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Giovedì 6 Agosto 2026 09:08

Perché Franco Baresi è stato grande anche in Nazionale

In questi giorni un popolo non ha reso onore al calciatore Franco Baresi (Travagliato, 8 maggio 1960 – Rozzano, 31 luglio 2026) ma all’uomo che mosso da valori fuori dal comune è partito dalla povertà di una famiglia italiana ed è arrivato con enormi sacrifici alla gloria sportiva, passando per scelte che hanno evidenziato rispetto, […]

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In questi giorni un popolo non ha reso onore al calciatore Franco Baresi (Travagliato, 8 maggio 1960 – Rozzano, 31 luglio 2026) ma all’uomo che mosso da valori fuori dal comune è partito dalla povertà di una famiglia italiana ed è arrivato con enormi sacrifici alla gloria sportiva, passando per scelte che hanno evidenziato rispetto, riconoscenza e fiducia.

Per due volte Baresi ha rinunciato ad offerte incredibili delle migliori squadre ed è sceso in Serie B con un Milan all’epoca in grandi difficoltà economica. Come giocatore Baresi aveva classe, senso dell’anticipo, coraggio nei recuperi e visione del gioco. Poi è arrivato Silvio Berlusconi e insieme tutti i trionfi in Italia, in Europa e nel Mondo.

Con la Nazionale le lacrime di Pasadena e una finale disputata 25 giorni dopo un’operazione complicata.

Nel 1997, per la prima volta in Italia, una squadra di calcio ha ritirato il numero di una maglia: nessuno ha più avuto la possibilità di indossare la maglia numero 6 del Milan e nessuno potrà mai farlo semplicemente perché è impossibile essere all’altezza di Franco Baresi.

La folla che ha omaggiato Baresi ai funerali di martedì 4 agosto, circa 3mila persone, con la diretta televisiva, dimostrano che la forza di un messaggio positivo muove ancora le persone e questo è sicuramente sintomo di una società che riconosce chi va oltre il semplice impegno e questo amore supera qualsiasi barriera data dal tifo.

Baresi è stato grande anche in Nazionale per almeno tre motivi. Il primo, già citato, risale al Mondiale di Usa 1994. A 34 anni e consapevole della sua ultima possibilità, il difensore si rompe il menisco nella seconda partita contro la Norvegia. Secondo tutti è la fine della competizione iridata. Il commissario tecnico Arrigo Sacchi gli chiede di restare per dare un messaggio alla squadra: il capitano crede nel gruppo e nelle possibilità di arrivare in finale dove lui potrebbe avere una piccola possibilità di tornare a disposizione. Ogni giorno porta avanti esercizi di riabilitazione. Intanto l’Italia soffre e con partite epiche arriva in finale. Baresi il giorno prima dell’ultimo atto torna in gruppo per una partitella con le mani e senza aver mai calciato torna titolare al cospetto di Bebeto e Romario che in 120 minuti non trovano mai spazio. Secondo alcuni esperti si tratta della migliore prestazione difensiva di tutti i tempi. Celebre l’ira di Romario durante l’intervallo: “Sta giocando? Perché sta giocando? Dovrebbe essere infortunato e invece sta giocando”. Lo 0-0 porta ai rigori ed il Brasile vince la lotteria dal dischetto, Baresi calcia alto il suo penalty per un destino atroce.

Il secondo motivo della grandezza di Baresi in azzurro è statistico perché ha ottenuto un primo posto seppur senza giocare un minuto nel 1982, un secondo posto in America nel 1994 e un terzo posto a Italia 90. A casa i suoi familiari conservano le tre medaglie del podio dei Mondiali.

In conclusione ricordiamo che per ben 48 volte nelle 81 partite disputate da Baresi con la Nazionale, l’Italia non ha preso gol. Un dato clamoroso considerando la forza e l’alto livello di competitività del calcio di quel momento. Questo sicuramente grazie ad una difesa di ferro guidata da Baresi che aveva portato un celebre marchio tecnico a scrivere su una pubblicità diffusa in tutto il mondo la seguente frase: “Fare il portiere della Nazionale Italiana è il lavoro più facile al Mondo”. Grazie Franco Baresi.


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