Lunedì 3 Agosto 2026 13:08
Ceuta, «quando la compassione è sopraffatta dall’ossessione securitaria»


La riflessione delle Acli sulla crisi dei migranti e su una ricerca del consenso che «prevale sulla comprensione dei fatti». Frutto di una politica che rinunciando alla complessità alimenta la paura
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«Ancora una volta, di fronte all’approdo a Ceuta di uomini, donne e bambini, il sentimento della compassione viene rapidamente soffocato dall’ossessione securitaria e dalla geografia dell’ignoranza». Inizia così la riflessione delle Acli sulla crisi dei migranti esplosa a Ceuta, enclave spagnola sulla costa nordafricana, direttamente affacciata sul Mar Mediterraneo vicino allo Stretto di Gibilterra e completamente circondata dal territorio del Marocco, dove nei giorni scorsi si sono riversate diverse migliaia di migranti.
«Prima ancora di chiedersi perché tante persone arrivino a mettere a rischio la propria vita pur di raggiungere un luogo ritenuto più sicuro – osservano dalle Acli -, c’è già chi invoca, con grossolana superficialità, la sospensione di Schengen, la chiusura delle frontiere e nuove misure emergenziali. C’è chi continua a leggere ogni vicenda migratoria esclusivamente come un’occasione di contrapposizione politica. La ricerca del consenso – aggiungono – prevale sulla comprensione dei fatti, fino a produrre clamorose figuracce. In molti hanno dimostrato di non sapere nemmeno cosa sia Ceuta: una città spagnola nel continente africano, al confine con il Marocco, evocata impropriamente come prova del fallimento delle frontiere europee senza conoscere il contesto geografico e giuridico dei fatti».
Per l’associazione, «è il segno di una politica che, rinunciando alla complessità, alimenta la paura invece della conoscenza e finisce per rendere normale la disumanizzazione di chi migra.
Nessuno mette a repentaglio la propria vita per leggerezza. Lo fa perché intravede un’ultima possibilità di futuro – si legge ancora nella nota -. Per questo le migrazioni non si governano con gli slogan, ma affrontandone le cause, aprendo canali regolari di ingresso, combattendo i trafficanti e costruendo una cooperazione internazionale efficace. La vera questione, oggi, non è soltanto come difendere i confini. È capire i confini della nostra umanità prima che la propaganda trasformi gli eventi come questo in strumenti di consenso e la paura diventi il criterio con cui giudichiamo ogni vita umana».
Nessuno mette a repentaglio la propria vita per leggerezza. Lo fa perché intravede un’ultima possibilità di futuro – si legge ancora nella nota -. Per questo le migrazioni non si governano con gli slogan, ma affrontandone le cause, aprendo canali regolari di ingresso, combattendo i trafficanti e costruendo una cooperazione internazionale efficace. La vera questione, oggi, non è soltanto come difendere i confini. È capire i confini della nostra umanità prima che la propaganda trasformi gli eventi come questo in strumenti di consenso e la paura diventi il criterio con cui giudichiamo ogni vita umana».
3 agosto 2026
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