessità di far valere i diritti dei trattenuti oltre confine.

Fra i temi della relazione anche l’attività di monitoraggio, che sul fronte delle carceri si è intensificata, con oltre 3.600 istanze individuali ricevute nel 2025: 500 in più che nel 2024; 2.500 in più di quante ne riusciva a seguire il suo ufficio nel 2023, quando non erano ancora a regime gli sportelli affidati a università e associazioni, focalizzandosi su assistenza sanitaria, trasferimenti, misure alternative e condizioni di detenzione. Anastasìa ha evidenziato come il sovraffollamento, il personale insufficiente e le condizioni di lavoro precarie contribuiscano ad aumentare i rischi di autolesionismo e suicidi, richiedendo interventi strutturali e risposte più efficaci.

Nella conclusione del Garante, l’importanza di un sistema penitenziario orientato al recupero e alla speranza, favorendo opportunità di reinserimento sociale e riducendo le disparità sociali e culturali. Quindi, insieme al grazie rivolto a tutte le persone e le istituzioni che hanno collaborato nel corso degli anni, l’auspicio che «il lavoro svolto possa continuare con autonomia e impegno anche nel futuro, affinché la tutela dei diritti delle persone private della libertà sia sempre più vicina alla dimensione di prossimità e di responsabilità democratica».

3 agosto 2026

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