Giovedì 27 Agosto 2026 12:08
West Nile, impennata nel Lazio: 63 casi. Latina è la provincia più colpita, boom nell’hinterland est di Roma
Continua a salire la curva del West Nile virus nel Lazio. L’ultimo bollettino dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani e della Regione Lazio, aggiornato al 26 agosto, registra 63 casi complessivi, 14 in più rispetto a sette giorni fa. Un balzo che preoccupa i sanitari, soprattutto per la quota di forme gravi. Quasi la metà […]
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Continua a salire la curva del West Nile virus nel Lazio. L’ultimo bollettino dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani e della Regione Lazio, aggiornato al 26 agosto, registra 63 casi complessivi, 14 in più rispetto a sette giorni fa. Un balzo che preoccupa i sanitari, soprattutto per la quota di forme gravi.
Quasi la metà dei pazienti ha sviluppato la forma neuroinvasiva, la più pericolosa. In 28 casi si è manifestata con febbre alta, mentre quattro infezioni sono state intercettate grazie allo screening sui donatori di sangue.
A trainare l’aumento è la provincia di Latina, che da sola conta 25 casi e si conferma l’Asl con il maggior numero di contagi in tutta la Regione. Un dato che si lega alla presenza capillare della zanzara vettore, la Culex, nelle aree umide e costiere dell’Agro Pontino.
Alle sue spalle, però, accelera forte l’hinterland romano. È nella Asl Rm5 che si registra l’incremento più marcato all’interno della Capitale e della sua cintura: i casi sono passati in una settimana da 6 a 11.
Non è un territorio marginale. La Asl Rm5 è vastissima: si estende su oltre 1.800 chilometri quadrati e comprende 70 comuni, tutta la fascia est e nord-est della provincia di Roma. Ne fanno parte, tra gli altri, i distretti di Monterotondo, Fonte Nuova, Mentana; di Guidonia Montecelio, Marcellina, Montelibretti, Palombara Sabina, Sant’Angelo Romano; di Tivoli, Subiaco, Palestrina e Colleferro, con comuni come Cave, Genazzano, Palestrina, Zagarolo, San Vito Romano, fino ad Artena, Colleferro, Valmontone, Segni e Labico. Un’area densamente popolata, a cavallo tra città e campagna, dove la presenza di uccelli selvatici – serbatoio naturale del virus – e le raccolte d’acqua nelle zone agricole favoriscono la proliferazione delle zanzare.
Dentro il Grande Raccordo, il quadro è più frammentato ma in crescita. Asl Roma 1 (Municipi I, II, III, XIV, XV – dal centro storico a Parioli, Flaminio, Balduina e Cassia): 7 casi, cinque in più in una settimana; Asl Roma 2 (Municipi IV, V, VI, VII, VIII, IX – da Tiburtino a Tuscolano, Appio, Eur): 7 casi, uno in più; Asl Roma 3 (Municipi X, XI, XII e Fiumicino – Ostia, Portuense, Monteverde): stabile a 3 casi; Asl Roma 6 (Castelli Romani e litorale sud): 5 casi. Nelle altre province del Lazio: 3 casi a Viterbo e 2 a Frosinone, ancora nessun caso registrato a Rieti.
Il virus West Nile, ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, ha come serbatoi principali gli uccelli selvatici e le zanzare, più frequentemente del tipo Culex. La puntura è il principale mezzo di trasmissione all’uomo. Non si trasmette da persona a persona.
Nella maggior parte dei casi l’infezione è asintomatica o con sintomi lievi che durano pochi giorni. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Il rischio maggiore è per anziani e persone fragili, nei quali può evolvere in forma neuroinvasiva.
La Regione Lazio ha già diramato nelle scorse settimane indicazioni stringenti ad Asl, ospedali, medici di base e servizi veterinari: al centro, le disinfestazioni mirate, il controllo dei focolai larvali e la sorveglianza attiva su donazioni di sangue e su uccelli.
La raccomandazione per i cittadini resta quella di sempre, ma da seguire con rigore in queste settimane di picco: usare repellenti, installare zanzariere, evitare ristagni d’acqua in balconi, terrazzi e giardini, e svuotare sottovasi e contenitori.
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