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Martedì 8 Settembre 2026 15:09

Oltre 250 sigle in piazza contro il ddl Antisemitismo



La mobilitazione il 9 settembre in piazza Montecitorio, in occasione della discussione alla Camera. Tra gli organizzatori, la Federazione nazionale stampa italiana. «Norma bavaglio»

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Sono oltre 250 le sigle che domani, 9 settembre, scenderanno in piazza insieme a Roma, in piazza Montecitorio, a partire dalle 13 – e nello stesso giorno in altre 45 città d’Italia – per dire non al disegno di legge Antisemitismo, già approvato in Senato, in occasione della discussione in Commissione Affari costituzionali alla Camera dei deputati. Una mobilitazione diffusa, lanciata dalla Rete #NoBavaglio insieme a centinaia di organizzazioni sociali e politiche, in grado di riunire un’ampia pluralità di realtà in difesa dei diritti umani: dal mondo dell’informazione ai sindacati, dai movimenti per la Palestina alle comunità ebraiche e cattoliche, dalle campagne e reti per la pace e contro il riarmo fino alle sigle di rappresentanza di scuola e università. Non mancano nemmeno associazioni per i diritti dei migranti e per la giustizia sociale, collettivi di artisti e comitati cittadini da tutta Italia.

L’obiettivo è la protesta contro quella che definiscono una vera e propria “norma-bavaglio” che, basandosi sulla definizione IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), equipara ad antisemitismo le critiche verso le politiche del governo d’Israele e i suoi sostenitori, «reprimendo così ulteriormente il diritto al dissenso, la libertà d’espressione e d’informazione». Ma «antisionismo non è antisemitismo – precisano da #NoBavaglio -. Ribadire questa distinzione significa difendere contemporaneamente la lotta contro ogni forma di razzismo e discriminazione e il diritto di contestare politicamente l’ideologia sionista, le politiche dello Stato di Israele e il sistema di occupazione e discriminazione imposto al popolo palestinese. Il rischio concreto – aggiungono – è quello di introdurre un meccanismo di censura e autocensura capace di colpire non soltanto le piazze e i movimenti, ma anche università, ricerca, informazione, associazionismo e dibattito pubblico». In questo scenario, «la solidarietà con il popolo palestinese rischia di essere sottoposta a una progressiva criminalizzazione e il dissenso politico a una forma di intimidazione istituzionale».

Nelle parole degli organizzatori, si tratta di «una deriva che riguarda la democrazia nel suo complesso. Il diritto di denunciare un’occupazione, contestare un sistema di apartheid, chiedere la fine delle violenze e delle operazioni militari e prendere posizione contro quelle che riteniamo gravi violazioni del diritto internazionale non può essere subordinato a una definizione che restringa arbitrariamente il campo della critica legittima». Lo confermano i recenti attacchi e le accuse di antisemitismo rivolte alla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), tra gli organizzatori della mobilitazione. «Criticare Israele non è antisemitismo ma è un diritto costituzionale che va salvaguardato per il bene della nostra democrazia e dei diritti umani».

Anche perché, ricordano dalla rete promotrice, gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono – «ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205)» -, quindi «sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal ddl Antisemitismo. In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica».

L’appello, insomma, rivolto a «tutte le realtà sociali, culturali, sindacali, politiche davvero democratiche» è quello a fare fronte comune «per far rispettare una normativa che difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma d’odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni».

8 settembre 2026

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