Sabato 15 Agosto 2026 17:08
Il Foro dei re: potere, religione e memoria alle origini di Roma
Il Foro dei re: potere, religione e memoria alle origini di Roma
Quando pensiamo al Foro Romano immaginiamo soprattutto la Roma repubblicana e imperiale. Eppure alcune delle strutture fondamentali della sua storia nacquero molto prima, durante l’età dei re. Nel primo articolo (La valle prima di Roma: dalla palude al primo Foro abbiamo visto come la valle, dopo secoli di frequentazione e di uso funerario, fosse stata […]
Il Foro dei re: potere, religione e memoria alle origini di Roma
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Il Foro dei re: potere, religione e memoria alle origini di Roma
Quando pensiamo al Foro Romano immaginiamo soprattutto la Roma repubblicana e imperiale. Eppure alcune delle strutture fondamentali della sua storia nacquero molto prima, durante l’età dei re.
Nel primo articolo (
La valle prima di Roma: dalla palude al primo Foro
abbiamo visto come la valle, dopo secoli di frequentazione e di uso funerario, fosse stata progressivamente bonificata e trasformata in uno spazio condiviso. Ora possiamo fare un passo avanti e chiederci: che cosa accadde quando quello spazio cominciò davvero a funzionare come piazza pubblica?Fu allora che presero forma alcuni degli spazi e delle istituzioni destinati a segnare per secoli la vita politica e religiosa di Roma: il Comizio, la Regia, il santuario di Vulcano e il culto di Vesta. È in questa fase che il Foro comincia a diventare non soltanto uno spazio aperto, ma il luogo nel quale la città organizza il proprio potere, la propria religione e la propria memoria.

Schema topografico del Foro Romano in età regia (VII–VI secolo a.C.). Sono indicati i principali luoghi e complessi archeologici ricordati nel testo e la loro posizione approssimativa all’interno della valle del Foro. Lo schema ha funzione orientativa e non costituisce una ricostruzione completa dell’assetto del Foro in età arcaica: dimensioni, forme e perimetri degli elementi rappresentati sono indicativi e gli spazi non occupati nello schema non devono essere interpretati come aree necessariamente libere o prive di strutture. Il diverso grado di certezza delle localizzazioni è segnalato nella legenda. Elaborazione APPasseggio.
Intorno al 600 a.C. la valle ormai bonificata disponeva di una grande superficie pavimentata in terra battuta. Per la prima volta una parte della città veniva lasciata intenzionalmente libera da abitazioni e destinata alla collettività. Qui la popolazione poteva riunirsi, celebrare i propri culti e prendere decisioni; qui si svolgevano il mercato, le cerimonie religiose e le prime assemblee e cominciavano a sorgere gli edifici legati al potere politico e religioso. Il Foro assumeva così una funzione nuova: diventava il luogo nel quale Roma poteva rappresentare sé stessa.
La nuova piazza cominciò progressivamente a organizzarsi intorno a due poli destinati a rappresentare forme differenti ma inseparabili del potere: il Comizio, centro della vita politica e sede delle assemblee popolari, e la Regia, legata alla figura del re e alla religione pubblica. Politica e religione occupavano così due settori distinti della piazza, ma appartenevano a uno stesso sistema: nella Roma dei re il potere politico e quello religioso erano strettamente intrecciati.
All’estremità nord-occidentale della piazza si trovava il Comizio, il più antico spazio politico della città. Oggi è difficile riconoscerlo. L’area venne profondamente trasformata negli ultimi decenni della Repubblica e gran parte delle sue strutture scomparve con gli interventi di Cesare e Augusto. Per immaginarne l’estensione dobbiamo guardare lo spazio compreso tra l’attuale Arco di Settimio Severo, la Curia Iulia, il Foro di Cesare e la Basilica Emilia.
Qui si riunivano i comizi curiati, la più antica forma di assemblea popolare romana. Secondo la tradizione, risalivano addirittura a Romolo e riunivano i cittadini suddivisi in trenta curie. Durante l’età monarchica partecipavano ad alcuni momenti fondamentali della vita della città, dall’investitura del re alle decisioni che riguardavano la guerra e la religione. Il termine stesso comitium indicava il luogo nel quale ci si riuniva, mentre comitia, al plurale, designava le assemblee.
Accanto al Comizio sorgeva la Curia Hostilia, sede delle riunioni del Senato, che la tradizione attribuiva al re Tullo Ostilio. Secondo il racconto antico, dopo la conquista di Alba Longa il sovrano avrebbe accolto nel Senato alcune delle più importanti famiglie albane e fatto costruire per l’assemblea una nuova sede. L’archeologia non consente di attribuire con certezza l’edificio a Tullo Ostilio, ma nell’area del Comizio sono documentate già tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo a.C. strutture monumentali che potrebbero essere collegate a una prima Curia.
Il Senato, del resto, era considerato ancora più antico. Secondo la tradizione romana, Romolo avrebbe scelto cento patres come suoi consiglieri. Durante la monarchia il Senato affiancava il sovrano con funzioni consultive; soltanto con la Repubblica avrebbe progressivamente assunto il ruolo politico che conosciamo meglio dalle fonti.
Il Comizio riuniva dunque in uno spazio relativamente ristretto alcune delle istituzioni fondamentali della Roma arcaica: il popolo riunito nelle curie, il Senato e il re. Era il luogo nel quale Roma prendeva forma come comunità politica.
Politica e religione non costituivano due ambiti separati. Una decisione pubblica poteva essere considerata legittima soltanto se presa nel rispetto del rapporto tra la comunità e gli dèi. Il Comizio non era una piazza qualsiasi. Era stato consacrato dagli auguri come templum, cioè come uno spazio ritualmente delimitato e orientato, all’interno del quale era possibile osservare e interpretare i segni divini.
![Museo del Foro Romano, il cd. Augure del Lapis Niger [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/08/Augure_Lapis_Niger.jpg)
Museo del Foro Romano, il cd. Augure del Lapis Niger [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]All’interno del complesso del Comizio si trovava anche un’area sacra, affacciata sulla piazza e generalmente identificata dagli archeologi con il Volcanal, uno dei più antichi santuari dedicati a Vulcano.
Vulcano era la divinità del fuoco nelle sue manifestazioni più potenti e distruttive. Il suo culto doveva assumere un significato particolare in una città nella quale gran parte delle costruzioni era realizzata con materiali facilmente combustibili, come legno e paglia.
![Foro Romano, l'area indicata come Volcanal nella cartellonistica presente [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/08/Volcanal_02.jpg)
Foro Romano, l’area indicata come Volcanal nella cartellonistica presente [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]Al di sotto delle sistemazioni più tarde del Comizio gli scavi archeologici hanno riportato alla luce un complesso sacro arcaico, articolato in più strutture e trasformato nel corso del tempo. Tra gli elementi conservati si trovano un altare, basamenti e resti monumentali in tufo e, soprattutto, un cippo iscritto.
![Museo del Foro Romano, il cippo iscritto rinvenuto al di sotto del Lapis Niger [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/08/Cippo_Regei.jpg)
Museo del Foro Romano, il cippo iscritto rinvenuto al di sotto del Lapis Niger [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]
Sul cippo è incisa una delle più antiche iscrizioni latine conosciute. Il testo, scritto in latino arcaico e conservato soltanto in parte, aveva carattere normativo e sembra contenere prescrizioni relative all’area sacra. Tra le parole riconoscibili compare recei, forma arcaica del dativo di rex, «al re». È una presenza straordinaria: nel cuore del Comizio, un documento arcaico conserva un riferimento diretto alla figura del rex.
In età repubblicana il complesso arcaico venne obliterato e al di sopra di esso fu realizzata una particolare pavimentazione in pietra nera: il Lapis Niger. La data esatta di questa sistemazione è discussa; la pavimentazione che conosciamo è comunque legata alle profonde trasformazioni subite dal Comizio negli ultimi decenni della Repubblica e fu poi inserita nella sistemazione augustea della piazza.
Museo delle Terme di Diocleziano, plastico con il complesso arcaico rinvenuto al di sotto del Lapis Niger [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]">Museo delle Terme di Diocleziano, plastico con il complesso arcaico rinvenuto al di sotto del Lapis Niger [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]
Intorno a questo settore del Comizio si concentravano però alcune delle memorie più antiche e oscure sulle origini di Roma. Già gli autori antichi non erano più in grado di spiegare con certezza che cosa vi fosse accaduto. Festo, nel De verborum significatu, riportava:
«La pietra nera nel Comizio indica un luogo funesto, secondo alcuni destinato alla morte di Romolo…»
A questo punto il testo di Festo diventa gravemente lacunoso. Le integrazioni proposte dagli studiosi vi hanno riconosciuto tracce di altre tradizioni, che collegavano questo settore del Foro a Faustolo, il pastore che aveva allevato Romolo e Remo, e a un Ostilio, identificato con l’avo del futuro re Tullo Ostilio. Queste interpretazioni trovano riscontro anche in altre fonti antiche, ma il testo di Festo non è conservato abbastanza bene da permettere di ricostruirne con certezza il racconto.
Tradizioni diverse, dunque, ma accomunate dalla percezione che quel punto del Comizio conservasse la memoria di un passato remotissimo, del quale gli stessi Romani avevano ormai perduto il ricordo preciso.
All’estremità opposta della piazza pavimentata sorgeva la Regia. Il nome richiama immediatamente il re, ma la funzione originaria dell’edificio rimane in parte discussa. La tradizione la considerava la residenza di Numa Pompilio, il secondo re di Roma, al quale veniva attribuita l’organizzazione di gran parte della religione pubblica.
Gli scavi hanno rivelato sotto le strutture della Regia le tracce di un insediamento più antico, formato da piccole capanne simili a quelle rinvenute sul Palatino. Verso la fine del VII secolo a.C. queste furono sostituite da una costruzione con fondazioni in pietra, organizzata intorno a uno spazio aperto. Nel corso del VI secolo a.C. il complesso fu più volte trasformato, fino ad assumere verso la fine del secolo un impianto che, nonostante le successive ricostruzioni, avrebbe caratterizzato la Regia per tutta l’antichità.
![Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano, frammento di vaso in bucchero proveniente dalla Regia, con l'iscrizione REX, ultimo quarto del VI secolo a.C. [Foto: Juliana Bastos Marques, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/08/Bucchero_rex_sacrorum_2.jpg)
Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano, frammento di vaso in bucchero proveniente dalla Regia, con l’iscrizione REX, ultimo quarto del VI secolo a.C. [Foto: Juliana Bastos Marques, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0]Tra i materiali rinvenuti è particolarmente significativo un frammento di vaso in bucchero sul quale compare la parola REX. Il ritrovamento è suggestivo, ma va interpretato con prudenza: il termine potrebbe riferirsi al sovrano, ma anche a una figura sacerdotale come il rex sacrorum. In ogni caso, testimonia lo stretto rapporto di questo edificio con una sfera nella quale autorità politica e religiosa erano profondamente intrecciate.
È interessante mettere questo ritrovamento in relazione con il recei dell’iscrizione arcaica del Comizio: in due dei luoghi più antichi del Foro compare dunque, in forme diverse, la stessa parola legata alla figura del rex. In entrambi i casi, tuttavia, non possiamo stabilire con certezza se il termine indicasse il sovrano oppure una figura sacerdotale.
Se Romolo rappresentava il fondatore guerriero, Numa Pompilio incarnava per i Romani il sovrano che aveva dato ordine alla religione. A lui la tradizione attribuiva l’istituzione o l’organizzazione di numerosi culti, collegi sacerdotali e riti destinati a regolare il rapporto tra Roma e gli dèi. Anche la Regia entrò così nella memoria della città come uno dei luoghi nei quali affondavano le radici della religione pubblica romana.
Secondo una tradizione raccontata da Ovidio nei Fasti, durante il regno di Numa uno scudo di bronzo dalla forma particolare cadde dal cielo. Era l’ancile, un dono di Giove al quale era legato il destino di Roma. Per proteggerlo da eventuali furti, Numa ordinò che ne fossero realizzate undici copie. L’incarico fu affidato all’artigiano Mamurio Veturio, che le realizzò così perfettamente da rendere impossibile distinguere lo scudo divino dagli altri. Quando Numa gli offrì una ricompensa, Mamurio chiese soltanto che il suo nome fosse ricordato nel canto dei Salii. Secondo la tradizione riferita da Ovidio, proprio per questo Mamurio veniva celebrato nel canto rituale dei sacerdoti.

Trasporto degli Ancilia, da Wolfgang Helbig – Helbig 1905: W. Helbig, «Sur les attributs des Saliens», in Mémoires de l’Académie desInscriptions et Belles -Lettres XXXVII, 1905, 2, p. 205-276 [Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0]
E fu proprio ai Salii, sacerdoti di Marte, che vennero affidati i dodici scudi, gli ancilia. Livio attribuisce allo stesso Numa l’istituzione del collegio dei dodici Salii di Marte Gradivo, il dio nella sua veste guerriera. Nel mese di marzo i sacerdoti percorrevano la città indossando il costume rituale e portando gli scudi sacri, al ritmo di canti e danze. Le loro cerimonie si inserivano nel complesso di riti che, all’inizio della primavera, accompagnavano la riapertura della stagione militare.
Nella Regia si trovava anche il sacrarium Martis, il sacrario di Marte, nel quale erano custodite le armi sacre del dio. Secondo Servio, prima di partire per la guerra il comandante entrava nel sacrario, scuoteva dapprima gli ancilia e poi la lancia di Marte, pronunciando l’invocazione Mars, vigila!: «Marte, veglia!». Anche questo rito mostra quanto, nella Roma arcaica, religione e guerra fossero strettamente intrecciate.
La fine della monarchia non cancellò le funzioni religiose che erano appartenute al re. Secondo la tradizione ricordata da Livio, dopo la cacciata dei Tarquini alcuni riti pubblici che fino ad allora erano stati celebrati personalmente dai sovrani furono affidati a una nuova figura sacerdotale, il rex sacrorum o rex sacrificulus. Roma aveva abolito il re come autorità politica, ma conservava così parte delle sue funzioni religiose.
![Musei Capitolini, Sala degli Orazi e Curiazi, Numa Pompilio istituisce il culto delle Vestali e dei sacerdoti, affresco dipinto dal Cavalier d'Arpino tra il 1636 e il 1638 [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/08/affrescoscenasacrificio29.jpg)
Musei Capitolini, Sala degli Orazi e Curiazi, Numa Pompilio istituisce il culto delle Vestali e dei sacerdoti, affresco dipinto dal Cavalier d’Arpino tra il 1636 e il 1638 [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]Accanto alla Regia sorgeva il santuario dedicato a Vesta, l’Aedes Vestae. Il culto della dea era legato al fuoco del focolare domestico: come il fuoco della casa rappresentava la continuità della famiglia, così quello custodito nel santuario di Vesta rappresentava simbolicamente la continuità della comunità romana. Anche in questo caso, la tradizione attribuiva a Numa Pompilio l’organizzazione del culto, la custodia del fuoco sacro da parte delle Vestali e la costruzione stessa del santuario.
Il santuario di Vesta era caratterizzato da una forma circolare che gli stessi Romani consideravano antichissima. Al suo interno la dea non era rappresentata da una statua: la sua presenza era simboleggiata dal fuoco perenne. Nel penus Vestae, la parte più interna e riservata del santuario, erano custoditi alcuni degli oggetti più sacri della città. Tra questi, secondo la tradizione, si trovava il Palladio, il simulacro che Enea avrebbe salvato da Troia e portato nel Lazio. Era considerato uno dei pignora imperii, i pegni sacri dai quali si riteneva dipendesse la potenza di Roma.
La cura del fuoco era affidata al collegio delle Vestali, la cui istituzione la tradizione romana faceva risalire a Numa Pompilio. Dionigi di Alicarnasso attribuisce alla prima organizzazione del collegio anche un servizio della durata di trent’anni: dieci dedicati all’apprendimento, dieci all’esercizio delle funzioni e dieci all’istruzione delle nuove sacerdotesse. Il loro ruolo andava ben oltre la custodia del fuoco: le Vestali erano responsabili di riti e oggetti sacri dai quali si riteneva dipendesse la protezione della comunità.
Anche l’archeologia documenta l’antichissima frequentazione di questo settore del Foro: sono state individuate strutture risalenti fino al VI secolo a.C. e, nelle indagini più recenti, i resti di una capanna dell’VIII secolo a.C., interpretata come possibile residenza delle Vestali di età regia. La grande Casa delle Vestali oggi visibile appartiene invece a sistemazioni molto più tarde.
Il Comizio, la Regia e il santuario di Vesta erano collegati da percorsi che organizzavano la vita della città. Tra questi vi era la Via Sacra, uno degli assi più antichi e significativi del Foro. Il suo percorso originario non coincideva necessariamente in ogni tratto con quello che vediamo oggi e la sua stessa estensione è stata a lungo discussa dagli studiosi.
Già gli antichi si interrogavano sull’origine del suo nome. Festo ricorda due spiegazioni: secondo alcuni era detta Sacra perché lungo il suo percorso Romolo e Tito Tazio avevano concluso il patto che pose fine alla guerra tra Romani e Sabini; secondo altri perché era utilizzata dai sacerdoti durante le cerimonie religiose. Varrone ricorda infatti che lungo questa via venivano portate offerte sacre verso l’Arx e si muovevano gli auguri per compiere i loro riti. La Via Sacra non era dunque semplicemente una strada. Attraversava e metteva in relazione alcuni dei luoghi nei quali Roma celebrava il proprio rapporto con gli dèi e organizzava la vita della comunità.
![Il Foro Romano dalla terrazza panoramica del Palatino [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/08/Foro_Romano_panoramica-1.jpg)
Il Foro Romano dalla terrazza panoramica del Palatino [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]Quando visitiamo oggi il Foro Romano, quasi nulla si presenta nel suo aspetto dell’epoca regia. Il Comizio è stato profondamente trasformato e la sua area sacra è nascosta sotto le sistemazioni successive, la Regia è ridotta a fondazioni difficili da interpretare, mentre il Tempio di Vesta e la Casa delle Vestali che vediamo appartengono in gran parte a ricostruzioni molto più tarde. Eppure proprio in questi luoghi, durante l’età regia, la valle bonificata cominciò a diventare il cuore della città. Nel Comizio trovarono spazio alcune delle più antiche istituzioni politiche; nell’area sacra del Volcanal religione, potere e memoria delle origini si intrecciarono; la Regia divenne uno dei centri della religione pubblica; presso il santuario di Vesta ardeva il fuoco che simboleggiava la continuità della comunità. Per ritrovare il Foro dei re nel paesaggio che vediamo oggi dobbiamo quindi imparare a leggere non soltanto i monumenti, ma le relazioni tra gli spazi, i livelli sovrapposti e le tracce lasciate dalle trasformazioni più antiche della città.
Nel prossimo articolo entreremo nel Foro della Repubblica. La monarchia era finita, ma molti dei luoghi nati durante l’età dei re continuarono a vivere e a trasformarsi. Mentre Roma estendeva il proprio dominio, anche il suo centro politico cambiava volto: nuovi edifici, nuovi monumenti e nuove forme di rappresentazione del potere trasformarono progressivamente l’antica piazza.
[Maria Teresa Natale]
Il Foro dei re: potere, religione e memoria alle origini di Roma
