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Lunedì 7 Settembre 2026 13:09

Femminicidio dal cavalcavia, Gualtieri: «Violenza che riguarda l’intera società»



Il sindaco di Roma interviene dopo l'uccisione di Lorena Isceri, 45 anni, gettata dall'ex fidanzato da un viadotto dell'A1 nei pressi di Firenze. «Le parole di suo padre Franco non possono restare inascoltate. Fatto che ha sconvolto le nostre comunità»

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«L’atroce femminicidio di Lorena, gettata da un viadotto, ha profondamente sconvolto le nostre comunità». Lo ha scritto su Facebook il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, dopo il dramma che ha coinvolto la 45 enne pugliese, gettata da un viadotto dell’A1 nei pressi di Firenze dall’ex fidanzato che poi si è suicidato.

L’appello alla politica e alle istituzioni è arrivato dal papà della donna, Franco Isceri, che ha chiesto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla premier Meloni e a tutte le autorità un’assunzione di responsabilità, di fronte a un fenomeno sempre più ampio. Le parole di questo padre, sottolinea ancora il primo cittadino della Capitale, «non possono rimanere inascoltate». Con grande dignità, evidenzia, «ha richiamato tutti alla responsabilità e alla necessità di superare ogni divisione politica di fronte alla violenza contro le donne». Una violenza che «riguarda l’intera società e chiama in causa in modo particolare noi uomini».

Gualtieri rivendica l’impegno dell’amministrazione capitolina nella prevenzione e nel contrasto della violenza contro le donne. Il risultato: una rete che «oggi conta 14 centri antiviolenza, tre case rifugio e sei case per la semiautonomia». Non basta, aggiunge: «Dobbiamo fare di più. Stanzieremo risorse aggiuntive per potenziare le azioni di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne e rafforzare la rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio». Si tratta di «un’emergenza che riguarda tutto il Paese. Alle parole e al dolore devono corrispondere responsabilità, risorse e azioni concrete».

All’appello di Franco Isceri rispondono anche Enrico Di Giuseppantonio, sindaco di Fossacesia e presidente della commissione Pari opportunità dell’Anci, e Vittoria Ferdinandi, sindaco di Perugia e delegata Anci alle Pari opportunità. «I Comuni – dichiarano – sono il presidio istituzionale più vicino alle persone. Noi sindaci abbiamo il dovere di esserci prima che la violenza diventi tragedia, attraverso la prevenzione, l’educazione, l’ascolto e il sostegno. I sindaci italiani ci sono – assicurano -. Sono uniti e raccolgono l’appello del papà di Lorena. Di fronte alla violenza contro le donne non ci sono divisioni politiche: c’è una responsabilità comune e una battaglia che dobbiamo condurre insieme, ogni giorno, nei nostri territori».

I due referenti Anci assicurano di condividere «fino in fondo le parole di Franco, che nel momento più doloroso della sua vita ha trovato la forza di chiedere alla politica di unirsi, di investire nell’educazione dei giovani e di rafforzare la rete di protezione. Il suo appello non può cadere nel vuoto – ribadiscono -. Noi sindaci lo raccogliamo e lo trasformiamo in un impegno concreto: non ci voltiamo dall’altra parte, non lasciamo sole le donne, non ci arrendiamo alla violenza». A incarnare questa scelta, la campagna nazionale “Mai bandiera bianca”, promossa da Anci con il dipartimento Pari opportunità. «L’86,9% dei Comuni capoluogo realizza progetti di prevenzione nelle scuole. Dietro questi numeri ci sono amministratori e comunità che ogni giorno fanno la loro parte. Come sindaci italiani raccogliamo l’appello di Franco e lo rivolgiamo a tutto il Paese: restiamo uniti, non lasciamo sola nessuna donna, non giriamo lo sguardo davanti alla violenza. Facciamo della prevenzione una responsabilità quotidiana – concludono – e della tutela delle donne un impegno di tutti. Per Lorena, per suo padre Franco, per tutte le donne: nessun passo indietro».

7 settembre 2026

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