Sabato 29 Agosto 2026 23:08
Che bella la Garbatella e che peccato sia deturpata e sciatta come gli altri quartieri giardino dei primi ‘900
Edifici di pregio vandalizzati da scritte, scalinate architettoniche coperte da erbacce e tanta ideologia che difende i writers. Mentre alla storia e ai monumenti della zona non pensa nessuno
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Che bella la Garbatella e che peccato sia deturpata e sciatta come gli altri quartieri giardino dei primi ‘900
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Tutti improvvisamente innamorati della Garbatella, tutti ne parlano, tutti la celebrano ma pochi la conoscono (me compreso) mi capita spesso di passarci accanto senza tagliare al suo interno.
Celebratissimo, famosissimo (e un po’ inflazionato) quartiere pensato sul modello delle “Garden Cities” inglesi per ospitare i lavoratori.
Pur essendo diventata una zona ambita, “trendy”, “gentificata” conserva (dicono) la sua anima popolare. Quasi quasi ci ritorno in occasione del tour guidato promosso da
Turismo Culturale Italiano
(consigliato da noi)
Le città-giardino progettate negli anni ’20 del ‘900 da un gruppo di urbanisti guidati da Gustavo Giovannoni e Innocenzo Sabbatini, sono un “must” per noi appassionati di architettura alle prime armi. I villini a due o tre piani, le torrette d’ingresso, i tetti spioventi, le logge, gli archi in tufo bugnato e i dettagli decorativi in stucco. Quello stile a metà tra l’architettura medievale e i palazzi comunali toscani, il tono rustico-medievale che prende il nome di “barocchetto romano”. E la notorietà nazionale con la fortunata serie tv I Cesaroni...



Eppure nonostante tutto, una parte di residenti ha protestato contro le riprese della serie a causa di disagi alla mobilità, chiusura di strade e la cancellazione posti auto. “Aa maghina”…Nessuno ha spiegato loro che il parcheggio NON è un diritto garantito dal Comune o dalla legge. E che le riprese cinematografiche, a fronte di disagi temporanei alla mobilità, generano un forte ritorno d’immagine e un indotto economico importante per il territorio.

Nel quartiere sono apparse scritte di protesta, tra cui la frase “Garbatella odia i Cesaroni”, a tal proposito: piccola riflessione antidegrado anticipata da un’avvertenza per evitare fraintendimenti.
La priorità della Garbatella è difendere gli anziani e le famiglie a rischio di sfratto o vendita delle case Ater, le persone fragili o disabili, che pagano regolarmente l’affitto (vedi lo sfratto di una signora di 100 anni in via Badoero, temporaneamente rinviato).
Ed occuparsi di manutenzione-riparazione e sostituzione impianti centralizzati, decoro.. Tutto ciò premesso e considerato……..gliela vogliamo dare una rassettata al quartiere che cade letteralmente a pezzi?


La Garbatella soffoca nel degrado (con tutta Roma del resto) ma il Comune non interviene. A proposito di Piano Colore: cosa aspetta l’Ater a ritinteggiare i muri sbiaditi, scoloriti e scrostati ? E poi le ringhiere da verniciare, la fastidiosa selva di antenne sui tetti e i fili che penzolano sulla facciata dei palazzi che rovina l’aspetto storico delle case popolari e crea degrado visivo.


L’ incuria, con erbacce che crescono sulle scalinate storiche e muri imbrattati da scritte e graffiti – analogamente a ciò che avviene anche in altri quartieri influenzati dalle “città giardino”, vedi il
Tufello in balìa dei vandali (graffitari e”politicizzati”)
– e a tal proposito, come dimenticare l’assurda protesta del Centro Sociale La Strada che attaccò Retake Roma e i suoi volontari per la pulizia dei muri
e la rimozione di scritte?
E del “proclama” apparso” sul loro sito web, ne vogliam parlare? Una poesiola militante che riflette una visione per cui lo spazio urbano e i suoi edifici diventano il bersaglio di contestazione anticapitalista. Eccone alcuni stralci.
«La Garbatella, il posto in cui vivi, lavori o studi, ha sempre scritto la propria storia sui suoi muri, tra le sue vie e i suoi lotti. In tante e tanti hanno lasciato e continuano a lasciare un segno (…): a volte sono disegni, opere d’arte, quasi dei quadri. Altre volte, sono più semplici: scritte, adesivi e la loro bellezza è nascosta, sta nel fatto di voler rendere unico il proprio quartiere».


Per lorsignori le case, scuole e uffici rappresentano la mercificazione dello spazio e la rendita immobiliare. Imbrattare un muro significa “aprire una breccia” nella narrazione ufficiale del decoro, considerato l’ordine estetico imposto dalle classi dominanti. E’ il diritto di imbrattare teorizzato dai pensatori radicali vicini all’estrema destra e sinistra anticapitalista. Il vero problema è che la visione radicale dei movimenti e dei centri sociali, è stata adottata dai partiti populisti (di sinistra e di destra) per attrarre il consenso dei cittadini scontenti. E della borghesia radicale (insegnanti, impiegati, professionisti e pensionati) che stravede per gli imbrattamuri, paladini dell’illegalità e custodi del rivoluzionarismo delle origini.
Prosegue l’attacco ai “Retakers” colpevoli – si fa per dire – di aver pulito il quartiere:
«Si può staccare e cancellare ogni scritta, disegno, adesivo che incontriamo. E alla fine rimarranno solo muri grigi, ma le scuole rimarranno fatiscenti, nei posti di lavoro rimarrà lo sfruttamento, l’autobus continuerà a non passare e l’Ater continuerà ad ignorare i problemi dei quartieri popolari. Del decoro che ci raccontate, in una città ingiusta, ce ne facciamo poco. Lasciate che L’ARTE E I COLORI continuino a raccontare la complessità della nostra città, di chi ancora ha qualcosa da dire. Guardatevi intorno e sentite la vita! LUNGA VITA ALLA STREET ART».
Capito il discorso? Se non si rimuovono le cause dell’ingiustizia sociale nel mondo le scritte sui muri non sono altro che un atto di ribellione, segno visibile di resistenza e di conflitto sociale. Meglio la monnezza e i graffiti illegali, una città “vissuta”, rispetto a una grigia e ripulita artificialmente.
Scusate se ci siamo improvvisati esegeti del pensiero radicale del “muri puliti popoli muti” che ha contagiato la classe politica capitolina cresciuta nelle assemblee di istituto e nei raduni di estrema destra, ma è necessario capire il framework, l’ideologia alla base del giustificazionismo nei confronti del degrado (e dei graffiti). Se i punti più belli di Roma (Trastevere, San Lorenzo,
Tufello
e appunto la Garbatella) sono nel degrado è anche per colpa di questo “determinismo” sociale ed economico – graffiti come risposta alla povertà, all’emarginazione e alla disuguaglianza – e lassismo/negazione delle responsabilità (e del diritto di proprietà) che porta autorevoli esponenti delle istituzioni a difendere il vandalismo. Il presidente del Municipio VIII di Roma, Amedeo Ciaccheri, ha dichiarato che i monumenti vanno protetti, ma alcune scritte sui muri di quartieri come la Garbatella possiedono un valore quasi storico e non vanno criminalizzate come semplice vandalismo. Se a questo aggiungete l’equivalenza graffiti = slogan politici = STREET ART, capirete il motivo di tanta reticenza delle amministrazioni nel combattere i graffiti (distinguendoli dalla street art con un albo dei murales autorizzati). Con gli effetti paradossali del combinato disposto di incuria delle case Ater e vandalismo tollerato (per calcolo politico o quieto vivere) che genera il degrado nei quartieri storici e caratteristici di Roma: la GARBATELLA SBIADITA E DETURPATA è un esempio su tutti.Spiegateglielo voi ai politici che legittimano apertamente il vandalismo come forma di “memoria o identità”. Intanto prosegue il silenzio di intellettuali, architetti-conservatori e urbanisti sul vandalismo dei graffiti..per non passare per reazionari o alienarsi gruppi antagonisti.
Crediti fotografici // Roma Today, Turismo Culturale Italiano, https://richedwardsimagery.wordpress.com/, Igers Roma
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