Venerdì 28 Agosto 2026 18:08
Comites – Elezioni all’estero, cambiano le regole, ma mai gli ostacoli
Il voto degli italiani all’estero continua a fare i conti con elenchi incompleti, indirizzi errati e procedure complicate - Con l'elezione dei Comites 2026 alle porte, la corsa alle candidature rischia di partire prima ancora che siano chiare regole, liste elettorali e modalità di voto -
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Nel 2004 la posta doveva portare la democrazia a casa. Arrivarono invece elenchi sbagliati, indirizzi errati, AIRE- Anagrafe italiani residenti all’estero e registri consolari non allineati, buste non recapitate. Poi arrivò l’inversione dell’opzione: per ricevere la scheda bisogna prima chiedere di poterla avere. Insomma, per votare bisogna sapere di dover chiedere il voto. E chi non lo sa? Resta democraticamente a casa.
Sono passati più di vent’anni dalle denunce del 2004. I governi sono cambiati, i ministri pure, ma i problemi hanno dimostrato una fedeltà commovente. Gli elenchi restano decisivi, l’AIRE resta un punto molto delicato per le sue inesattezze e incompletezze, gli indirizzi devono essere perfetti e la partecipazione cala. La politica continua a guardare il problema da lontano.
Manca ancora una riforma organica, stabile, chiara e davvero democratica. Così una parte della democrazia estera resta nelle mani del governo di turno, delle sue regole e dei suoi decreti.
Manca ancora una riforma organica, stabile, chiara e davvero democratica. Così una parte della democrazia estera resta nelle mani del governo di turno, delle sue regole e dei suoi decreti.
E adesso arrivano i Comites 2026, con le elezioni per sceglierli alle porte. I Comites (Comitati degli Italiani all’Estero) sono gli organismi rappresentativi della comunità italiana residente fuori dall’Italia. I loro compiti sono quelli di fare da ponte tra i cittadini italiani all’estero e i consolati; di aiutare gli italiani a inserirsi nel tessuto sociale del paese ospitante; di sostenere la cultura, la lingua e gli interessi italiani sul territorio. Collaborano, infine, con il consolato locale all’interno della nazione di residenza per rilevare i bisogni della propri comunità (lavoro, scuola, assistenza),
In breve sintesi, sono i rappresentanti eletti che aiutano gli italiani all’estero a far valere le proprie esigenze e a mantenere i legami con l’Italia. Per la loro nomina, la corsa alle liste è già partita, mentre il sistema aspetta decreto, elenchi, istruzioni e conferme: tutto ciò che dovrebbe essere pronto prima della gara. Il rischio è che si discuta di candidati prima di sapere con certezza chi potrà votare e come.
E dopo i Comites arriveranno le elezioni politiche, ormai vicine. Gli italiani all’estero non chiedono privilegi: chiedono soltanto di esercitare un diritto senza ostacoli. Una democrazia moderna non può dipendere da una busta perduta, da un’anagrafe che non dialoga con il consolato o da una procedura trasformata in caccia al tesoro. La politica dovrebbe risolvere questi nodi, non ereditarli. Dovrebbe garantire partecipazione, trasparenza e regole uguali. Invece passa il testimone al governo successivo, come una patata bollente, ma sempre con il timbro ufficiale.
Ah, dimenticavamo di evidenziare un dato importante. I Comites che verranno eletti con regole così distorte e poco adatte alle esigenze delle nostre comunità all’estero rischiano di diventare organismi utili soprattutto ai partiti, in particolare a quelli di governo. Il pericolo è che queste elezioni, senza una riforma seria, finiscano per premiare persone interessate più a raccogliere voti che a rappresentare davvero i cittadini. Invece di ascoltare i bisogni della comunità, potrebbero trasformarsi in abili procacciatori di consenso per i partiti che ne hanno sostenuto la candidatura. E così i Comites, nati per dare voce agli italiani all’estero, rischierebbero di diventare semplici serbatoi elettorali.
Se nel 2026 arriva la scheda, non festeggiate. Controllate prima che sappia chi siete, dove abitate e perché. Altrimenti, più che un voto, sarà una lettera di Babbo Natale. E il prossimo governo potrebbe trovarla ancora lì. (Pier Francesco Corso)
