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Giovedì 27 Agosto 2026 16:08

Tinder minacciato dagli automi cinesi

Tinder, l’app d’incontri più conosciuta al mondo, rischia una notevole perdita di utenti.Il mondo cambia rapidamente e l’AI è un acceleratore incredibile del nuovo che avanza. Le difficoltà nelle relazioni umane sembravano in parte superate da quei siti che ti “matchano” con il tuo lui o la tua lei per una vita, un giorno, un’ora. […]

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Tinder, l’app d’incontri più conosciuta al mondo, rischia una notevole perdita di utenti.
Il mondo cambia rapidamente e l’AI è un acceleratore incredibile del nuovo che avanza. Le difficoltà nelle relazioni umane sembravano in parte superate da quei siti che ti “matchano” con il tuo lui o la tua lei per una vita, un giorno, un’ora. Tinder nasceva per metterti nella piazza giusta, con alte probabilità di essere scelto o scelta. Questo, almeno in teoria, era lo scopo.
Ma cosa ne resta, se non incontri occasionali, ripetuti e bulimici che durano il tempo di un aperitivo o di una serata? Si gioca a fare i fidanzati per una sera. Tinder ti dà quell’illusione. Ed è bravo a farlo.
Ma chi frequenta queste piattaforme? Chi sono davvero gli utenti? Uomini in cerca di tradimenti seriali? Donne sole o male accompagnate? Questa è la domanda.
Sarebbe curioso sapere se c’è ancora qualcuno che si ricorda degli estenuanti corteggiamenti che un tempo prevedevano lunghe “poste” sotto casa; se c’è ancora qualcuno che fa telefonate accorate a chi sembra sfuggente; se esiste ancora chi si innamora di ciò che l’altra persona è, a discapito di ciò che fa.
Oggi viviamo in un eccesso di semplificazione. Si chiede a Tinder e, voilà, il gioco è fatto. Se, e ribadisco se, tutto va bene, i nostri due eroi svogliati si ritroveranno poi a sopportare il lavoro dello stare insieme.
In cosa consiste, nei fatti, questo lavoro? Banalmente, ci si deve dare da fare per costruire una vita in cui le persone scendono a compromessi, si rispettano, elaborano un progetto teso a un futuro condiviso. Nulla a che fare con le bugie o le mezze verità millantate sui siti d’incontri, nulla a che vedere con il consumo bulimico e rapido dell’altro.
Tinder nasce per aiutare chi è solo. Ma spesso chi è solo ci resta, malgrado “l’aiutino”. Perché? Nei non-luoghi dei siti trovi certamente qualcuno a cui puoi piacere. Ma siamo ancora disposti al sacrificio dello stare insieme?
Ed è proprio qui che la tecnologia potrebbe compiere il salto successivo.
La Cina, uno dei laboratori più aggressivi della robotica umanoide, sta già sperimentando macchine sempre più realistiche, dotate di intelligenza artificiale, capacità di conversazione e caratteristiche fisiche personalizzabili. Il settore dei cosiddetti companion robot punta esattamente su questo, non soltanto assistere l’essere umano, ma fargli compagnia. La distanza tra un assistente artificiale e un partner artificiale, almeno tecnologicamente, si sta accorciando.
L’automa fatto di simil-carne e simil-ossa, per l’anima ci stanno lavorando, creato con l’immagine del tuo uomo o della tua donna ideale, potrà ascoltarti, darti consigli, non alterarsi mai, soddisfare molti dei tuoi desideri e, soprattutto, non giudicarti.
È così che il robot, compagna o compagno di vita, potrebbe irrompere nella quotidianità.
I siti d’incontri perderanno clienti? E gli avvocati divorzisti il loro lavoro?
La verità è che i social e l’AI hanno ben capito che il problema risiede nella gestione dei rapporti personali. I giovani di oggi hanno visto e vissuto tutte le criticità della famiglia moderna. Una società attraversata da un radicale cambio di paradigma dei ruoli: uomini che faticano a riconoscere il proprio posto e donne che hanno giustamente conquistato emancipazione, autonomia e parità, senza che a questo cambiamento sia sempre seguito un nuovo equilibrio condiviso.
L’effetto paradosso è sotto i nostri occhi: molte donne si sentono trascurate e molti uomini sembrano intimoriti da un modello femminile profondamente cambiato. Nel mezzo, famiglie devastate da litigi furibondi o da separazioni che trascinano con sé figli, parenti e amici; il tutto aggravato da conseguenze, anche economiche, per gli attori in campo.
Allora perché impelagarsi in queste sabbie mobili? Perché costruire un futuro con qualcuno sapendo che, se quel progetto fallirà, ciò che era stato costruito insieme potrà trasformarsi in terreno di scontro?
Abbiamo combattuto, giustamente, per la parità di diritti e doveri. Ma quella stessa parità dovrebbe valere anche quando una relazione finisce.
Vogliamo parlare, per esempio, dell’assunto ancora molto radicato secondo il quale i figli non possano fare a meno delle cure della madre, mentre la presenza del padre sarebbe in qualche modo più sacrificabile? Anche questa è una disparità che una società realmente moderna dovrebbe avere il coraggio di interrogare.
Il problema nasce quando la tutela di chi è realmente più debole si trasforma automaticamente nella tutela di chi viene considerato tale per appartenenza a un ruolo. Perché proteggere è giusto; cristallizzare per sempre qualcuno nella parte del debole lo è molto meno.
E così ci si può ritrovare a gestire ex che, malgrado ciò che già hanno e hanno avuto, pretendono ancora tutto. Non sia mai che l’ex in questione si metta a cercarsi, in nome di quella tanto rivendicata dignità, un lavoro o un altro, o un’altra, con cui costruire di nuovo e davvero qualcosa, lasciandosi il passato, anche economico, alle spalle.
Il mondo è fatto di strane usanze e persino la giustizia può risentire dei cambiamenti culturali e del politicamente corretto.
In questa cornice complicata, la soluzione potrebbe trovarla la robotica. Quella robotica che, privata di tutte le sovrastrutture umane, sembra quasi resuscitare quell’antico sentimento chiamato amore, per quanto il termine sia ormai usato e abusato in ogni dove, rendendoti libero o libera di realizzarti come meglio credi.
Ed eccoci al vero paradosso.
Il tuo prossimo rischia di diventare una macchina bella, piacevole, socievole, capace di soddisfare ogni tuo desiderio e che non reclama mai, neanche davanti a un tradimento. Non ti lascia. Non ti porta in tribunale. Non ti chiede di cambiare. Non si sveglia una mattina dicendoti che non ti ama più.
Ma se eliminiamo dall’amore il rischio di essere contraddetti, abbandonati, delusi e persino feriti, stiamo finalmente costruendo l’amore perfetto oppure stiamo semplicemente eliminando l’altro?
Sembra fantascienza, ma qualcuno si starà già innamorando della voce narrante della propria AI.
Rimane però un limite enorme: l’umanità è dotata di coscienza e consapevolezza anche se W.Allen diceva “il cervello è l’organo più sopravvalutato al mondo”.

Firma: NEEMIA


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