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Sabato 5 Settembre 2026 17:09

LE PAGINE DELLE DONNE: A SPOLETO LA LETTERATURA PRENDE VOCE

A cura di Ilaria Solazzo Ci sono iniziative che meritano di essere raccontate non soltanto

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A cura di Ilaria Solazzo

Ci sono iniziative che meritano di essere raccontate non soltanto perché animano il calendario culturale di una città, ma perché custodiscono, alla loro origine, un’idea capace di interrogare il presente. “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario”, ideato e organizzato da Roberta Testaguzza, appartiene certamente a questa categoria e merita l’attenzione di chi considera la cultura non una semplice successione di eventi, ma uno strumento di conoscenza, relazione e crescita collettiva.

L’intuizione della Testaguzza è tanto semplice quanto significativa: riportare la persona al centro dell’esperienza letteraria. Non limitarsi a presentare un libro, a illustrarne la trama o a ripercorrerne le caratteristiche editoriali, ma provare ad attraversare quelle pagine per raggiungere la donna che le ha generate, il suo pensiero, il suo vissuto, la sua sensibilità e le ragioni profonde che l’hanno condotta alla scrittura.

È una prospettiva che amplia il tradizionale concetto di presentazione letteraria e lo trasforma in un’occasione di ascolto. Perché dietro ogni opera esiste un processo creativo, ma prima ancora esiste una persona: qualcuno che ha osservato il mondo, ne è stato attraversato, ne ha raccolto interrogativi ed emozioni e ha scelto di trasformarli in parole.


Da questa premessa nasce l’appuntamento in programma domenica 6 settembre 2026, alle ore 16.00, presso Palazzo Mauri a Spoleto, dove le protagoniste saranno chiamate a raccontare non soltanto i libri che hanno scritto, ma anche il percorso umano e intellettuale che li ha resi possibili.

Il sottotitolo scelto per l’iniziativa — “Le autrici raccontano il libro che hanno scritto… e la donna che sono” — racchiude già, con particolare efficacia, l’essenza del progetto: mettere in dialogo la pagina con la persona, l’opera con l’esperienza, la scrittura con la vita.

A dare ritmo e profondità al pomeriggio sarà Massimo Zamponi, la cui conduzione si preannuncia essenziale nel trasformare l’incontro in un autentico esercizio di ascolto, capace di intrecciare le voci delle autrici, le pagine delle loro opere e la partecipazione del pubblico in un dialogo vivo e mai convenzionale.


Per comprendere fino in fondo la genesi e l’ambizione di questo progetto, abbiamo contattato telefonicamente Roberta Testaguzza, ideatrice e organizzatrice de “Le Pagine delle Donne”, alla quale abbiamo rivolto tre domande per conoscere più da vicino il significato dell’appuntamento del 6 settembre e le ragioni che hanno trasformato un’intuizione in un vero Salotto in stile “Maurizio Costanzo Show”…

Qual è l’idea da cui nasce “Le Pagine delle Donne” e perché ha sentito la necessità di proporla proprio ora?

Nasce da una constatazione molto semplice: spesso parliamo dei libri e dimentichiamo le persone che li hanno scritti. Io ho voluto invertire, almeno per un pomeriggio, questa prospettiva. Il 6 settembre non presenteremo soltanto delle opere, ma cercheremo di comprendere che cosa ci sia dietro quelle opere: quali domande, quali esperienze, quali passioni abbiano spinto una donna a prendere una penna e a trasformare un pensiero in una pagina. Credo che oggi abbiamo bisogno di recuperare proprio questo rapporto diretto con le persone e con le loro storie.

Non teme che raccontare la donna dietro il libro possa spostare l’attenzione dall’opera alla biografia dell’autrice?

No, se si mantiene la giusta misura. Un libro deve restare un libro e va giudicato per ciò che è. Ma conoscere qualcosa del percorso di chi lo ha scritto può consentirci di leggerlo con una consapevolezza diversa. Non voglio spiegare al pubblico come deve interpretare un’opera; voglio offrirgli una chiave in più. La letteratura non ha bisogno di essere giustificata attraverso la vita dell’autore, ma può essere arricchita dalla comprensione dell’universo umano dal quale è scaturita.

Che cosa vorrebbe che accadesse al pubblico, il 6 settembre, una volta terminato l’incontro?

Vorrei che uscisse da Palazzo Mauri con una domanda. Non necessariamente con una risposta, perché le risposte troppo facili appartengono più alla cronaca che alla letteratura. Mi piacerebbe che qualcuno tornasse a casa pensando a una frase ascoltata, a una storia, a una donna incontrata quel pomeriggio e magari decidesse di cercare uno dei libri presentati. Se accadrà questo, avremo raggiunto il nostro obiettivo. Perché un evento culturale ha davvero senso quando non termina con l’ultimo applauso, ma continua nella mente di chi vi ha partecipato.

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