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Venerdì 7 Agosto 2026 16:08

AI all’italiana: prima ti schedo, poi vediamo se hai fatto qualcosa

Il riconoscimento facciale non arriva oggi: è già nelle nostre tasche, negli aeroporti e negli stadi. Il nuovo decreto, però, rischia di fare un salto ulteriore: raccogliere i dati biometrici di tutti “per sicurezza”, sperando poi di trovare il colpevole. Governo, Garante e giuristi discutono su un dettaglio che dettaglio non è: in uno Stato di diritto si indaga sui sospetti o si schedano prima tutti i cittadini? Dietro la promessa della sicurezza si gioca una partita molto più grande di quanto sembri.

#il pungiglione
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Sorridi, cittadino! Il tuo volto è già in coda… prima ancora del reato! C’è stato un tempo in cui bastava mostrare la carta d’identità. Oggi, invece, rischia di bastare… la faccia. E domani, di questo passo, magari basterà anche uno sbadiglio registrato da una telecamera intelligente.

Il Governo rassicura: nessuna invasione della privacy, nessun Grande Fratello.
Del resto, anche il Titanic era stato definito “inaffondabile”. Il nuovo decreto sull’Intelligenza artificiale non inventa il riconoscimento facciale. Quello esiste già da anni: sblocca il telefono, apre i varchi degli aeroporti, controlla gli ingressi negli stadi e aiuta la Polizia nelle indagini. La novità è un’altra. Non cambia l’automobile. Cambiano i limiti di velocità. E, soprattutto, chi decide quando premere l’acceleratore.

Il punto più discusso riguarda la possibilità di raccogliere i dati biometrici di tutti coloro che partecipano a un concerto, attraversano una stazione o assistono a una manifestazione pubblica. Non perché abbiano commesso un reato. Ma perché… potrebbe sempre servire. È il trionfo del principio del “non si sa mai”. Quello che una volta valeva per l’ombrello quando il cielo era nuvoloso. Ora rischia di valere per i nostri volti.

L’idea è semplice: prepariamo l’archivio oggi, così domani, se succede qualcosa, la ricerca sarà più veloce. In pratica è come prendere le impronte digitali a tutti gli spettatori di una partita… nel caso qualcuno, all’intervallo, rubi un panino.
Il Garante della Privacy, con molta meno ironia e molta più competenza, ha fatto notare che forse la sequenza andrebbe invertita. Prima il reato. Poi il sospetto. Infine, se necessaria, l’analisi biometrica. Non il contrario. Perché uno Stato di diritto dovrebbe partire dalla presunzione d’innocenza. Non dalla presunzione di utilità investigativa.

Anche diversi costituzionalisti hanno storto il naso. Secondo loro il rischio è quello di abituarci lentamente all’idea che essere controllati sia la nuova normalità. Un pezzetto oggi. Un altro domani. E alla fine ci sorprenderemo solo quando una telecamera ci saluterà per nome.

Il Governo replica che tutto serve a combattere terrorismo, criminalità e persone scomparse. Obiettivi che nessuno mette in discussione. La domanda però è diversa. Per catturare pochi colpevoli dobbiamo davvero trasformare milioni di cittadini onesti in “materiale di archivio”? Anche perché gli algoritmi non sono infallibili. Ogni tanto sbagliano. E quando sbaglia il Face ID del telefono si digita un codice. Quando sbaglia quello dello Stato, invece, potrebbe essere la Polizia a chiedere spiegazioni. Non è esattamente la stessa esperienza.

Il Parlamento ha già suggerito diverse correzioni. Il Garante ne ha indicate altre.
Segno che qualche crepa nel progetto esiste davvero. Ora la palla torna al Governo. Che dovrà decidere se costruire uno strumento di indagine oppure un gigantesco album delle figurine biometriche degli italiani.

Alla fine la tecnologia non è mai il problema. Il problema è chi la usa, come la usa e soprattutto quando decide che tutti devono sorridere davanti all’obiettivo.
Perché una telecamera non toglie la libertà. Ma migliaia di telecamere che ricordano ogni volto possono convincerci, poco alla volta, che essere osservati sia semplicemente… normale. Ed è proprio così che le abitudini, a volte, diventano leggi. Un Grande Fratello in costruzione? No, sarebbe solo il nuovo portiere digitale della Repubblica. (Pier Francesco Corso)

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