Domenica 6 Settembre 2026 14:09
La buona edilizia intensiva a Roma è un esempio di architettura. Ma viene costantemente vandalizzata perché non vista
L'esempio degli edifici di circ.ne Ostiense progettati da Lafuente. Non tutte le periferie sono grigie e prive di valore. Anzi! Basta scoprirle
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La buona edilizia intensiva a Roma è un esempio di architettura. Ma viene costantemente vandalizzata perché non vista
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Chi ci conosce sa che Diarioromano sostiene una duplice battaglia culturale che unisce il contrasto al graffitismo alla tutela e riscoperta dell’architettura moderna del secondo Novecento. Questo approccio parallelo punta a salvaguardare il decoro rifiutando lo stereotipo mediatico della periferia romana vista come un luogo degradato, grigio e privo di valore socioculturale. Anche sulla scorta dei principi enunciati dal FAI – Fondo Ambientale Italiano del suo
programma per l’anno scolastico 2025-26
“Decoro urbano: diamo tutti una mano” ovvero:Lotta al vandalismo – con distinzione netta tra tag/scritte politiche e street art autorizzata (albo dei murales) – e valorizzazione del patrimonio per:
● affinare i propri saperi estetici, acquisendo consapevolezza sugli elementi che compongono il patrimonio culturale e naturalistico del loro territorio, per promuovere proposte concrete – anche nel loro piccolo – di miglioramento dei loro luoghi di vita.
● sviluppo del senso civico, rispetto delle regole e presa di coscienza dell’importanza del nostro patrimonio comune e alla presa in carico degli spazi pubblici.
Per farla breve: se non si sgombra il campo dall’idea che l’edilizia intensiva (ad alta densità abitativa, ndr ) equivalga automaticamente a bruttezza e degrado, come da decenni si predica in determinati ambienti (all’interno delle università e del mondo della ricerca), sarà difficile rafforzare il senso di appartenenza al territorio. Serve un cambiamento culturale profondo. La politica e il mondo della scuola abbandonino gli stereotipi sulla “città grigia e gli edifici brutti (in opposizione al verde sinonimo di “bello”) da colorare con graffiti sgargianti e aiutino i cittadini a riscoprire il valore del proprio territorio per stimolare il senso di appartenenza, educando lo sguardo a notare i dettagli artistici delle facciate di palazzi, piazze e vicoli carichi di storia.
È un paradosso affascinante: a forza di occuparci di writers che prendono di mira le pareti di palazzine ed edifici pubblici, nell’atto di proteggerli siamo stati costretti a guardarli così da vicino da farceli riscoprire e apprezzare! Pulendo e difendendo quelle pareti, abbiamo cambiato il modo di osservare la città. E ci siamo informati sugli stili architettonici dei palazzi che difendevamo per capire cosa stavamo “salvando”.
Torniamo dunque al punto di partenza: la campagna per proteggere il decoro cittadino dal graffitismo vandalico e, contemporaneamente, riscoprire e valorizzare l’architettura e l’edilizia moderna.
Diarioromano ha dedicato ampi approfondimenti e reportage fotografici, firmati dall’architetto Stefano Nicita, alla riscoperta della
palazzina romana del secondo Novecento
e, in particolare, alla figura di
Julio Lafuente. Maestro delle palazzine d’autore
, nato a Madrid nel 1921 e morto a Roma nel 2013, trasferitosi nella capitale nel 1953 dopo aver lavorato con lo studio Monaco-Luccichenti. Simbolo del Modernismo (o “International Style”) a Roma, autore di opere iconiche come l’ex Palazzo Esso (oggi noto anche come Edificio Ventagli) alla Magliana e l’Air Terminal all’Ostiense.
Ma l’edificio che abbiamo sempre notato è uno dei celebri intensivi di viale Trastevere, progettati da Lafuente in collaborazione con Gaetano Rebecchini. Caratterizzato, come dicono quelli bravi, da una straordinaria ricerca geometrica e compositiva, l’uso del cemento a vista (“brutalismo”) accostato all’elegante tessitura geometrica dei listoni in laterizio, le scale elicoidali e i balconi sagomati. Parliamo del complesso residenziale tra via Pascarella e Piazza Ippolito Nievo. Secondo voi com’è ridotto? Non molto bene a dire il vero. Ma l’esempio lampante è quello dell’Intensivo Ostiense II.

Riprendiamo il testo integralmente da un post di
Rerum Romanarum
:“All’angolo tra la Circonvallazione Ostiense e Via Giacinto Pullino, nel Quartiere Ostiense, è presente un complesso di edilizia residenziale conosciuto come “Intensivo Ostiense II”.
Tale complesso è stato costruito nel 1970 dall’architetto Julio Lafuente insieme all’ingegnere Gaetano Rebecchini, autori insieme di numerose opere di architettura residenziale, compreso il limitrofo Intensivo Ostiense I, su Via Giacinto Pullino, edificato pochi anni prima.
La realizzazione di questo edificio fa parte del lavoro di coesione urbanistica arrivato per riempire il vuoto tra la Garbatella e la Circonvallazione Ostiense, nell’ambito del più generale riempimento di numerosi vuoti urbanistici tra la ferrovia, la Circonvallazione Ostiense e la Garbatella.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, infatti, tra la Garbatella e la Circonvallazione poco era stato costruito e molte strutture sono state costruite nell’arco dei decenni, tra cui questo complesso.
L’edificio si sviluppa su sette piani, è caratterizzato da una facciata movimentata dalla concavità e convessità alternata dei balconi semicircolari.”
Tale complesso è stato costruito nel 1970 dall’architetto Julio Lafuente insieme all’ingegnere Gaetano Rebecchini, autori insieme di numerose opere di architettura residenziale, compreso il limitrofo Intensivo Ostiense I, su Via Giacinto Pullino, edificato pochi anni prima.
La realizzazione di questo edificio fa parte del lavoro di coesione urbanistica arrivato per riempire il vuoto tra la Garbatella e la Circonvallazione Ostiense, nell’ambito del più generale riempimento di numerosi vuoti urbanistici tra la ferrovia, la Circonvallazione Ostiense e la Garbatella.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, infatti, tra la Garbatella e la Circonvallazione poco era stato costruito e molte strutture sono state costruite nell’arco dei decenni, tra cui questo complesso.
L’edificio si sviluppa su sette piani, è caratterizzato da una facciata movimentata dalla concavità e convessità alternata dei balconi semicircolari.”


In un mondo ideale sarebbe valorizzato curato e sottoposto ad interventi di restauro…ci farei le visite guidate. Ma nella Roma dei writers difesi dai critici d’arte à la page, delle bancarelle con i furgoni in perenne sosta vietata, dei graffitari che hanno “santi in paradiso“, nella Roma dove la cura dei beni comuni e la valorizzazione del patrimonio edilizio viene vista come un orpello da bigotti borghesi, nella città più imbrattata (e “bancarellata”) al mondo, la prepotenza dei cafoni raccomandati la fa da padrone…e il complesso edilizio di Lafuente è ridotto a lavagna per imbrattamuri.



Sullo scempio perpetrato sui prospetti dell’Intensivo Lafuente, ci sarebbe tanto da dire. Ma il sentimento che prevale è l’imbarazzo. Questa scena mette in luce un cortocircuito che coinvolge diversi attori istituzionali. Comune e Assessorati (urbanistica e cultura), associazioni di tutela, Ordine degli Architetti e Conservatori. Possibile che nessuno di loro si sia accorto delle condizioni di estremo degrado o abbandono di un edificio presumibilmente vincolato?
Abbiamo più volte segnalato formalmente alle autorità preposte lo stato di degrado degli Intensivi Ostiense I, II, Ponte Spizzichino ed ex Manifattura Tabacchi, senza ricevere alcuna risposta.
Ringraziamo i vandali egocentrici GONE, SELET, FERO, FLM 47, LUX-VO, OZMEK, RION, FAME, DESIL, YANEZ, ZEW, ZONA, OYL QET, SOAP immagino presenti sui social e facilissimi da identificare, come mostrò anni addietro un’inchiesta di Roma fa schifo ripresa da Romatoday.
Torneremo presto sul database delle firme (tags) per completare la strategia di contrasto al graffitismo vandalico (albo murales autorizzati + squadre antigraffiti + piano colore) ma se persino i
presidenti di municipio
(contrari a commissioni che valutano le scritte) si schierano con i writers (alcune scritte hanno valore storico) e critici d’arte gli vanno dietro, beh, c’è ben poco da fare. Mentre aspettiamo che arrivino i nostri – restauratori, critici e appassionati di architettura – ci limitiamo a denunciare.L'articolo
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