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Martedì 1 Settembre 2026 13:09

Tragedie familiari, Reina: solitudini e fragilità spesso rimangono invisibili



La dichiarazione del cardinale vicario dopo i due fatti di cronaca a Pietralata e a Centocelle. «quanta sofferenza attraversa silenziosamente le case della nostra città senza che nessuno riesca a scorgerla?. Roma ha bisogno di ritrovare il significato della prossimità»

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Due tragedie familiari con quattro morti in 24 ore tra l’Alessandrino/Centocelle e Pietralata. Nel primo caso, una madre uccisa dal figlio 16enne; nel secondo, il duplice omicidio con suicidio e i corpi di madre, padre e della loro bimba, con una grave forma di disabilità, trovati morti (anche con il cane di famiglia) dai carabinieri avvertiti dai parenti che non li sentivano da giorni. Tragedie che evocano i drammi della salute mentale, delle difficoltà con i figli disabili, dell’isolamento delle famiglie.

Al dolore della Chiesa di Roma dà voce il cardinale vicario Baldo Reina nella sua dichiarazione diffusa con un comunicato del Vicariato. «Le drammatiche vicende che nelle ultime ore hanno sconvolto Roma ci lasciano sgomenti. Di fronte alla morte violenta di una madre a Centocelle e alla tragedia di un’intera famiglia a Pietralata, sentiamo anzitutto il bisogno della preghiera e della vicinanza a quanti sono stati colpiti».

«Come Chiesa di Roma affidiamo al Signore le vittime e ci stringiamo alle loro famiglie e alle comunità ferite da un dolore così grande. Quanto è accaduto ci interpella profondamente. Senza anticipare giudizi su vicende che spetta alle autorità competenti chiarire, non possiamo sottrarci a una domanda: quanta sofferenza attraversa silenziosamente le case della nostra città senza che nessuno riesca a scorgerla?».

Il cardinale sottolinea che «dietro le porte delle nostre abitazioni possono consumarsi solitudini, fragilità, paure e disperazioni che troppo spesso rimangono invisibili. Una città non può dirsi veramente umana quando qualcuno soffre accanto a noi e noi non ce ne accorgiamo. Queste tragedie interrogano le nostre comunità: siamo davvero luoghi nei quali chi è ferito, solo o smarrito può trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo e accompagnarlo? Roma ha bisogno di ritrovare il significato della prossimità. Abbiamo bisogno di tornare a guardarci, ad ascoltarci, a prenderci cura gli uni degli altri. Il dolore di questi giorni non rimanga soltanto cronaca, diventi un appello alle nostre coscienze perché nessuno, nella nostra città, debba sentirsi così solo da non vedere più la speranza».

1 settembre 2026

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