Servizi > Feed-O-Matic > 738529 🔗

Giovedì 6 Agosto 2026 12:08

Assisi, il Papa ai giovani: «Da Francesco imparate la radicalità evangelica»



Leone ha incontrato i 2.500 ragazzi che partecipano al “GO! Franciscan Youth Meeting”. Nel dialogo con loro ha ribadito la necessità di diventare operatori di pace. «Ecco la Chiesa: un’assemblea di fratelli e sorelle, alla quale tutti sono invitati»

L'articolo
Assisi, il Papa ai giovani: «Da Francesco imparate la radicalità evangelica»
proviene da
RomaSette
.

#apertura #giovani #papa #go! francisan youth meeting #papa leone xiv #san francesco
leggi la notizia su RomaSette





Papa Leone ha raggiunto questa mattina, 6 agosto, Assisi, per incontrare i 2.500 giovani che partecipano al “GO! Franciscan Youth Meeting”. Ha dialogato con loro, rispondendo alle loro domande, sottolineando anzitutto che «ai cristiani sarà sempre più chiesto di diventare operatori di pace all’interno di società tentate di strumentalizzare la religione nella contrapposizione delle identità. Essere testimoni di Cristo – ha aggiunto – rimane affascinante e impegnativo, perché allarga la mente e il cuore oltre confini artificiali, cioè al di là di paure indotte dalla cattiva informazione e dai muri del pregiudizio».

Tra gli interventi dei ragazzi, la testimonianza di Karolina, da Zagabria, nella quale il pontefice ha riconosciuto «lo stile di semplicità, fraternità e vicinanza che ti ha convinta e ti ha consentito di maturare nella fede, appartenendo a una comunità, ma aperta a tutti. Questo è avvenuto in una regione dell’Europa che solo trent’anni fa ha conosciuto la guerra e il pericoloso intreccio tra confessione religiosa e nazionalismo. In realtà – ha proseguito -, la presenza dei francescani aveva ispirato per secoli il dialogo e aiutato la convivenza pacifica tra cattolici, ortodossi e musulmani. Oggi essere fedeli a questa tradizione di prossimità significa andare controcorrente, lavorando alla purificazione della memoria e coltivando la riconciliazione».

Prevost si è rivolto ai giovani senza mezze misure. «Da san Francesco – ha esortato – imparate la radicalità evangelica, che è l’opposto del fondamentalismo: non rende ciechi e violenti, ma sensibili, attenti, sempre alla sequela di Gesù e quindi umili, accoglienti verso tutti. Non è facile, ma dà molta gioia», ha assicurato. Quindi, richiamando il Capitolo delle Stuoie, la  storica e grandissima adunanza convocata dal Poverello nel 1221 presso la Porziuncola, ad Assisi, ha invitato i presenti a «immaginare  per un momento il luogo dove ci troviamo, otto secoli fa. Qui – ha ricordato -, in aperta campagna, si erano radunati con Francesco centinaia di giovani fratelli da tutta Europa. Cercate di vederli, come raccontano le Fonti, “schiera a schiera, qui quaranta, ove cento, dove ottanta insieme, tutti occupati nel ragionare di Dio, in orazioni, in lagrime, in esercizi di carità; e stavano con tanto silenzio e con tanta modestia, che ivi non si sentía uno rumore”». Quel silenzio, ha evidenziato ancora Leone, «è il contrario della guerra, con le sue violenze, grida e crudeltà. Le stuoie di quei frati, come oggi i vostri sacchi a pelo, raccontano la pace. Ecco la Chiesa: un’assemblea di fratelli e sorelle, alla quale tutti sono invitati». Di qui la consegna: «Testimoniate questo stile dappertutto, specialmente in un tempo in cui la tecnologia disabitua a stare insieme, fra persone in carne ed ossa. San Francesco ha intuito che scegliere la povertà può avvicinare i lontani, incoraggia l’incontro e invita allo scambio di doni. Egli ha intuito, così, che il Vangelo non è separabile dalle scelte di Gesù Cristo, il quale si è fatto povero per arricchirci: il Vangelo è la sua vita, il suo cammino, la sua incrollabile fiducia nel Padre. Se ci raduniamo nel suo nome, lui viene in mezzo a noi e la gioia che ci riempie il cuore è libera e sincera. Questa gioia evangelizza, più delle parole, e non si può nascondere».

Ancora, il Papa ha indicato ai giovani quello che è «forse l’atto più rivoluzionario», vale a dire «il coraggio di compiere una scelta definitiva. Decidere per sempre – ha assicurato rispondendo alla domanda di Giovanni, da Bologna- non ci rinchiude in una gabbia, ma ci apre a un dinamismo più grande. Amare è un esodo, una strada da scoprire, un cammino che Dio percorre con noi, e questo è il vero senso di ogni vocazione. Nella fede – ha argomentato – smascheriamo l’illusione che i problemi si risolvano scappando, o tradendo, o provando a fare pochi passi su strade sempre diverse, senza mai andare lontano. Si possono infatti moltiplicare esperienze, contatti, consumi, restando però sempre allo stesso punto. Il costo umano è alto e il vuoto interiore è profondo. Non di rado si arriva a usare le persone e a esserne usati. Il “per sempre”, allora, è una grazia alla quale Dio stesso ci aiuta a rispondere con la nostra fedeltà, per una pienezza di vita».

Lo stesso Prevost quindi ha affidato ai ragazzi la sua testimonianza. «Nella mia esperienza – ha detto – posso dire che il Signore non mi ha mai lasciato solo: mi ha sempre accompagnato, donandomi anche delle persone con le quali camminare. Nella vocazione a essere sacerdote, membro della comunità agostiniana, missionario, ho trovato come una luce che mi ha guidato fino a oggi, fino a quando ho dovuto dire “sì” a una chiamata tutta speciale: quella a essere Papa». Per Leone, «nell’adesione al progetto unico che Dio manifesta per ciascuno di noi, la chiamata fondamentale, scritta in ogni cuore, è una chiamata alla comunione e non si ascolta una volta sola, ma ogni giorno. Il peccato inquina la chiarezza su questo punto. Ma ogni vocazione è anche un cammino di redenzione e guarigione. L’invito di Gesù, che ci chiama a seguirlo, illumina la nostra dignità e ci fa onorare quella altrui, provando fiducia e dando fiducia». Una dinamica «liberante, che merita tutta la nostra passione».

Rispondendo a Luigi, da Paternò, il pontefice ha ricordato che molte persone «nella storia e anche oggi» non hanno potuto fare esperienza della Chiesa. «Questo fa soffrire, lascia ferite e delusioni e per qualcuno può diventare persino di impedimento a credere». Un inciampo dal quale Gesù stesso mette in guardia nel Vangelo: il suo desiderio è di «radunare un popolo, in cui sia superato quello che in genere divide gli esseri umani. Attorno a Gesù diventano fratelli e sorelle uomini e donne che altrimenti non si sarebbero mai incontrati o frequentati. Quando questo miracolo della Chiesa continua ad avvenire, grazie a Dio, rimane sorprendente anche oggi nelle nostre città, piene di muri invisibili che separano gli uni dagli altri – è l’analisi del Papa -. Quante discriminazioni e diseguaglianze possono finire subito, appena ci riconosciamo fratelli e sorelle!».

Sulla scora di san Francesco, Prevost ha spiegato che tra i cristiani «non deve andare come tra i grandi della Terra e i potenti del mondo, che cercano visibilità e sovrastano gli altri». Quella da esercitare è una forza «che non umilia ma solleva. La Parola di Dio, i sacramenti e la pratica dell’amore fraterno sono vie di trasformazione per realizzare in noi l’immagine di Cristo – ha rimarcato -. Francesco le ha percorse: non dominare ma servire; non afferrare ma ricevere; non trattenere ma restituire: è la vita di Dio che ripara la Chiesa e la rende un popolo libero, un luogo di respiro e di salvezza. “Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina!”. “Ognuno di noi ha un ruolo in questo cantiere sempre aperto – la consegna del Papa -. Abbiamo diverse responsabilità e vocazioni, ma camminiamo insieme, ispirandoci, aiutandoci e correggendoci a vicenda. È importante fare la nostra parte. Allora parleremo della Chiesa con l’affetto col quale si parla di una Madre, perché riconosceremo di appartenerle. Sarà un modo sincero di voler bene a quelle persone e a quella storia in cui Gesù Cristo viene a noi e rimane con noi». Quindi ha ricordato la sua promessa: «”Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”: Umilmente, è questo il Vangelo che annunciamo. Per condividere il desiderio del Signore, allora, non serve mostrarci migliori di come siamo. Occorre riconoscere e lasciare agire Gesù Risorto nella nostra vita, nella storia di tutti noi».

6 agosto 2026

L'articolo
Assisi, il Papa ai giovani: «Da Francesco imparate la radicalità evangelica»
proviene da
RomaSette
.

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per migliorare i servizi offerti e ottimizzare l’esperienza dell’utente. Si prega di leggere l'informativa sulla privacy. Chiudendo questo banner si accettano le condizioni sulla privacy e si acconsente all’utilizzo dei cookie.
CHIUDI