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Giovedì 3 Settembre 2026 13:09

Guerra ibrida, Crociata (Comece): «Non si può non essere preoccupati»



Il presidente dei vescovi Ue commenta al Sir il clima di tensione portato in Europa dalle incursioni dei droni russi. L'appello alla gestione delle reazioni: «Il rischio più grande, l'errore di calcolo»

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Anche i vescovi Ue seguono con preoccupazione il clima di tensione portato in Europa dalle incursioni dei droni russi. Se ne fa portavoce, in un’intervista all’agenzia Sir, il presidente Comece (Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea) Mariano Crociata. «Non si può non essere preoccupati di fronte a episodi inquietanti che caratterizzano quella che qualcuno chiama “guerra ibrida” – afferma -. Nulla di quanto viene registrato come minaccioso o preoccupante sul piano della sicurezza deve essere tuttavia giudicato sbrigativamente, bensì esaminato e valutato attentamente».

Per Crociata, «la preoccupazione nasce in particolare dal vedere crescere il clima di tensione tra singoli Paesi e in tutta Europa e dai rischi a cui quei fatti e quel clima ci espongono. Il rischio più grande è quello di una reazione non adeguatamente ponderata o di un errore di calcolo o di manovra che faccia compiere atti suscettibili di scatenare nuovi conflitti». Da qui, il duplice appello affidata al Sir: «Il primo è quello della gestione delle reazioni. Noi riteniamo che questo è il momento in cui vigilare di più e meglio, conservando il controllo e mantenendo la calma. Va evitato di prendere parola e di prendere decisioni sull’onda delle emozioni suscitate da fatti anche gravi per la minaccia che rappresentano per la sicurezza. Accanto a questo però è necessario avere la capacità di mandare un messaggio, all’interno e all’esterno, di determinazione, di chiarezza di obiettivi, soprattutto di unità e compattezza. Questa è la migliore deterrenza. Ma purtroppo proprio questo è ciò che più latita».

Il presule richiama le dimenticanze che «pesano sulle nostre coscienze»: anzitutto, «abbiamo rimosso o quantomeno via via sempre più stemperato il ricordo drammatico della guerra, di ciò che essa ha rappresentato e prodotto, delle cause che l’hanno provocata, della disumanità e della distruzione che si è lasciata alle spalle». Poi, aggiunge, «abbiamo dimenticato le origini della Comunità, e ora Unione europea, sorta dalla visione e dalle decisioni di uomini mossi dall’urgenza bruciante di scongiurare per sempre il ritorno della guerra. Queste dimenticanze portano con sé inesorabilmente uno stato di incoscienza collettiva circa il pericolo di ripetere le tragedie del passato senza immaginare lontanamente l’infelicità che esse sono destinate a procurare puntualmente e più di prima – sono ancora le parole del presule -. Contrastare queste dimenticanze è il contributo che tutti possiamo dare al ritorno della pace, lontano da noi e vicino a noi. In questo senso accogliamo l’invito del Papa a promuovere la pace innanzitutto nei nostri cuori e nelle nostre relazioni».

3 settembre 2026

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