Martedì 4 Agosto 2026 21:08
La Freccia del Sud contro il tempo: la tripla impresa di un campione senza confini
L’artiglio della Freccia del Sud: da Città del Messico a Mosca, l’epopea record di Pietro
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L’artiglio della Freccia del Sud: da Città del Messico a Mosca, l’epopea record di Pietro Mennea
Ci sono uomini nati per correre e altri nati per spostare i confini del possibile. Pietro Mennea apparteneva alla seconda categoria. Tra il settembre del 1979 e l’estate del 1980, il velocista di Barletta ha firmato le pagine più gloriose della velocità italiana, unendo in un unico filo conduttore un crono leggendario e due medaglie olimpiche destinate a restare immortali.
12 settembre 1979: Il lampo di Città del Messico e quel 19″72 eterno
Tutto nasce ad alta quota, sulla pista dello Stadio Olimpico Universitario di Città del Messico, durante le Universiadi. È il 12 settembre 1979. Mennea si presenta ai blocchi di partenza dei 200 metri con una concentrazione feroce.
Allo sparo dello starter, la Freccia del Sud pennella una curva perfetta e si distende sul rettilineo con una potenza devastante. Quando taglia il traguardo, il tabellone elettronico si ferma su un tempo che lascia il mondo a bocca aperta: 19″72.
È il nuovo record del mondo. Un primato strabiliante che resisterà per ben 16 anni e 9 mesi (battuto solo da Michael Johnson nel 1996) e che tuttora, a distanza di quasi mezzo secolo, rimane l’attuale record europeo dei 200 metri.
28 luglio 1980: La rimonta impossibile dell’oro olimpico
Forte di quel record, Mennea si presenta ai Giochi Olimpici di Mosca 1980 come l’uomo da battere, nonostante il clima teso del boicottaggio americano. Il 28 luglio 1980 va in scena la finale dei 200 metri.
Mennea corre in ottava corsia, la più esterna, senza punti di riferimento. All’uscita della curva la situazione sembra compromessa: il britannico Allan Wells e il giamaicano Don Quarrie sono nettamente avanti. Mennea è sesto.
È qui che scatta l’orgoglio del campione. Con una progressione spaventosa, Mennea rimonta centimetro dopo centimetro, morde la pista e sorpassa Wells proprio negli ultimi metri. Vince l’oro olimpico in 20″19, alzando il dito indice al cielo in un’immagine che diventerà il simbolo del riscatto sportivo italiano.
3 agosto 1980: Il cuore oltre l’ostacolo nella 4×400
Mennea non è solo un solista straordinario, ma un uomo di squadra. Il 3 agosto 1980, a coronamento di un’Olimpiade massacrante, il barlettano accetta di correre l’ultima frazione della staffetta 4×400 metri insieme a Stefano Malinverni, Mauro Zuliani e Roberto Tozzi.
Ricevuto il testimone in quarta posizione, Mennea stringe i denti sui quattrocento metri — distanza non sua — sfoderando un finale di pura resistenza. Aggancia e supera il frazionista francese sul rettilineo d’arrivo, regalando all’Italia una spettacolare medaglia di bronzo con il tempo di 3’04″32.
Un’eredità d’acciaio
Dalla pista magica di Città del Messico alle due serate storiche di Mosca, Pietro Mennea ha dimostrato che la determinazione, il lavoro ossessivo e il talento possono colmare ogni svantaggio. Quelle date non sono semplici anniversari, ma il ricordo vivo di un atleta che ha insegnato a un intero Paese a correre più forte dei propri limiti.
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