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Mercoledì 12 Agosto 2026 12:08

Polemica Data Center: l’intervento del Comitato residenti Colleferro

Il Comitato residenti Colleferro interviene sulla questione del Data Center, argomento di dibattito nel Consiglio Comunale di ieri, 11 agosto […]

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Il Comitato residenti Colleferro interviene sulla questione del Data Center, argomento di dibattito nel Consiglio Comunale di ieri, 11 agosto 2026. Riportiamo, integralmente, il comunicato stampa inviato a questa Redazione.

La Redazione di Casilina News garantisce il diritto di replica a chiunque volesse controbattere.

Nel caldissimo pomeriggio di ieri, 11 agosto 2026, il Consiglio comunale di Colleferro ha accelerato — dopo lo stop di cinque mesi — sul progetto proposto dalla società Cobra Green Hyperscale srl, che prevede di realizzare, mediante variante urbanistica al piano regolatore generale, con cambio di destinazione d’uso da agricolo, non urbanizzato, a produttivo, un data center per l’intelligenza artificiale in via Casilina, km 52,200.

In un’aula refrigerata e partecipata, con alcune assenze nei banchi del Consiglio, l’aria si è fatta più pesante quando si è aperta la discussione sulla presa d’atto della decisione della Regione, assunta a marzo 2026, di non sottoporre — ingiustificatamente — la richiesta di variante a Valutazione Ambientale Strategica (VAS), nonostante la Relazione istruttoria di accompagnamento contenga numerosi pareri dei Soggetti Competenti in materia Ambientale fortemente critici (Determinazione n. G03708, 19.3.2026). Sarebbe stato preferibile, c’è scritto, assoggettare il progetto a VAS, un procedimento che valuta l’opera e le sue ricadute per quanto riguarda la tutela della salute, lo sviluppo programmatico generale e il rispetto delle normative e degli obiettivi stabiliti dalle direttive europee in un contesto sovracomunale.

Inutile ora soffermarsi sul livello di approssimazione del dibattito, teso ad esaltare la “grande Colleferro”. Anche se fosse stato più puntuale, non avrebbe cambiato l’esito della votazione, blindato dall’accordo bipartisan tra maggioranza e minoranza. Degna invece di nota la richiesta, respinta, del gruppo Colleferro Protagonista, guidato da Stefano Arcari, di rinviare il punto per acquisire maggiori elementi di approfondimento, necessari a chiarire le numerose criticità elencate nella Relazione istruttoria. Tutti i gruppi hanno comunque sottoscritto e approvato un ordine del giorno — con la sola astensione del gruppo Colleferro Protagonista — con cui si impegna l’Amministrazione a proseguire nel progetto, con il rispetto di alcune indicazioni rivolte al proponente, molte delle quali già previste da precisi obblighi normativi. L’Aula si è così orientata contro le indicazioni della Relazione istruttoria, che aveva sollecitato il Comune a ponderare la fattibilità del progetto e a individuare una nuova localizzazione in zona industriale, anziché in zona agricola e archeologica.

Cos’è il data center. Si tratta di un complesso edilizio composto da uffici amministrativi e locali tecnici, che comporta la destrutturazione dei luoghi e un’ulteriore perdita dell’identità paesaggistica.
Agli atti risulta che la potenza dedicata al calcolo dell’intelligenza artificiale è pari a 100 MW. Cobra Green Hyperscale ha inoltre chiesto di realizzare, su circa 14 ettari, a colle San Pietro, un impianto fotovoltaico a terra, con un elettrodotto interrato di collegamento di circa 4 km che attraversa i Comuni di Segni (RM), Paliano (FR) e Anagni (FR), e otto cabine di trasformazione BT/MT. L’impianto, pari a 11.942,58 kW, risulta oggi ridotto a 9.942,4 kW: un artato frazionamento volto a condizionare la VIA e a diminuire l’impatto complessivo, aggirando specifici adempimenti normativi. Nel complesso, gli impianti fotovoltaici collegati al progetto sono tre (con Santa Lisa 21 MW e Santa Barbara 20 MW) e necessitano della futura sotto-stazione elettrica Terna di Anagni, con le linee “Valmontone–Castellaccio” e “Anagni–Colleferro”.

Il sito di localizzazione. L’infrastruttura sorgerebbe lungo la via Casilina, al km 52,200, su un’area verde di circa 12 ettari, al confine con i Comuni di Paliano e Segni, con la trasformazione da zona agricola E — qualificata come “Paesaggio Agrario di Rilevante Valore”, non urbanizzata — verso una zona per attività produttive. L’area, attraversata da un corso d’acqua, è vicina ad aree sottoposte a tutela archeologica, nella quale sono presenti beni e aree di interesse storico diffusi. Già oggi via Fontana Barabba è interessata da un intenso e consistente affollamento di impianti fotovoltaici attivi e in fase di autorizzazione, senza che ai residenti siano garantite vie di fuga in caso di incidente rilevante, da anni costretti a vivere in un’infernale isola di calore. Nel progetto manca l’ipotesi di una localizzazione alternativa più idonea, così come la previsione di una cessione di aree pubbliche, con priorità ai siti dismessi, al fine di non incrementare ulteriormente le superfici cementificate e impermeabilizzate.

L’iter autorizzativo: VIA, AIA e Seveso III. Per le dimensioni dell’intervento, il tipo di opere previste, le ricadute ambientali, l’impatto sul territorio, la pressione cumulativa, la discutibile localizzazione, l’assenza di un sito alternativo, la mancata cessione di aree pubbliche, la percentuale di superfici da impermeabilizzare, l’esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici e gli impatti ambientali di area vasta, ben oltre i confini della città di Colleferro, dopo la presa d’atto del Consiglio comunale la società dovrà ora ottenere i titoli abilitativi di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) e di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Vogliamo inoltre conoscere preventivamente i rischi accidentali e industriali del progetto e se l’impianto debba essere sottoposto alla direttiva Seveso III, considerata la sua prossimità alla via Casilina (dove è previsto il transito di sostanze pericolose prodotte dalla KNDS ad Anagni e dirette allo stabilimento di Colleferro), la vicinanza alla linea ferroviaria Roma-Cassino e all’autostrada A1. Va inoltre rilevato che la viabilità di connessione al data center interseca il perimetro del Sito di Interesse Nazionale (SIN) “Bacino del Fiume Sacco” e, agli atti, non risulta adeguatamente dettagliata né rappresentata.

Qual è l’interesse pubblico di questo progetto. La variante urbanistica non è uno strumento a carattere generale e non si identifica con l’interesse pubblico, né riguarda l’assetto del territorio, ma attiene a una specifica iniziativa imprenditoriale privata. La normativa europea e italiana fonda ogni scelta amministrativa sulla effettiva comparazione degli interessi pubblico-privato da parte della Pubblica amministrazione e sulla dimostrazione che la realizzazione di un’opera privata deve rispondere a un interesse pubblico prevalente, concreto e attuale.

Un territorio già compromesso. Il report appena pubblicato da ARPA Lazio sullo stato ambientale del SIN “Valle del Sacco”, aggiornato al 2024, fornisce elementi chiari sulle matrici acqua, aria e suolo, da cui derivano inevitabili conseguenze negative sullo stato di salute della popolazione: Colleferro ha superato il limite di 35 superamenti giornalieri annui consentiti per le PM10, arrivando a ben 47 sforamenti. Il Comune ricade nella Zona “Valle del Sacco 2021”, a cui è attribuita la classe 1, la più critica; lo stato ecologico del fiume Sacco è risultato “Cattivo” e lo stato chimico “Non buono”.
In tutti questi anni il Comune non è intervenuto sul Piano Regolatore Generale (PRG) per pianificarne lo sviluppo complessivo, ma ha proceduto a colpi di varianti urbanistiche, dettate da interessi localizzati: un espediente per evitare la valutazione degli effetti cumulativi degli impianti e della massiccia cementificazione-impermeabilizzazione di nuove aree. Lo scrive la stessa ARPA Lazio: “È infatti possibile che impatti ambientali valutati come poco significativi contribuiscano, cumulandosi ad analoghi impatti generati dall’attuazione di piani e programmi che insistono su aree limitrofe, a determinare rischi per l’ambiente”.

Il considerevole consumo di suolo, per di più agricolo, rappresenta un costo ambientale che porta al degrado delle funzioni ecosistemiche, all’alterazione dell’equilibrio ecologico e a un aumento della superficie impermeabilizzata, considerata la rilevante quota di terreno destinata a occupazione permanente (circa 32.265,79 m²). Il Comune di Colleferro presenta una percentuale di suolo consumato sulla superficie amministrata pari al 22,84% (dato 2024, fonte: consumosuolo.it/indicatori), corrispondente a circa 613,5 ettari.

Acqua ed energia: i dati mancanti. I data center consumano una quantità considerevole di acqua, impiegata nei sistemi di raffreddamento, ma la proponente non indica la provenienza delle risorse idriche necessarie a garantire la dissipazione termica. Data la loro natura energivora e idrovora, è stata chiesta alla società una stima puntuale del consumo energetico ed idrico, e ACEA ATO2 ha peraltro precisato che non procederà all’allaccio alla rete delle nuove costruzioni in assenza di disponibilità della risorsa idrica. L’energia è una questione strategica, ma l’acqua è il bene comune per eccellenza da salvaguardare, e le informazioni sul dimensionamento dei gruppi di continuità e sull’alimentazione dei sistemi di raffreddamento restano carenti. Sono state inoltre evidenziate preoccupazioni sugli impatti in termini di inquinamento acustico. La città soffre già di interruzioni e disservizi per carenza d’acqua e di una qualità dell’aria non a norma: una situazione già critica rischierebbe di diventare ingestibile, e le ordinanze sindacali sugli usi impropri di acqua diventerebbero la norma.

Insostenibilità dell’impatto ambientale. In un’area classificata SIN da bonificare, gli Amministratori locali, con la formula “riqualificazione e rigenerazione urbana”, fanno avanzare a Colleferro un progetto industriale altamente impattante, che genera profitti speculativi per un privato. È inconcepibile che, mentre si continua a premere — finora inutilmente — per la bonifica della valle del Sacco, le persone elette per migliorare la qualità della vita dei cittadini scelgano di far governare il processo amministrativo dalle logiche dell’economia di mercato, dai guadagni facili e dal ricorso altrettanto facile alle varianti urbanistiche.

Un modello politico che si ripete. L’attuale Giunta è il prosieguo politico della precedente Amministrazione, che ha la paternità del progetto. La medesima maggioranza, in questi anni, ha ricoperto di cemento e rotatorie stradali la periferia della città; ha favorito la cementificazione sfrenata e lasciato incrementare a dismisura mega-installazioni fotovoltaiche su terreni agricoli produttivi; ha fatto espandere attività pericolose e dannose come quella della produzione di armi; ha spianato colle Rampo e sta contribuendo a svalutare il polmone verde del Monumento Naturale La Selva di Paliano (in gran parte di proprietà pubblica), rendendolo così facile preda di speculazioni; ha deliberato la costruzione di 691 nuovi alloggi; non ha rifiutato sponsorizzazioni da parte di fabbriche di armi, scelta contro cui si sono levate voci di dura protesta. E oggi parla di difesa dell’ambiente, mentre avvelena la valle del Sacco e la salute di chi ci vive, in cambio di 60 posti di lavoro (non 200-250), esaltandone la bassa qualificazione.

Non accettiamo in silenzio scelte politiche che ci hanno portato al punto in cui siamo: deve cambiare profondamente la cultura della legalità politico-amministrativa della classe dirigente, e senza una riconversione del modello economico e sociale avremo solo un motivo in più per essere un obiettivo sensibile. Negli anni i richiami alla responsabilità delle Istituzioni sono caduti nel vuoto e, per quanto sia ormai improbabile un ritorno credibile sulla scena di chi, un tempo ambientalista, ha scelto di cambiare sponda, la battaglia civile per la Valle del Sacco non conosce tregua, anche quando si perde oggi, affinché qualcosa cambi domani.

Nell’esprimere la nostra contrarietà al progetto, chiediamo al Sindaco Calamita di convocare un’assemblea pubblica aperta alla cittadinanza per fare chiarezza sui reali impatti idrici, termici e ambientali e per informarla sul ruolo del Comune nei successivi procedimenti autorizzatori.

Ina Camilli – Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Foto di repertorio

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