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Giovedì 3 Settembre 2026 13:09

Criminalità organizzata: dall’Ue l’allarme sul reclutamento dei minori



Il punto nella riunione della commissione parlamentare Libertà civili. Il richiamo agli eventi di Ceuta e al ruolo dei social. Save the Children: «Si sfrutta il bisogno di comunità»

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Dal Parlamento europeo arriva l’allarme sul reclutamento di minori da parte della criminalità organizzata. Nella riunione della commissione parlamentare Libertà civili, Commissione europea ed Europol hanno fatto il punto su prevenzione e cooperazione transfrontaliera per un fenomeno definito «non più sporadico ma una tendenza davvero preoccupante». Richiamando gli eventi di Ceuta, è stato messo al centro del dibattito il ruolo dei social e della messaggistica cifrata per reclutare ragazzi nella cosiddetta “violence as a service”, l’esternalizzazione a pagamento di atti violenti, comprese sparatorie e omicidi su commissione.

Atteso entro fine anno il piano d’azione sulla protezione dei minori dalla criminalità, a cui la Commissione Ue sta lavorando. Il vicedirettore generale degli Affari interni Olivier Onidi ha parlato di un fenomeno partito da piccoli reati ma in rapida escalation verso contratti di omicidio, con dimensione paneuropea e doppia componente online e offline. Il piano annunciato seguirà i principi già usati contro la radicalizzazione, con forte prevenzione oltre a una revisione del quadro penale sulla criminalità organizzata. Jean-Yves Goriot, capo dell’unità Europol sulla criminalità organizzata, ha illustrato la “violence as a service” con cui i gruppi criminali esternalizzano la violenza per sostenere i loro traffici, compreso un “glossario” composto anche di emoji e termini convenzionali.

Intervenute in Commissione anche l’Agenzia Ue per i diritti fondamentali e Save the Children. Joanna Goodey, parlando a nome dell’Agenzia, ha evidenziato l’urgenza di leggere il reclutamento come un «fenomeno senza confini netti tra online e offline». Un sondaggio interno su 26.500 persone compiuto nel 2026 mostra che nove europei su dieci temono l’adescamento online dei minori, motivo per il quale, ha osservato, la prevenzione «deve iniziare prima dell’ingresso nel sistema giudiziario», riconoscendo la sovrapposizione tra vittima e sospettato e rimarcando la necessità di integrare la tutela dei minori nella cooperazione transfrontaliera. Quindi ha concluso indicando tre priorità: prevenire, coordinare meglio i servizi, proteggere lungo tutto il percorso.

Per Save the Children, Angelica Andersson ha portato la testimonianza di un Paese dove crescono i minori coinvolti in reati gravi, soprattutto adolescenti ma anche più piccoli, in cui il reclutamento parte spesso dall’ambiente locale per trasferirsi online. L’organizzazione ha creato quindi un’iniziativa di “digital safeguarding” con volontari che monitorano i rischi online, tenuto conto che i minori si avvicinano ad ambienti dannosi perché cercano appartenenza, riconoscimento e identità, ha sottolineato. Un’indagine sulla piattaforma social Discord mostra che quasi metà degli utenti esprime online opinioni che non condividerebbe offline, e più della metà segnala scarso interesse degli adulti per la loro vita online. «Non cercano il male, cercano comunità», ha concluso.

3 settembre 2026

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