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Martedì 1 Settembre 2026 16:09

Pianificazione e gestione del verde urbano a Roma, facciamo chiarezza

Da tempo assistiamo a un acceso  dibattito,  amplificato dai giornali e dai social,  sulla pianificazione

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Foto AMBM e LF
Da tempo assistiamo a un acceso  dibattito,  amplificato dai giornali e dai social,  sulla pianificazione e sulla gestione del verde urbano da parte degli uffici di Roma Capitale: molti cittadini e Comitati protestano per le modalità della cura del verde  del Comune,  soprattutto per quanto riguarda gli abbattimenti, le potature e le compensazioni arboree,  mentre  le istituzioni capitoline rispondono con annunci  e comunicati spesso scarsamente suffragati  dai dati e dai documenti.

Carteinregola – ODV si occupa del verde urbano fin dai suoi esordi  nel 2012, e in tutti questi anni ha sollecitato le  Amministrazioni che si sono succedute perché anche la Capitale si dotasse di  un Regolamento del Verde e  del Paesaggio urbano, obiettivo raggiunto solo nel 2021, quando è stato finalmente approvato ed è entrato in vigore il Regolamento tuttora vigente*, realizzato dalle assessore all’ambiente della Giunta Raggi – Montanari e Fiorini –  insieme alle associazioni e ai comitati del Coordinamento del Regolamento del Verde e del Paesaggio urbano, di cui faceva parte anche Carteinregola.

Un risultato che ci aveva riempito di aspettative per una svolta,  non solo nella pianificazione e  gestione del verde della Capitale, ma anche nei rapporti  tra le istituzioni capitoline e i cittadini e i comitati. Una annunciata ripartenza che avrebbe potuto  riunire le forze di tutti coloro che, all’interno e all’esterno dell’Amministrazione, hanno a cuore il verde e l’ambiente  di una delle città più verdi d’Europa.

Invece in questi anni più volte abbiamo dovuto sollecitare, insieme al Coordinamento del Regolamento del Verde, l’applicazione di quelle  norme faticosamente conquistate, e  in molti casi abbiamo dovuto prendere atto che molte parti del Regolamento sono rimaste solo sulla carta. Tra queste,  la trasparenza e l’informazione ai cittadini- ad oggi non abbiamo ancora ottenuto la pubblicazione delle perizie agronomiche a supporto delle decisioni degli abbattimenti- e soprattutto il varo della prevista “Consulta del Verde”, sia a  livello comunale che a livello municipale, uno spazio di dialogo e di partecipazione civica che avrebbe sicuramente diminuito, se non annullato, la crescente conflittualità sulla gestione del nostro patrimonio arboreo.

Conflittualità che in questi ultimi mesi si è ulteriormente acuita, e che,  immaginiamo, diventerà – se non lo è già diventata – anche terreno di scontro elettorale, a cui si aggiunge il cambiamento climatico che sta mettendo a dura prova la nostra città, con  conseguenze sempre più frequenti e sempre più disastrose sulle alberature e sull’ambiente di Roma.

 La maggior parte delle proteste dei cittadini scaturiscono dagli interventi messi in atto dal Dipartimento Ambiente, per  gli  abbattimenti, che molti ritengono ingiustificati, per le  potature, spesso drastiche e fuori stagione, e per la mancata cura che ha portato alla morte prematura molte nuove alberature  messe a dimora.

Carteinregola propone una riflessione di Paola Loche, Dottore in Scienze Naturali esperto in ecologia vegetale e  Consigliera del direttivo e tra i fondatori di Carteinregola, che per la nostra associazione ha seguito – è stata  una dei  protagonisti – la stesura del Regolamento del Verde. Carteinregola continuerà d approfondire i temi per far comprendere  da un lato, le ragioni dei cittadini quando lamentano inadeguatezze o inadempienze nella programmazione e gestione del verde di Roma, dall’altro per smontare tante esagerazioni, se non vere e proprie fake news, diffuse da chi non conosce sufficientemente la materia. (AMBM)

di Paola Loche

Quando si passeggia lungo i viali delle città, si tende quasi spontaneamente a considerare gli alberi come semplici elementi d’arredo urbano, accessori estetici accostati a panchine, marciapiedi e lampioni; tuttavia, la scienza botanica dimostra che ogni singolo albero è in realtà un’infrastruttura viva e complessa, operante secondo precise leggi ecofisiologiche. L’infrastruttura verde urbana svolge funzioni ecosistemiche insostituibili, tra cui la mitigazione del fenomeno dell’isola di calore, il sequestro del carbonio atmosferico, la regolazione dei flussi idrici meteoricigenerati dalle piogge e il filtraggio del particolato, una delle più insidiose cause dell’inquinamento urbano. Comprendere la biologia che governa questi organismi è il primo passo per distinguere un intervento di manutenzione efficace da pratiche dannose, superando la convinzione errata che le piante possano adattarsi passivamente a qualsiasi scelta dell’uomo.

Uno dei nodi più critici nella gestione del verde è rappresentato dalla potatura, un’operazione che non ha finalità estetiche ma costituisce una vera e propria ferita all’architettura della pianta. Durante la stagione estiva, l’albero si trova nel picco della sua attività fotosintetica e le sue foglie lavorano a pieno ritmo per trasformare la luce solare in carboidrati non strutturali, come zuccheri e amido, vitali per la respirazione e la difesa dell’organismo. Eseguire potature drastiche in questo periodo priva la pianta della sua fonte primaria di nutrimento ed energia. Secondo il modello scientifico noto come CODIT (Compartmentalization Of Decay In Trees
[i]
), teorizzato dall’arboricoltore Alex Shigo, l’albero risponde alle lesioni attivando quattro barriere anatomiche e chimiche sequenziali per sigillare il legno ed impedire l’ingresso di funghi e patogeni. La barriera più forte, chiamata “Parete 4” o barriera di barriera, richiede un ingente dispendio di energia e sostanze fenoliche
[ii]
per separare il legno infetto da quello di nuova formazione. Se l’albero viene debilitato da tagli estivi drastici in presenza di caldo e siccità, non possiede le risorse metaboliche per formare questa difesa di protezione. La reazione d’emergenza della pianta sarà quindi l’emissione sregolata di nuovi germogli veloci, detti succhioni o cacciate affastellate, i quali crescono sopra ferite interne aperte. Poiché questi rami non possiedono un ancoraggio legnoso profondo nel fusto, con il passare degli anni il loro peso crescente, unito alla carie che avanza all’interno del legno non compartimentato, renderà la chioma strutturalmente instabile e altamente soggetta a cedimenti improvvisi.

La mancata comprensione dei cicli biologici si evidenzia chiaramente anche durante la messa a dimora dei giovani alberi. Ogni specie vegetale segue ritmi fenologici regolati da temperatura e fotoperiodo
[iii]
, e la finestra temporale ideale per il trapianto coincide con la fase di stasi vegetativa
[iv]
autunnale e invernale. In questo periodo dell’anno, la temperatura del suolo permette alle radici di iniziare ad adattarsi e ad esplorare il terreno, mentre l’assenza di foglie annulla la perdita d’acqua per traspirazione. Effettuare piantumazioni tardive in primavera inoltrata o in piena estate, spesso sollecitate dall’esigenza di rispettare scadenze amministrative o impegni di spesa, sottopone la giovane pianta a un elevato Deficit di Pressione di Vapore (VPD)
[v]
nell’aria. L’apparato radicale, ridotto al solo volume della zolla di vivaio e non ancora integrato nel suolo circostante, non riesce ad assorbire l’acqua con la velocità necessaria per soddisfare l’intensa domanda traspirativa della chioma. Si innesca così il cosiddetto “shock da trapianto”, una condizione drammatica caratterizzata da embolia nei vasi conduttori, chiusura permanente degli stomi, disidratazione dei tessuti e, in molti casi, morte prematura della pianta.

In selvicoltura urbana
[vi]
, il principio guida per garantire la resilienza ecologica
[vii]
e la biodiversità
[viii]
è la Regola 10-20-30 di Santamour (1990)
[ix]
. Tale criterio trova la sua applicazione ideale nella progettazione di ampi spazi verdi (es. parchi, giardini pubblici e boschi urbani) piuttosto che nelle alberature d’allineamento o nei filari stradali, laddove esigenze geometriche e gestionali richiedono spesso omogeneità.

Per evitare la vulnerabilità alle fitopatie, la popolazione arborea complessiva dell’area verde non deve superare: il 10% di individui della stessa specie, il 20% dello stesso genere ed il 30% della stessa famiglia botanica.

La presenza di sottoservizi stradali non deve diventare una giustificazione per la pigrizia progettuale, poiché esistono matrici di selezione basate sui tratti funzionali delle specie che consentono di individuare piante con apparati radicali idonei a spazi confinati.

Allo stesso modo, quando si rende necessario l’abbattimento di un albero maturo, si determina una perdita immediata di superficie fogliare e di servizi ecosistemici che non può essere ignorata. La rimozione degli esemplari deve essere pianificata all’interno di un censimento informatizzato del verde su piattaforma GIS, prevedendo fin dalla fase progettuale la contestuale messa a dimora di nuovi alberi e verificando preventivamente lo spazio radicale disponibile.

Altrettanto determinante per la sopravvivenza della vegetazione è la qualità del suolo urbano, un ambiente spesso profondamente alterato dall’attività antropica. Le operazioni di de-paving, ossia la rimozione dell’asfalto per ripristinare la permeabilità delle superfici, rappresentano un’intenzione lodevole ma rimangono del tutto inefficaci se non accompagnate da un’adeguata bonifica pedologica. Decenni di costipamento e passaggio di carichi pesanti portano la densità apparente del terreno a superare la soglia critica di 1,5-1,6 grammi per centimetro cubo, valore oltre il quale la penetrazione meccanica delle radici è impedita. In un suolo compattato la macroporosità crolla sotto il 5%, lo scambio gassoso di ossigeno si azzera e l’acqua ristagna provocando l’asfissia ed il marciume dell’apparato radicale. Risulta quindi indispensabile intervenire con la decompattazione profonda, la somministrazione di sostanza organica e l’impiego di suoli strutturali ingegnerizzati (Structural Soils)
[x]
. Inoltre, durante i primi due o tre anni dalla piantumazione, il giovane albero dipende interamente dall’acqua presente nella sua zolla originaria. Consegnare parchi o nuove piantumazioni senza aver previsto un cronoprogramma di irrigazione, confidando soltanto in saltuari interventi di soccorso, impedisce il mantenimento del corretto potenziale idrico del terreno e condanna le radici capillari all’essiccamento.

Sul piano del microclima cittadino, è fondamentale comprendere la profonda differenza fisica tra un albero vivo e una struttura inerte, come una pensilina o una copertura artificiale. Le strutture sintetiche offrono unicamente un ombreggiamento meccanico passivo, ostacolando i raggi solari diretti ma senza modificare la temperatura dell’aria circostante. Gli alberi, invece, funzionano come veri e propri condizionatori biologici grazie al processo di evapotraspirazione
[xi]
. Nel bilancio energetico della chioma, la pianta assorbe la radiazione solare netta e ne converte fino all’80% in calore latente di evaporazione, trasformando l’acqua liquida in vapore e sottraendo energia al riscaldamento dell’aria ambiente. Questo meccanismo permette a un albero sano di abbassare la temperatura circostante fino a 2-4 gradi centigradi. Attribuire nomi complessi o di ispirazione ecologica a manufatti grigi privi di componenti vegetali vive costituisce un’operazione fuorviante di greenwashing
[xii]
, poiché nessuna struttura inerte può replicare la fisiologia di una chioma arborea.

Gli alberi hanno un ciclo vitale naturale che l’ambiente urbano, con i suoi fattori di stress, tende inevitabilmente ad accorciare. Fenomeni meteorologici estremi sempre più frequenti a Roma — come bombe d’acqua, raffiche di vento e trombe d’aria — amplificano il rischio di crollo di rami o dell’intera pianta. Sebbene il “rischio zero” in natura non esista, è dovere dell’Amministrazione prevenire gli schianti e tutelare la pubblica incolumità.

Attualmente, tuttavia, l’Amministrazione ricorre spesso al solo VTA (Visual Tree Assessment) speditivo: una valutazione esclusivamente visiva e superficiale che, da sola, risulta del tutto insufficiente a stabilire con certezza lo stato di salute della pianta o la reale urgenza di un abbattimento. Per superare questa criticità e prendere decisioni basate su dati scientifici inconfutabili, le più moderne tecniche agronomiche prevedono un percorso diagnostico integrato:

  • VTA (Visual Tree Assessment) approfondito:
    L’analisi visiva di primo livello per individuare difetti strutturali, anomalie di accrescimento o cavità sul tronco e sulla chioma, utilizzata come primo screen d’indagine e non come verdetto finale.
  • Tomografia sonica: Un’indagine non invasiva a onde acustiche che mappa la densità interna del fusto, evidenziando con precisione la presenza e l’estensione di cavità o marciumi invisibili dall’esterno.
  • Resistografia: Un esame micro-perforante che misura la resistenza del legno al passaggio di un ago sottilissimo, quantificando la reale tenuta meccanica delle pareti residue del tronco.
  • Prove di trazione controllata (Pulling test)
    : Test biomeccanici che simulano l’azione del vento per misurare l’effettiva capacità di ancoraggio dell’apparato radicale e il rischio di ribaltamento.
L’affidamento delle perizie a tecnici qualificati dotati di questa strumentazione avanzata deve tradursi in relazioni agronomiche complete e rigorose. Per garantire reale trasparenza verso la cittadinanza, tali documenti dovrebbero essere pubblicati sul sito istituzionale dell’Amministrazione con un congruo anticipo rispetto agli interventi — fatte salve le comprovate urgenze — consentendo a cittadini e Comitati di verificare i dati ed eventualmente affidare una controperizia a un tecnico di fiducia.

Per coordinare la complessità di questi fattori è indispensabile superare la frammentazione amministrativa, istituendo una Direzione Unica del Verde guidata da tecnici qualificati e dotata di poteri di coordinamento vincolanti sugli altri uffici ed enti gestori delle reti. Solo così è possibile evitare che gli scavi per la fibra o i sottoservizi trancino impunemente le radici principali degli alberi maturi, imponendo l’uso di tecnologie non distruttive come lo scavo ad aria compressa (Air-Spade)
[xiii]
ed il radar del sottosuolo (GPR)
[xiv]
.

Infine, l’infrastruttura verde richiede un cambio di paradigma anche sotto il profilo economico e finanziario. A differenza di un’opera in cemento che comincia a svalutarsi dal momento dell’inaugurazione, un albero aumenta il suo valore ed i suoi benefici ecologici con il passare dei decenni e con il crescere della sua chioma. Tuttavia, per garantire questo ritorno sull’investimento occorre applicare l’analisi dei costi del ciclo di vita. Utilizzare fondi di investimento straordinari per coprire unicamente i costi d’impianto iniziali (la spesa in conto capitale), senza stanziare contestualmente nei bilanci ordinari le risorse pluriennali per la spesa operativa manutentiva, come l’irrigazione costante, le potature di formazione ed il monitoraggio fitosanitario, condanna l’opera al degrado prematuro e vanifica le risorse pubbliche impiegate. I vincoli burocratici ed i regolamenti esistono ed è doveroso rispettarli, ma non possono diventare la scusa per nascondere la mancanza di pianificazione agronomica.

Trattare il verde non più come un decoro marginale ma come un’infrastruttura viva, guidata da criteri scientifici rigorosi, è l’unica strada per trasformare le nostre città in luoghi sani, resilienti e capaci di offrire una reale qualità della vita per tutti i cittadini.

Paola Loche Dottore in Scienze Naturali, esperto in ecologia vegetale e consigliere del direttivo di Carteinregola-ODV

1 settembre 2026

Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com

(*) Vai a
Regolamento del Verde Pubbblico e Privato e del Paesaggio Urbano

Vedi il
video della conferenza stampa : 4 anni di Regolamento del Verde – le regole non contano
14
Maggio 2025

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NOTE

[i]
Vedi wikipedia Modello CODIT https://it.wikipedia.org/wiki/Modello_CODIT

[ii]
Le sostanze fenoliche (o composti fenolici) sono molecole organiche naturali prodotte dalle piante che contengono uno o più anelli aromatici legati a gruppi ossidrile (-OH). Vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Polifenoli

[iii]
Il fotoperiodo è la durata dell’esposizione alla luce e all’oscurità nel corso delle 24 ore giornaliere. Nelle piante regola i cicli vitali come la fioritura, la crescita e la caduta delle foglie.

[iv]
La stasi vegetativa (o riposo vegetativo) è la fase in cui una pianta rallenta o ferma completamente la sua crescita per difendersi da condizioni climatiche sfavorevoli, come il freddo invernale o la siccità estiva

[v]
Il  Deficit di Pressione di Vapore (VPD) è la differenza tra la pressione del vapore acqueo saturo all’interno della foglia e la pressione del vapore nell’aria circostante

[vi]
La selvicoltura urbana è la disciplina che applica le scienze forestali alla gestione, cura e pianificazione degli alberi e delle risorse vegetali all’interno e ai margini delle aree urbanizzate

[vii]
La resilienza ecologica è la capacità di un ecosistema di assorbire perturbazioni — come incendi, siccità o inondazioni — e di rigenerarsi tornando a un equilibrio dinamico senza subire danni irreversibili.
https://it.wikipedia.org/wiki/Resilienza_(biologia)

[viii]
ISPRA cos’è la biodiversità
https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita/le-domande-piu-frequenti-sulla-biodiversita/cose-la-biodiversita

[ix]
La regola del 10-20-30 di Santamour è una linea guida per la gestione del verde urbano che serve a proteggere la biodiversità e a prevenire la diffusione di malattie tra gli alberi della città. Concepita nel 1990 dal biologo Frank Santamour, stabilisce la composizione delle piante in un’area urbana

Vedi
https://www.parcoitalia.it/it/about-us/faqs/

[x]
I “structural soils” (suoli strutturali) sono miscele ingegnerizzate progettate per ambienti urbani, capaci di sostenere il carico di pavimentazioni, marciapiedi o strade senza subire compattamenti dannosi, lasciando al contempo lo spazio necessario per la crescita delle radici degli alberi, l’acqua e l’ossigeno
https://en.wikipedia.org/wiki/Structural_Soil

[xi]
L’evapotraspirazione è il processo combinato con cui l’acqua passa dalla superficie terrestre e dalla vegetazione all’atmosfera sotto forma di vapore, attraverso l’evaporazione dal suolo e la traspirazione delle piante
https://it.wikipedia.org/wiki/Evapotraspirazione

[xii]
Il greenwashing è un  ecologismo di facciata,  una strategia di marketing ingannevole con cui un’azienda presenta i propri prodotti o la propria immagine come ecologici e sostenibili, pur non adottando reali pratiche rispettose dell’ambiente

[xiii]
Air-Spade vedi
https://www.airspade.it/it/

[xiv]
Il georadar o GPR (Ground Penetrating Radar) è uno strumento di indagine geofisica non invasiva e non distruttiva che utilizza onde elettromagnetiche ad alta frequenza per esplorare e mappare l’interno del terreno o di strutture




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