Domenica 23 Agosto 2026 22:08
A Roma serve un Piano Colore. Non sapete cos’è? Ecco un esempio per capire meglio
Valorizzare l'identità visiva della città e nello stesso tempo contrastare i graffiti. Le facciate con i giusti colori possono diventare persino un'attrazione turistica come a Genova, Parigi e Londra
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Sullo stesso lato di via Galvani. Due palazzine: una vandalizzata, l’altra restaurata. Degrado e Bellezza: voi quale preferite?
La casetta color porpora o l’edificio deturpato dalle scritte che qualcuno definisce street art (ma così non è. Paragonata alla VERA street art: l’enorme Lupa di Roa sulla parete di un palazzo di via Galvani).
Noi preferiamo l’edificio color terracotta ma siamo sicuri che tra voi ci sia qualche amante dell’orrido che preferisce la casa martoriata dai graffiti…………scherzi a parte.
Molte città in Italia si stanno dotando di un piano colore per tutelare l’identità cromatica e il decoro urbano. L’adozione è facoltativa e legata alle singole scelte delle amministrazioni locali, lasciando molte aree (vedi Roma) ancora sprovviste di una normativa specifica.
Ma come funziona il Piano del Colore?
È uno strumento di pianificazione urbanistica spesso inserito nei regolamenti edilizi o come allegato al piano regolatore. Definisce le “tavolozze” delle tinte, i materiali e le finiture ammesse per le facciate. E quindi, regola gli interventi di manutenzione e restauro, specialmente nei centri storici. Ma noi sosteniamo se ne sia un gran bisogno anche nei quartieri di edilizia intensiva che hanno necessità di un piano del colore per dare ordine visivo, evitare tinte a caso e fare risaltare la bellezza originaria dei palazzi. Anche se non hanno un valore storico “antico”, i grandi edifici di periferia possiedono una loro identità cromatica.


PENTAX Image
Superiamo l’idea che l’edilizia popolare del secondo Novecento sia da buttare. E che i colori neutri, il “grigiore”, siano “brutti”: se ben conservati offrono eleganza, ordine e valorizzano i volumi degli edifici con giochi di chiaro-scuro e contrasti cromatici. Spesso il degrado non è colpa del progetto originario, ma della mancanza di cura che attiva la “teoria delle finestre rotte”, spingendo i vandali a colpire.
Solo a Roma, le tags o le scritte politiche sono tollerate o equiparate alla street art e considerate una forma di genius loci, ovvero come un’autentica espressione dell’anima della città!

E’ un equivoco culturale che confonde il degrado con l’identità storica e affonda le sue radici in un’ideologia che vede nell’edilizia la mercificazione degli spazi. I muri non sono visti come superfici da rispettare, ma come barriere del potere capitalistico!
Sappiamo che può suonare assurdo ma basta leggere i teorici del “diritto a imbrattare” per rendersi conto di come l’odio per la “continuità di tono” si è radicato a fondo nel pensiero comune della gente (e dei politici romani).
In Europa, al contrario, i borghi e le città con le case colorate sono diventati mete turistiche famosissime e molto fotografate online, grazie al fascino visivo delle loro facciate e alla forte spinta dei social media. Definiscono l’identità visiva del territorio e attirano ogni anno milioni di visitatori in cerca di scorci pittoreschi.


Da Burano, l’isola della laguna di Venezia famosa per le case tinte con colori vivaci, a Notting Hill (Londra) con le sue eleganti schiere di case vittoriane in tonalità pastello, al celebre quartiere danese di Nyhavn (Copenaghen) famoso per le sue alte case a schiera dai toni caldi e brillanti. Alla strada più colorata e famosa di Parigi, Rue Crémieux, una via pedonale nel XII arrondissement vicina alla Gare de Lyon.

Persino Genova (con le tipiche case colorate che richiamano le Cinque Terre) è stata inserita da Lonely Planet tra le dieci migliori città al mondo da visitare nella classifica Best in Travel 2025.

A Roma invece…siamo stati “abituati a vivere una città completamente devastata da scritte” (cit. Lucamaleonte) e non sappiamo distinguere il vandalismo dalla street art. O meglio, vi hanno fatto credere che i palazzi moderni siano tutti brutti e meritino di essere imbrattati. Non è così.
Per educare alla differenza tra vandalismo e street art Diarioromano propone
l’istituzione di un albo pubblico dei murales autorizzati.
Questo registro servirebbe a dare valore alle opere d’arte urbana – nata da un progetto condiviso, un bando o un permesso formale – e a cancellare gli alibi dei vandali che rovinano i muri con la scusa della street art.Per contrastare i graffiti (spacciati per street art) servono un albo dei murales per distinguere l’arte dal vandalismo e, in parallelo, un piano colore per ripristinare l’armonia cromatica e la manutenzione delle facciate con l’uso di palette cromatiche coordinate, tecniche applicative idonee e una manutenzione regolare per prevenire il degrado nel tempo.
Oggi è possibile consultare online moltissimi Piani Colore per tutelare l’identità visiva del territorio, indicando le tavolozze di tonalità ammesse per preservare il decoro e la tradizione architettonica locale.
A Roma ci fu un tentativo nel 2009. Leggiamo sul
sito di Confedertecnica
che nacque addirittura una “Commissione ad acta per la coloritura dei palazzi romani, presieduta dalla prof.ssa Marcella Morlacchi (Italia Nostra Roma). Queste le sue parole: “Italia Nostra Roma, che si è battuta per tanti anni per riportare il colore delle facciate di Roma sui binari corretti e scientifici, è particolarmente soddisfatta e ringrazia, prima di tutto, la Professoressa Morlacchi e tutti coloro – dall’Assessore Dino Gasperini al Consigliere Lavinia Mennuni, al Sindaco – che hanno reso possibile da qui in avanti, di evitare errori madornali nella lettura del patrimonio architettonico di Roma Capitale”. Il Piano del colore di Roma Capitale venne ufficialmente presentato in Campidoglio il 12 aprile 2013 alla presenza dell’allora sovrintendente, Umberto Broccoli.
Poi, non se ne fece più nulla. Facciamo nostre le parole di Confedertecnica:
“Nelle altre città non è così.
Ci chiediamo il perché di questo lassismo che va avanti oramai da anni e anni, a prescindere dal colore politico della Giunta e del suo Sindaco.
Invitiamo chi attualmente (ma anche in futuro) abbia in carico la cura di questa città a lavorare per migliorarla.”
Ci chiediamo il perché di questo lassismo che va avanti oramai da anni e anni, a prescindere dal colore politico della Giunta e del suo Sindaco.
Invitiamo chi attualmente (ma anche in futuro) abbia in carico la cura di questa città a lavorare per migliorarla.”
Da par nostro, ribadiamo che un vero piano antigraffiti a Roma richiede l’istituzione di un albo dei murales autorizzati per distinguere l’arte dal vandalismo, seguito da squadre di intervento e da un piano colore per le facciate.
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