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Domenica 23 Agosto 2026 21:08

Le pillole di Polly: recensione di “Viaggiatore in terra” di Julien Green

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Settembre 1895. Un evento terribile turba la cittadina universitaria di Fairfax: il corpo di un giovanissimo studente, Daniel O’Donovan, viene ritrovato senza vita sul greto di un fiume. Le circostanze della morte del ragazzo sono tali da far pensare ad un suicidio, pertanto si vorrebbe seppellirlo in territorio sconsacrato; ma un misterioso manoscritto ad opera del giovane pone nuovi interrogativi su come si siano svolti veramente i fatti.

In un altro luogo e in un altro tempo, viene ritrovato un ulteriore manoscritto che racconta le inquietudini del giovane Jean, che si strugge perché non sa come cacciare da casa sua un intruso che da anni ci si è intrufolato grazie ad un ricatto.

Altrove, un altro Jean soffre perché si è innamorato della cugina, che non gli fanno incontrare perché – gli dicono – sarebbe affetta da una malattia misteriosa; intanto, il capitano di una nave mercantile cerca di estorcere confidenze ad un passeggero alquanto reticente. Infine, in un altro altrove due donne, una bianca e una nera, aspettano da anni il ritorno di una persona amata.

Tutti questi personaggi sono i protagonisti di “Viaggiatore in terra”, una raccolta di cinque racconti di Julien Green che il grande scrittore, nato a Parigi da genitori statunitensi, ha pensato quando era poco più che ventenne.

Le anime in pena che popolano il libro non si conoscono e apparentemente non hanno nulla in comune tra di loro. Eppure, sono tutti degli infelici, che sono stati in qualche modo strappati da un ambiente familiare per essere gettati in un mondo ostile, dove non riescono a ricostruirsi una vita e sono costretti a fare i conti con il mistero più grande di tutti: la loro interiorità.

In comune, i personaggi dell’opera hanno un’altra caratteristica: la reticenza, che l’autore usa a piene mani per gettare quante più aree di ombra possibile sulle loro vite, così da far rimanere il lettore in uno stato perenne di dubbio.

Ed è giusto che sia così, perché il vero asse portante dell’opera è il mistero, che spesso e volentieri costringe i protagonisti dei racconti a fare i conti anche con il soprannaturale.

“Viaggiatore in terra”, dunque, è un’opera inquietante, a tratti disturbante; del resto, l’intento di Green non era quello di rassicurare i lettori, ma di tenerli in tensione e talvolta di farli rabbrividire attraverso delle storie di suspense.

E il risultato è pienamente raggiunto.

Federica Focà

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