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Domenica 9 Agosto 2026 21:08

Le pillole di Polly: recensione di “La cartomante di Versailles” di Anya Bergman

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Marie-Anne-Adélaïde non è che una povera orfanella. Vive presso il Monastero della Visitazione di Caen, in Francia, da quando il padrino l’ha spedita lì dopo la morte della madre; da allora, giorno dopo giorno, le suore che si occupano della sua educazione la spronano ad essere gentile ed umile. Lei, però, è di indole coraggiosa e sfrontata e non ce la fa proprio ad essere altro da quello che è, e così viene guardata con sospetto sia dalle religiose che dalle altre ragazze che vivono nel monastero.
Molto lontano da lì, in Irlanda, la giovane Caitlín non se la passa meglio. Per mantenersi le tocca fare la sguattera, e per di più a casa di inglesi, gli odiati oppressori che hanno tolto la libertà al suo adorato paese.
Lei, tuttavia, in cuor suo non sogna che di andare in Francia per unirsi ad alcuni suoi connazionali che stanno organizzando una ribellione contro gli usurpatori inglesi.
Le due povere ragazze, che non sanno niente l’una dell’altra, in realtà sono molto simili. Sono due creature sole, che finora dalla vita non hanno ricevuto che le briciole; tuttavia, non si abbattono mai grazie alla loro indole indipendente e testarda.
E poi, hanno in comune qualcosa di ancora più importante: la capacità di vedere il destino delle persone oltre il tempo presente. Infatti, Adélaïde prevede il futuro, mentre Caitlín sa leggere nel passato di chi la consulta.
Con un legame cosmico simile tra le due, alla fine il destino decide di farle conoscere, portandole entrambe a Parigi; così, uniscono le loro forze e aprono un piccolo studio di cartomanzia, e in breve tempo attirano l’attenzione della regina Maria Antonietta in persona.
Ma il popolo francese ha fame, e venti di ribellione sono alle porte. E così, lo stesso fato beffardo che ha fatto incontrare le due giovani potrebbe decidere di mischiare di nuovo le carte.
In modo molto pericoloso per entrambe.
“La cartomante di Versailles” è il secondo romanzo di Anya Bergman, scrittrice che ha vissuto per anni in Norvegia e attualmente insegna scrittura creativa in Irlanda.
L’opera è ambientata ai tempi della Rivoluzione Francese, periodo che l’autrice ha ricostruito in modo egregio, pur non essendo una storica.
I temi trattati nel romanzo sono estremamente importanti ed attuali, nonostante l’ambientazione nel passato.
In primis, l’impossibilità per l’uomo di conoscere il futuro, il che è un bene, perché il destino, anche se prende strade lunghe e misteriose, quando è il momento finisce sempre per compiersi, e non è dato cambiarlo, nè tantomeno accettare ciò che accadrà in anticipo.
L’altro tema fondamentale del romanzo è la difficoltà di perdonare qualcuno che si è amato profondamente, ma che ci ha voltato le spalle. Bergman non dà risposte definitive a un quesito così spinoso, ma attraverso le vicissitudini vissute dagli straordinari personaggi delle due protagoniste crea degli interrogativi, che si è liberi di risolvere come si vuole.
Al lettore, così, non resta che lasciarsi condurre verso lo straordinario tuffo nel passato che l’opera consente di fare. E goderselo.
Federica Focà
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