Martedì 25 Agosto 2026 17:08
Colleferro si ferma per Joanna: oggi l’ultimo commosso saluto al Palazzetto dello Sport
A distanza di una settimana dal terribile femminicidio che ha sconvolto la città, Colleferro rivolge il suo ultimo saluto a […]
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A distanza di una settimana dal terribile femminicidio che ha sconvolto la città, Colleferro rivolge il suo ultimo saluto a Joanna: oggi, 25 agosto 2026, si sono tenuti i funerali della donna uccisa dal marito a Colle Sant’Antonino.
Nella giornata di oggi, 25 agosto, Colleferro si è fermata per Joanna, la donna di 50 anni e madre di cinque figli, uccusa dal marito nel pomeriggio del 18 agosto scorso. Alle ore 11:00 le sirene delle fabbriche hanno attraversato il silenzio della città, in concomitanza con l’inizio delle esequie.
Numerosi cittadini e diverse cariche istituzionali si sono recati presso il Palazzetto dello Sport, per rivolgere l’ultimo saluto alla donna e stringersi attorno ai figli e ai familiari della vittima. Una cerimonia sobria, composta: un lungo e commosso applauso ha accolto il feretro di Joanna, per poi salutarla allo stesso modo alla fine della funzione.
In occasione delle esequie era stato indetto il lutto cittadino: un dolore, quello per la morte della donna, quindi profondamente sentito dall’intera comunità. La Messa è stata celebrata dal vescovo Stefano Russo, di cui riportiamo l’intera omelia di seguito:
Fratelli e sorelle,
ci troviamo oggi riuniti nel dolore, un dolore che fatichiamo a comprendere e ancora di più ad accettare. Siamo qui per affidare al Signore una donna, Joanna, che ci è stata strappata in modo tragico e violento, una madre di cinque figli, una persona che tanti hanno conosciuto e che oggi ricordano come una donna buona, generosa, sorridente, servizievole, dolce.
Buona e dolce nella sua famiglia, con i suoi figli, buona e sorridente con le persone che incontrava, buona e servizievole anche nel suo lavoro presso la casa di riposo Regina Pacis qui a Colleferro.
Una bontà concreta, fatta non soltanto di parole, ma di disponibilità, di servizio, di attenzione agli altri. Era una persona che sapeva esserci, che non si tirava indietro davanti al bisogno, che metteva a disposizione il proprio tempo e le proprie energie.
E il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi accompagna il nostro sguardo e la nostra preghiera su Joanna.
Gesù ci presenta una scena solenne: il Figlio dell’uomo viene nella sua gloria e separa gli uomini gli uni dagli altri. E a coloro che sono alla sua destra dice: «Venite, benedetti del Padre mio». E spiega il motivo: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, ero nudo e mi avete vestito, ero malato e mi avete visitato».
Sono gesti semplici. Gesti quotidiani. Ma agli occhi di Dio sono gesti grandi.
E Gesù arriva a dire qualcosa che forse ci sorprende e ci commuove: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».
Questa parola ci permette oggi di guardare alla vita della nostra sorella Joanna sotto una luce diversa. Perché ogni volta che lei si è resa disponibile, ogni volta che ha aiutato qualcuno, ogni volta che ha servito con pazienza, ogni volta che ha dedicato attenzione a una persona fragile o bisognosa, forse senza immaginare quanto valore avesse quel gesto, stava incontrando Cristo.
Nel lavoro in una casa di riposo, come nel servizio domiciliare agli anziani e agli infermi, questo Vangelo acquista una forza ancora maggiore. Prendersi cura di una persona anziana, fragile, malata, accompagnarla nelle sue necessità quotidiane non è semplicemente svolgere un lavoro. È un servizio alla persona. È riconoscere che davanti a noi c’è qualcuno che merita rispetto, attenzione e dignità.
E chi ha lavorato accanto a lei testimonia proprio questo: la sua disponibilità, la sua generosità, il suo modo di mettersi al servizio.
Ma oggi non possiamo dimenticare soprattutto i suoi figli che portano nel cuore il volto della loro mamma.
Cinque vite che da oggi dovranno confrontarsi con un’assenza che nessuna parola umana può colmare. E davanti a loro noi possiamo soltanto fermarci con rispetto e con affetto offrendo loro vicinanza, sostegno, amicizia, solidarietà.
Una madre non è soltanto una persona che dà la vita. Una madre lascia dentro i propri figli una parte di sé: gesti, parole, ricordi, insegnamenti, carezze, sacrifici, esempi.
Carissimi, vostra madre continua a vivere dentro ciascuno di voi. Oggi forse vi sembra impossibile pensare al futuro senza la vostra mamma. Il dolore è troppo grande e la ferita è troppo recente.
Non ci sono parole capaci di spiegare perché sia accaduta una tragedia così grande.
Anche come cristiani non abbiamo una risposta facile davanti al male e alla violenza. La fede non ci chiede di chiamare bene ciò che è male, né di nascondere l’ingiustizia dietro parole troppo semplici.
Il male resta male. La violenza resta una ferita profonda. La morte di una persona innocente lascia una domanda che grida verso il cielo.
Ma proprio lì, dentro quella domanda, la fede ci invita a guardare a Cristo.
Gesù stesso ha dovuto attraversare l’ingiustizia, la violenza, il dolore, l’abbandono. Anche Lui è stato vittima dell’odio e della cattiveria degli uomini.
E sulla croce non ha smesso di affidarsi al Padre.
Oggi celebriamo la certezza che deriva dalla fede, che la morte non ha l’ultima parola. Il Vangelo ci dice che verrà un giorno in cui Dio farà verità. Un giorno in cui ogni gesto di amore sarà riconosciuto, ogni lacrima sarà raccolta, ogni ingiustizia sarà giudicata dalla giustizia di Dio.
E allora possiamo immaginare che, davanti al Signore, Joanna si presenterà con la sua vita buona, giusta, operosa. Si presenterà con il bene che ha compiuto, con l’amore donato, con il servizio prestato, con la cura della sua famiglia, con tutto ciò che ha fatto per gli altri.
E il Signore, che vede ciò che spesso noi non vediamo, immaginiamo che potrà dirle: «Vieni, benedetta del Padre mio». Perché ogni volta che hai servito, io ero lì. Ogni volta che hai aiutato, io ero lì. Ogni volta che ti sei presa cura di qualcuno, io ero lì. Ogni volta che hai donato qualcosa di te senza aspettarti nulla in cambio, io ero lì.
Queste parole di Gesù diventano per noi tutti anche un impegno. Il modo più vero per onorare la memoria di questa donna non sarà soltanto ricordare quanto era buona, ma continuare a fare della nostra vita una possibilità di bene guardando anche alla testimonianza che ci lascia.
In una società ferita dalla violenza, siamo chiamati a scegliere la cura invece dell’indifferenza, il rispetto invece del disprezzo, il dialogo invece della violenza, la solidarietà invece dell’egoismo. Non rinchiudiamoci nelle nostre case facendo vincere in noi l’indifferenza, ma costruiamo la civiltà della cura e dell’amore reciproco.
La presenza così significativa di persone in questa celebrazione la leggo proprio nel senso che tutti noi avvertiamo che quanto accaduto a Joanna ci riguarda, ci interroga, ci coinvolge. Non è la prima volta purtroppo che nella nostra amata Colleferro assistiamo a scene di violenza che ci rattristano nel profondo lasciandoci nello sgomento. E già in passato ci siamo detti della necessità di “fare rete”, di accrescere sempre più fra di noi il dialogo, il confronto, la cura della formazione umana.
Lo si sta facendo con il coinvolgimento di associazioni, movimenti, amministrazioni pubbliche e private, forze dell’ordine, comunità ecclesiali, comunità religiose, uomini e donne di buona volontà. Abbiamo il dovere di farlo sempre meglio, di tenere alta l’attenzione di fare in modo che nessuno si senta solo, isolato ma che trovi sempre più in questo nostro territorio la possibilità di essere ascoltato, di comunicare il proprio disagio, le proprie necessità o di mettere a disposizione le proprie qualità e capacità a servizio degli altri, a servizio della comunità.
Signore Gesù, tu che hai detto: «Io sono la risurrezione e la vita», accogli questa nostra sorella nel tuo abbraccio. Tu che conosci ogni gesto di bene che ha compiuto, ogni sacrificio, ogni preoccupazione, ogni servizio, ogni atto d’amore, donale la pace. Asciuga le lacrime dei suoi figli e dona loro la forza di attraversare questi giorni terribili. Fa’ che, nel tempo, il dolore possa trasformarsi sempre più in gratitudine per il dono che è stata la loro mamma.
E a tutti noi concedi di non dimenticare ciò che oggi il Vangelo ci ha insegnato: quando ci prendiamo cura di un fratello, soprattutto del più fragile, ci prendiamo cura di Cristo stesso.
Amen.
ci troviamo oggi riuniti nel dolore, un dolore che fatichiamo a comprendere e ancora di più ad accettare. Siamo qui per affidare al Signore una donna, Joanna, che ci è stata strappata in modo tragico e violento, una madre di cinque figli, una persona che tanti hanno conosciuto e che oggi ricordano come una donna buona, generosa, sorridente, servizievole, dolce.
Buona e dolce nella sua famiglia, con i suoi figli, buona e sorridente con le persone che incontrava, buona e servizievole anche nel suo lavoro presso la casa di riposo Regina Pacis qui a Colleferro.
Una bontà concreta, fatta non soltanto di parole, ma di disponibilità, di servizio, di attenzione agli altri. Era una persona che sapeva esserci, che non si tirava indietro davanti al bisogno, che metteva a disposizione il proprio tempo e le proprie energie.
E il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi accompagna il nostro sguardo e la nostra preghiera su Joanna.
Gesù ci presenta una scena solenne: il Figlio dell’uomo viene nella sua gloria e separa gli uomini gli uni dagli altri. E a coloro che sono alla sua destra dice: «Venite, benedetti del Padre mio». E spiega il motivo: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, ero nudo e mi avete vestito, ero malato e mi avete visitato».
Sono gesti semplici. Gesti quotidiani. Ma agli occhi di Dio sono gesti grandi.
E Gesù arriva a dire qualcosa che forse ci sorprende e ci commuove: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».
Questa parola ci permette oggi di guardare alla vita della nostra sorella Joanna sotto una luce diversa. Perché ogni volta che lei si è resa disponibile, ogni volta che ha aiutato qualcuno, ogni volta che ha servito con pazienza, ogni volta che ha dedicato attenzione a una persona fragile o bisognosa, forse senza immaginare quanto valore avesse quel gesto, stava incontrando Cristo.
Nel lavoro in una casa di riposo, come nel servizio domiciliare agli anziani e agli infermi, questo Vangelo acquista una forza ancora maggiore. Prendersi cura di una persona anziana, fragile, malata, accompagnarla nelle sue necessità quotidiane non è semplicemente svolgere un lavoro. È un servizio alla persona. È riconoscere che davanti a noi c’è qualcuno che merita rispetto, attenzione e dignità.
E chi ha lavorato accanto a lei testimonia proprio questo: la sua disponibilità, la sua generosità, il suo modo di mettersi al servizio.
Ma oggi non possiamo dimenticare soprattutto i suoi figli che portano nel cuore il volto della loro mamma.
Cinque vite che da oggi dovranno confrontarsi con un’assenza che nessuna parola umana può colmare. E davanti a loro noi possiamo soltanto fermarci con rispetto e con affetto offrendo loro vicinanza, sostegno, amicizia, solidarietà.
Una madre non è soltanto una persona che dà la vita. Una madre lascia dentro i propri figli una parte di sé: gesti, parole, ricordi, insegnamenti, carezze, sacrifici, esempi.
Carissimi, vostra madre continua a vivere dentro ciascuno di voi. Oggi forse vi sembra impossibile pensare al futuro senza la vostra mamma. Il dolore è troppo grande e la ferita è troppo recente.
Non ci sono parole capaci di spiegare perché sia accaduta una tragedia così grande.
Anche come cristiani non abbiamo una risposta facile davanti al male e alla violenza. La fede non ci chiede di chiamare bene ciò che è male, né di nascondere l’ingiustizia dietro parole troppo semplici.
Il male resta male. La violenza resta una ferita profonda. La morte di una persona innocente lascia una domanda che grida verso il cielo.
Ma proprio lì, dentro quella domanda, la fede ci invita a guardare a Cristo.
Gesù stesso ha dovuto attraversare l’ingiustizia, la violenza, il dolore, l’abbandono. Anche Lui è stato vittima dell’odio e della cattiveria degli uomini.
E sulla croce non ha smesso di affidarsi al Padre.
Oggi celebriamo la certezza che deriva dalla fede, che la morte non ha l’ultima parola. Il Vangelo ci dice che verrà un giorno in cui Dio farà verità. Un giorno in cui ogni gesto di amore sarà riconosciuto, ogni lacrima sarà raccolta, ogni ingiustizia sarà giudicata dalla giustizia di Dio.
E allora possiamo immaginare che, davanti al Signore, Joanna si presenterà con la sua vita buona, giusta, operosa. Si presenterà con il bene che ha compiuto, con l’amore donato, con il servizio prestato, con la cura della sua famiglia, con tutto ciò che ha fatto per gli altri.
E il Signore, che vede ciò che spesso noi non vediamo, immaginiamo che potrà dirle: «Vieni, benedetta del Padre mio». Perché ogni volta che hai servito, io ero lì. Ogni volta che hai aiutato, io ero lì. Ogni volta che ti sei presa cura di qualcuno, io ero lì. Ogni volta che hai donato qualcosa di te senza aspettarti nulla in cambio, io ero lì.
Queste parole di Gesù diventano per noi tutti anche un impegno. Il modo più vero per onorare la memoria di questa donna non sarà soltanto ricordare quanto era buona, ma continuare a fare della nostra vita una possibilità di bene guardando anche alla testimonianza che ci lascia.
In una società ferita dalla violenza, siamo chiamati a scegliere la cura invece dell’indifferenza, il rispetto invece del disprezzo, il dialogo invece della violenza, la solidarietà invece dell’egoismo. Non rinchiudiamoci nelle nostre case facendo vincere in noi l’indifferenza, ma costruiamo la civiltà della cura e dell’amore reciproco.
La presenza così significativa di persone in questa celebrazione la leggo proprio nel senso che tutti noi avvertiamo che quanto accaduto a Joanna ci riguarda, ci interroga, ci coinvolge. Non è la prima volta purtroppo che nella nostra amata Colleferro assistiamo a scene di violenza che ci rattristano nel profondo lasciandoci nello sgomento. E già in passato ci siamo detti della necessità di “fare rete”, di accrescere sempre più fra di noi il dialogo, il confronto, la cura della formazione umana.
Lo si sta facendo con il coinvolgimento di associazioni, movimenti, amministrazioni pubbliche e private, forze dell’ordine, comunità ecclesiali, comunità religiose, uomini e donne di buona volontà. Abbiamo il dovere di farlo sempre meglio, di tenere alta l’attenzione di fare in modo che nessuno si senta solo, isolato ma che trovi sempre più in questo nostro territorio la possibilità di essere ascoltato, di comunicare il proprio disagio, le proprie necessità o di mettere a disposizione le proprie qualità e capacità a servizio degli altri, a servizio della comunità.
Signore Gesù, tu che hai detto: «Io sono la risurrezione e la vita», accogli questa nostra sorella nel tuo abbraccio. Tu che conosci ogni gesto di bene che ha compiuto, ogni sacrificio, ogni preoccupazione, ogni servizio, ogni atto d’amore, donale la pace. Asciuga le lacrime dei suoi figli e dona loro la forza di attraversare questi giorni terribili. Fa’ che, nel tempo, il dolore possa trasformarsi sempre più in gratitudine per il dono che è stata la loro mamma.
E a tutti noi concedi di non dimenticare ciò che oggi il Vangelo ci ha insegnato: quando ci prendiamo cura di un fratello, soprattutto del più fragile, ci prendiamo cura di Cristo stesso.
Amen.
Indetta per la serata di domani, alle ore 20:30, partenza da Largo San Francesco, la fiaccolata in memoria di Joanna e di tutte le donne vittime di violenza.
Anche la nostra Redazione si stringe al dolore dei figli, dei familiari della donna e di tutta la comunità di Colleferro
