Venerdì 4 Settembre 2026 13:09
Suicidio assistito, “Papa Giovanni XXIII”: «La vera risposta alla sofferenza è la cura»


A parlare è il presidente della Comunità, Matteo Fadda, commentando «con amarezza» l'approvazione della legge in Veneto. «La nostra preoccupazione va alle persone fragili e sole»
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«Accogliamo con amarezza l’approvazione della legge sul suicidio assistito in Veneto». A parlare è Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, dopo il via livera alla legge sul fine vita da parte del Consiglio regionale del Veneto. «Siamo in sintonia con le parole del patriarca di Venezia Francesco Moraglia – aggiunge -. Condividiamo la stessa preoccupazione per l’affermarsi di un modello culturale e sanitario che rischia di innescare una deriva difficile da controllare: da oggi la dignità della vita umana appare meno tutelata».
Nelle parole di Fadda, «con questa legge si intende affermare un’altra antropologia, un’altra idea di società. Il dato più grave è che si aggiunge una quarta regione al percorso che trasforma il Servizio sanitario nazionale in un luogo in cui si può anche dare la morte, accettando che sia il medico a diventarne esecutore. Sul piano culturale – rimarca – è un passo ulteriore verso l’accettazione del suicidio come opzione normale, con conseguenze che nel tempo rischiano di travalicare i confini oggi tracciati dalla norma».
Il presidente della Comunità fondata da don Benzi non ha dubbi: «La nostra preoccupazione più grande – afferma – va alle persone fragili e sole: chi affronta la vecchiaia e il suo epilogo senza poter contare su un vero accompagnamento umano e affettivo. Da cinquant’anni, con don Oreste prima e oggi nelle nostre case famiglia, le realtà di accoglienza e famiglie semplici, condividiamo la vita con chi è più fragile, e sappiamo che i confini di ciò che si definisce “sofferenza insopportabile” sono in gran parte soggettivi e mutevoli, come ha ricordato lo stesso Moraglia. C’è il rischio concreto che i criteri per accedere al suicidio assistito si allarghino progressivamente, come del resto molti tra i sostenitori stessi di questa legge auspicano apertamente».
A nome della “Papa Giovanni XXIII”, Fadda rinnova la disponibilità a «collaborare con le istituzioni perché nessuno si senta un peso nella fragilità. Ci uniamo con forza – conclude – all’auspicio del patriarca Moraglia: chiediamo che l’obiezione di coscienza sia effettivamente garantita in ogni fase e per ogni soggetto coinvolto in questi protocolli sanitari».
4 settembre 2026
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