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Lunedì 10 Agosto 2026 14:08

Spin Time Labs: dentro un palazzo, una città

Spin Time Labs: dentro un palazzo, una città


Il 9 agosto 2026 sono andata in via di Santa Croce in Gerusalemme per vedere da vicino la drammatica situazione che stanno vivendo gli “abitanti” di Spin Time Labs: tende, brandine, materassi sistemati alla bell’e meglio lungo la strada, ma anche tanta speranza e voglia di resistere, nel segno del rispetto e della dignità. Non […]

Spin Time Labs: dentro un palazzo, una città


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Spin Time Labs: dentro un palazzo, una città


Il 9 agosto 2026 sono andata in via di Santa Croce in Gerusalemme per vedere da vicino la drammatica situazione che stanno vivendo gli “abitanti” di Spin Time Labs: tende, brandine, materassi sistemati alla bell’e meglio lungo la strada, ma anche tanta speranza e voglia di resistere, nel segno del rispetto e della dignità.

Via Santa Croce in Gerusalemme, 9 agosto 2026 [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY[
Via Santa Croce in Gerusalemme, 9 agosto 2026] Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Non se ne vogliono andare dopo l’incendio, fortunatamente non grave, a seguito del quale sono stati costretti a lasciare lo stabile. Tanti volontari e cittadini cercano di dare una mano e il tempo passa tra workshop di disegno, improvvisate drammaturgie teatrali, musica, cori, tagli di capelli e quattro chiacchiere. Tutto in un’atmosfera di tranquillità.

Tornata a casa, ho cercato di mettere insieme un po’ di informazioni per capire meglio la storia di Spin Time Labs a Roma, dall’occupazione del 2013 alla comunità che vi abita, passando per le tante esperienze culturali e artistiche nate dentro il palazzo.

Spin Time Labs è il grande edificio di via di Santa Croce in Gerusalemme 55, all’Esquilino, a poca distanza da Porta Maggiore. È un enorme complesso – le fonti parlano di circa 21.000 metri quadrati e una decina di piani – che in precedenza era stato sede dell’INPDAP, l’ente previdenziale dei dipendenti pubblici poi confluito nell’INPS. La sede fu utilizzata fino al 2010 e rimase successivamente abbandonata.

Spin Time Lab, 10 gennaio 2026 [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Spin Time Lab, 10 gennaio 2026 [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Il 12 ottobre 2013 l’edificio fu occupato dal movimento per il diritto all’abitare Action. L’occupazione nasceva anzitutto con una finalità abitativa: dare una casa a famiglie e persone che non riuscivano ad accedere al mercato degli affitti.

Negli anni il palazzo si è trasformato in quello che gli abitanti chiamano un cantiere di rigenerazione urbana: non soltanto stanze e appartamenti ricavati in un immobile vuoto, ma spazi comuni, servizi, luoghi culturali e attività aperte anche alla città. È proprio questa sovrapposizione – occupazione abitativa, centro culturale, welfare informale e spazio politico – che rende Spin Time difficile da ridurre alla semplice definizione di “centro sociale occupato”.

Via Santa Croce in Gerusalemme, 9 agosto 2026 [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY[
Via Santa Croce in Gerusalemme, 9 agosto 2026 [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]I numeri degli abitanti sono cambiati nel tempo. Negli ultimi anni le fonti convergono intorno alle 400 persone. Nel gennaio 2026 RaiNews parlava di 126 nuclei familiari e circa 400 abitanti di 27 nazionalità; altre ricostruzioni parlano di 130-140 famiglie. È quindi una piccola città verticale.

Ci sono italiani e persone provenienti dall’America Latina, dall’Africa e dal Nord Africa, dall’Europa orientale e da altri paesi. Secondo una ricostruzione di Valeria Costantini pubblicata sul Corriere della Sera il 22 febbraio 2026, nel palazzo vivevano oltre cento bambini. Lo stesso articolo sottolineava un dato notevole: una dispersione scolastica dichiarata pari a zero tra i minori della comunità.

Nel tempo si sono inoltre sviluppate forme di convivenza piuttosto singolari, come uno spazio religioso utilizzato da cattolici e musulmani.

Spin Time è diventato famoso anche per essersi trasformato in un vero e proprio laboratorio culturale. Al suo interno sono nati o hanno trovato casa teatro, danza, musica, cinema, arti visive, laboratori artigianali, formazione e assistenza sociale. Nel corso degli anni sono stati documentati una sala per concerti ed eventi, un auditorium, spettacoli e laboratori teatrali, attività per bambini, una falegnameria, una sala prove, un’osteria e una mensa, attività di distribuzione alimentare e sportelli sociali. Più recentemente vi si trovavano anche doposcuola, camera oscura, laboratori di serigrafia e restauro, coworking, biblioteca, palestra e attività sportive, mercatini e studio di registrazione. Nel palazzo hanno lavorato numerose associazioni e collettivi, offrendo anche assistenza legale e altre forme di welfare.

Per questo, negli anni, Spin Time è diventato anche un luogo frequentato da persone che non ci abitano affatto: studenti, artisti, musicisti, associazioni, attivisti e famiglie del quartiere. E ha avuto sostenitori molto diversi tra loro: dal mondo dei movimenti e dell’associazionismo a registi e intellettuali, fino ad ambienti della Chiesa cattolica.

Via Santa Croce in Gerusalemme, 9 agosto 2026 [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY[
Via Santa Croce in Gerusalemme, 9 agosto 2026 [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Una parte importante della storia più recente è Scomodo, la comunità e rivista nata da giovanissimi romani.

Il rapporto con Spin Time comincia concretamente nel 2019. Scomodo era già una rivista indipendente, realizzata soprattutto da ragazzi e ragazze molto giovani e fondata a Roma nel 2016. Nel maggio 2019 annuncia il progetto di creare all’interno di Spin Time un grande spazio condiviso e aperto alla città.

La cosa interessante è che Scomodo non arriva semplicemente a prendere una stanza e metterci delle scrivanie. Il progetto consiste nel recuperare una grande porzione inutilizzata del palazzo. Nel 2020 il progetto prende la forma che poi conosciamo: circa 2.000 metri quadrati, recuperati anche con la collaborazione di 24 studenti di architettura. Il 2 ottobre 2020 viene presentata pubblicamente la nuova redazione.

La lunga rampa rossa, originariamente la discesa ai garage dell’ex edificio INPDAP, viene trasformata da Scomodo nel punto d’ingresso e, progressivamente, in una sorta di piazza interna.

È interessante anche la contaminazione generazionale: un’occupazione nata dalla lotta per la casa nel 2013 diventa, sette anni dopo, uno dei luoghi di aggregazione di una generazione di ragazzi romani che allora aveva spesso meno di vent’anni. Vanity Fair, nel 2024, descriveva proprio quella grande rampa rossa, originariamente ingresso dei garage del palazzo, trasformata nel cuore dello spazio di Scomodo.

Una presenza artistica particolarmente significativa è quella di Jessi Birtwistle, artista anglofona attiva da molti anni nella scena artistica romana e nel movimento per il diritto all’abitare. Nel 2020 è stata tra le fondatrici di MAd’O – Museo dell’Atto di Ospitalità, nato proprio presso Spin Time Labs.

Nel 2025 Birtwistle ha realizzato DNA di una lotta, una reinterpretazione della Colonna Traiana dedicata alla storia delle lotte per il diritto all’abitare a Roma. L’opera è stata presentata al Padiglione Austria della Biennale di Architettura di Venezia 2025 e successivamente esposta al MACRO di Roma. Per un periodo è stata anche ospitata negli spazi di Spin Time, dove abbiamo avuto occasione di fotografarla.

Spin Time, DNA di una lotta [Foto: Cortesia Fabrizio Fassio]
Spin Time, DNA di una lotta [Foto: Cortesia Fabrizio Fassio]La cosa più interessante è il rovesciamento del significato. La Colonna Traiana celebra il potere imperiale e la conquista della Dacia; Birtwistle ne riprende invece la struttura narrativa a spirale per raccontare dal basso un secolo e mezzo di lotte per la casa.

Cambia radicalmente anche il materiale: al marmo monumentale ed eterno si sostituisce la carta riciclata, fragile e precaria. Inizialmente la colonna avrebbe dovuto raggiungere i sei metri di altezza, ma si è poi scelto di lasciarla divisa in tre frammenti, richiamando così l’idea stessa della rovina.

Le scene sono nate da un lavoro collettivo di ricerca sulla storia delle lotte per la casa a Roma e sono state pensate per costruire una narrazione comprensibile attraverso le immagini anche a chi non parla italiano o non sa leggere: quasi un fumetto monumentale a spirale.

Tra gli episodi rappresentati compare anche una scena ormai entrata nella storia di Spin Time: l’intervento del cardinale Konrad Krajewski che nel 2019 riallacciò personalmente l’elettricità nello stabile, dopo che era stata staccata.

Non è dunque una copia della Colonna Traiana, ma quasi una contro-Colonna Traiana: il monumento antico racconta la storia del vincitore e del potere; questa racconta quella di persone che, nel corso di oltre un secolo, hanno lottato per avere un luogo in cui abitare.

Ma c’è anche l’altra metà della storia.

L’edificio è occupato senza titolo ed è di proprietà privata, gestito da Investire Sgr attraverso il Fondo Immobili Pubblici. Per anni si è cercata una soluzione che permettesse al Comune di acquisire l’immobile e regolarizzare almeno la parte abitativa.

La proprietà, però, ha rivendicato il diritto di rientrare in possesso dell’edificio. Nel febbraio 2026 è arrivato un passaggio molto pesante: il Tribunale civile di Roma ha condannato il Ministero dell’Interno a risarcire alla proprietà oltre 21 milioni di euro per il mancato sgombero.

È uno dei motivi per cui, già prima dell’incendio, nel 2026 la possibilità di uno sgombero era diventata molto concreta.

Mercoledì 29 luglio 2026, nello stabile si è sviluppato un principio d’incendio.

Secondo le ricostruzioni disponibili, il palazzo è stato evacuato rapidamente; sono intervenuti i vigili del fuoco e non risultavano feriti né danni strutturali. Il punto decisivo è ciò che è accaduto dopo.

L’edificio è stato dichiarato temporaneamente inagibile e successivamente posto sotto sequestro giudiziario. Così un incendio relativamente circoscritto ha prodotto una conseguenza enorme: centinaia di persone si sono ritrovate contemporaneamente fuori dalla propria casa. E molti hanno deciso di non allontanarsi.

Sono comparse brandine, materassi, sedie, tende e presìdi lungo la strada davanti al palazzo. Già il 31 luglio gli abitanti raccontavano di dormire da due notti sulle brandine e sui marciapiedi, chiedendo di poter rientrare.

Per molte delle persone presenti è letteralmente l’attesa davanti alla propria abitazione, con gli oggetti personali e una parte della loro vita ancora all’interno.

E in questi ultimissimi giorni la situazione si è complicata ancora. Il Comune di Roma ha dichiarato la disponibilità ad acquistare l’edificio, nel tentativo di dare una soluzione alla vicenda. Ma Investire Sgr ha rifiutato la proposta di acquisto avanzata dal Campidoglio. La notizia è del 7 agosto.

È per questo che in questo momento la situazione appare così sospesa. Da una parte ci sono circa quattrocento persone che considerano quell’edificio la propria casa e una rete molto più vasta di associazioni, giovani e realtà culturali che considera Spin Time un bene sociale costruito in tredici anni. Dall’altra c’è una proprietà privata che reclama da anni la disponibilità dell’immobile, una sentenza civile milionaria legata al mancato sgombero e, ora, un sequestro giudiziario seguito all’incendio.

E in mezzo ci sono il Comune, il governo, la magistratura e una domanda tutt’altro che semplice: come si risolve un’occupazione quando, nel corso di tredici anni, dentro quell’occupazione è nata una comunità? Sono le due verità che convivono nella storia di Spin Time e probabilmente è proprio la loro difficile convivenza a spiegare perché quel palazzo sia diventato un caso così importante per Roma.

È forse questo che rende particolarmente forte l’immagine che ho visto il 9 agosto, quando sono andata a documentare la situazione.

Via Santa Croce in Gerusalemme, 9 agosto 2026 [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY[
Via Santa Croce in Gerusalemme, 9 agosto 2026 [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Non si tratta più soltanto della disputa su chi abbia giuridicamente titolo a stare dentro un edificio. Nel frattempo lì sono cresciuti bambini, sono nate associazioni, sono state organizzate migliaia di attività, si sono formate amicizie, reti di assistenza e pezzi della cultura giovanile romana. E contemporaneamente rimane irrisolto il fatto originario: tutto questo è cresciuto dentro un immobile occupato senza il consenso della proprietà.

[Maria Teresa Natale, 9 agosto 2026]

 

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