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Domenica 16 Agosto 2026 15:08

Le pillole di Polly: recensione di “Buddha sulla strada” di Durian Sukegawa

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A volte, basta un attimo perché la propria vita si sgretoli come un castello di carte sorpreso da una folata di vento. Lo sa bene Bōta, che in un quarto d’ora di ordinaria follia ha commesso un terribile errore, che gli è costato molto caro: per lui, che prima non aveva mai fatto del male nemmeno ad una mosca, si sono spalancate le porte del carcere.
Poi, ha perso tutto: la moglie, la sua bella casa, il lavoro e, quel che è peggio, sua figlia, un’adorabile bambina che all’epoca della disgrazia aveva solo tre anni.
Molto tempo dopo, Bōta esce di prigione e si riduce ad essere un senzatetto. È disperato, e decide di farla finita gettandosi nel fiume Tamagawa, alla periferia di Tōkyō.
Ma lo stesso destino che punisce chi ha sbagliato, talvolta, mostra il suo lato misericordioso, e Bōta viene salvato da altri senzatetto, che lo prendono con loro e, attraverso la loro amicizia, gli offrono dei motivi per andare avanti.
Eri, invece, è una povera ragazza che non ha niente a che fare con Bōta. Purtroppo, però, ha qualcosa in comune con lui: è un’anima in pena.
Da anni subisce le angherie del patrigno e l’indifferenza della madre e, dopo un problema con la legge, viene cacciata di casa. Rimasta sola al mondo, Eri pensa a suo padre e a quanto sarebbe stato bello conoscerlo, se solo non fosse morto anni prima.
Bōta ed Eri hanno vite del tutto separate, eppure le loro solitudini li legano misteriosamente; così, quei due, anche se non ne sono consapevoli, si fanno coraggio a vicenda.
Perché a volte, l’aiuto più grande lo danno le persone che ci sono vicine solo con il cuore.
“Buddha sulla riva” è un romanzo di Durian Sukegawa, noto al grande pubblico soprattutto per il suo “Le ricette della signora Tokue”, in cui affronta il tema della malattia che provoca uno stigma sociale.
In “Buddha sulla riva” l’autore giapponese conferma la sua attenzione verso gli ultimi, gli emarginati, i reietti di cui, in genere, si preferisce tacere. Stavolta, lo scrittore ha scelto di parlare dei senzatetto, poveri esseri umani trascurati nella realtà come nella letteratura, con la fortunatissima eccezione di “I Miserabili” del grande Victor Hugo.
Durian, prima di parlare dei clochard che abitano sulla riva del Tamagawa, ha passato dei mesi a conversare con loro per poi trasformarli, ispirandosi alle loro storie, in personaggi del suo romanzo. E lo ha fatto in modo da rendere tutta la loro umanità, descrivendo il loro coraggio e la straordinaria forza di volontà che consente loro di andare avanti nonostante le tragedie che li hanno colpiti, costringendoli a vivere per strada.
“Buddha sulla strada” è un romanzo di una tristezza infinita, ma allo stesso tempo contiene un messaggio di grande speranza. Durian, infatti, attraverso la sua storia sembra voler consigliare al lettore di non mollare mai, nemmeno quando tutto sembra perduto.
E forse, è in questa contraddizione tra tragedia e desiderio di riscatto il senso di questo magnifico romanzo.
Federica Focà
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