Sabato 15 Agosto 2026 11:08
Data Center a Colleferro, il sindaco Calamita risponde alle polemiche: l’intervista
A Colleferro verrà realizzato un Data Center, il più grande del centro-sud Italia: la notizia, pubblicata anche dalla nostra testata, […]
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A Colleferro verrà realizzato un Data Center, il più grande del centro-sud Italia: la notizia, pubblicata anche dalla nostra testata, ha suscitato numerosi commenti, dividendo l’opinione pubblica, tra cittadini favorevoli e contrari. Numerose le perplessità espresse anche dalle
associazioni
e dai comitati locali
, di cui abbiamo riportato integralmente i comunicati stampa inviati a questa Redazione.Al fine di garantire il diritto di replica, riportiamo l’intervista rilasciata al nostro giornale dal sindaco di Colleferro, Giulio Calamita.
- Entriamo nel vivo dell’argomento: la realizzazione del primo data center del centro Italia, proprio a Colleferro. Partiamo dall’origine della questione: che cos’è un Data Center?
“Premesso che entrare nel tecnico diventa complicato ma, sul generico, esistono due tipi di data center. I data center che memorizzano dati e quelli di calcolo avanzato. Entrambe le strutture, in particolare quelle che fanno calcolo, come nel nostro caso perché questa struttura dovrebbe diventare un data center per l’intelligenza artificiale, hanno consumi molto più elevati rispetto al solo storage. Chi utilizza le schede grafiche del computer sa benissimo che le schede scaldano molto di più del solo processore o del solo hard-disk; poi il principio di funzionamento è molto simile rispetto a quello delle solite schede grafiche. Le unità specializzate nell’intelligenza artificiale però hanno ricaricati non solo le moltiplicazioni delle matrici ma anche tutti i sistemi particolari necessari per il funzionamento delle intelligenze artificiali, che sono di vario tipo. Queste strutture vanno concepite quindi come dei grandissimi computer. Sfruttano l’energia elettrica, come qualsiasi device, per fare delle operazioni”.
- Abbiamo chiarito di cosa si tratta ma qual è stato l’iter che ha portato all’approvazione di questo progetto, dalla sua idea fino all’approvazione, quasi unanime (con l’astensione del gruppo Colleferro Protagonista), durante lo scorso Consiglio Comunale?
“Colleferro è una città operaia, nata con lo zuccherificio prima e con la BPD poi. Paolo VI ci definì “città del lavoro” durante la sua storica visita impressa anche nella grande targa ai piedi del Municipio e la più grande battaglia della nostra storia recente fu proprio l’occupazione di fabbrica. Nonostante il gettito IRPEF di questi anni sia sempre in aumento, a riprova dell’aumento dell’occupazione ma pure dell’aumento del numero dei pensionati, noi crediamo sia necessario mettere a disposizione dei più giovani ulteriori occasioni concretate di occupazione, possibilmente di qualità. Le nuove tecnologie, in grado di superare l’industria pesante, l’economia dei rifiuti e persino la logistica, possono consentirci di rimanere una città del lavoro anche nei prossimi decenni, senza inquinare l’ambiente.
Durante la precedente amministrazione, abbiamo bandito nel giugno 2025 un importante avviso pubblico a valenza europea (diffuso in più lingue) volto a raccogliere manifestazioni d’interesse per nuovi investimenti tecnologici, infrastrutture digitali e la localizzazione di data center sul territorio di cui si è occupato direttamente Il Sole 24 ore, prima testata economica del Paese. A valle di quell’avviso abbiamo audito in commissione congiunta progetto per progetto, compresi i data center ed alla presenza dei consiglieri di tutte le forze politiche. Insomma una lunga procedura, tutta condotta in totale trasparenza e che ha affrontato anche la recente campagna elettorale”.
- Ora, però, affrontiamo anche le polemiche nate da questo argomento negli ultimi giorni: alla nostra Redazione sono giunti numerosi commenti e diversi comunicati stampa di associazioni e comitati locali, preoccupati soprattutto per l’ambiente. Quale sarebbe quindi l’impatto ambientale di un data center a Colleferro, con le diverse criticità che potrebbero sorgere, come per esempio sulla questione idrica?
“Data center e supercomputer non bruciano niente, non hanno camion che caricano e scaricano, forniscono un’occupazione di qualità con periti elettronici ed ingegneri di vario genere. Il primo data center sarà naturalmente una sperimentazione per tutta l’Italia centrale rendendo Colleferro coerente con la sua storia. Siamo da sempre stati pionieri nella scienza e nella tecnica e continuiamo ad esserlo, in questo caso dentro un’economia di pace, va evidenziato. Il progetto approvato in consiglio sarà sottoposto sia alla procedura di A.i.a che di V.i.a, procedure all’interno delle quali sarà possibile far osservazione rispetto ai dubbi o alle proposte che le associazioni ambientaliste vorranno avanzare. Nel merito, il consumo idrico è stato limitato dalla scelta del raffreddamento ad aria, dalla raccolta delle acque piovane per l’impianto a circuito chiuso. Il consumo elettrico è assicurato in parte da Terna ed in parte dal fotovoltaico. Nonostante il Governo insista sul nucleare, le rinnovabili per noi in Italia rimangono l’unica prospettiva”.
- Parliamo ora di un altro tema fondamentale: il lavoro. La prospettiva occupazione è allettante per i giovani, e non solo? Avete dei numeri?
“Si parla di 220 posti di lavoro qualificati, a regime. Molti di più nelle fasi di costruzione ed iniziali. Ci sarà la possibilità anche in questo caso di aprire un Its pubblico-privato per la formazione professionale come a Colleferro si è sempre fatto, da quando esiste questa città-fabbrica.
Siamo i primi del centro Italia a lanciare questa sfida ed abbiamo iniziato nel 2024 quando l’allora sindaco Sanna e l’allora consigliere Zeppa andarono a Milano alla prima giornata a porte aperte dei data center in Lombardia, giornata dedicata agli studenti delle università e degli ultimi anni delle scuole superiori, ma pure ai comuni. Lo fecero pubblicamente, assieme a Francesco Vassallo, Vicesindaco Città Metropolitana di Milano, per cercare una nuova via dopo i risultati modesti prodotti della logistica tradizionale”.
- Un’ultima domanda sugli oneri? Quanto arriverà al comune e cosa ci farà?
“Il comune di Colleferro dovrebbe percepire tra varie misure circa 3 milioni e mezzo di euro di cui buona parte non scomputabili. Li utilizzeremo per attuare una parte del programma che passa per il miglioramento della qualità della vita di ogni cittadino, dall’abbattimento delle barriere architettoniche fino al verde, a nuovi alberi lungo le strade, ai parchi, allo sport. Anche in questo vogliamo compiere scelte di avanguardia.
Concludo facendo un ragionamento: dobbiamo capire se noi vogliamo rimanere a guardare che queste opere vengano realizzate in giro per tutto il mondo e in maniera peggiore di come le potremmo far realizzare noi. Qui l’attenzione viene posta sull’integrazione dello sviluppo del territorio con le condizioni ambientali nel quale è immerso. Il mondo va avanti e queste tecnologie sono già una realtà.
Tale iniziativa è di stampo europeo: ed è necessario che questi sistemi si sviluppino, per non rimanere indietro rispetto agli altri continenti. Tutti possono coesistere camminando allo stesso passo e Colleferro si candida ad affrontare questa realtà. Come in tutti i settori, i processi vanno governati e non vanno subiti”.

Data Center a Colleferro: il progetto
Ringraziamo il sindaco Calamita per la sua disponibilità; come Redazione rimaniamo a disposizione di chiunque volesse controbattere.
