Giovedì 10 Settembre 2026 08:09
Terme di Traiano, il grande mosaico torna alla luce a Roma
???? Terme di Traiano, il Grande Mosaico e la Città Dipinta tornano visibili dopo il restauro: a Colle Oppio riapre un patrimonio romano straordinario, con nuovi scavi, percorsi e visite contingentate dal 12 settembre. Roma riscopre una delle sue meraviglie più nascoste. Sotto il Parco del Colle Oppio, nelle gallerie delle Terme di Traiano, il…
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Terme di Traiano, il Grande Mosaico e la Città Dipinta tornano visibili dopo il restauro: a Colle Oppio riapre un patrimonio romano straordinario, con nuovi scavi, percorsi e visite contingentate dal 12 settembre.
Roma riscopre una delle sue meraviglie più nascoste. Sotto il Parco del Colle Oppio, nelle gallerie delle Terme di Traiano, il restauro ha restituito leggibilità a un apparato decorativo di dimensioni eccezionali, capace di raccontare non soltanto la magnificenza dell’età imperiale, ma anche una fase precedente alla costruzione delle celebri terme.
Il protagonista è il Grande Mosaico, una monumentale decorazione parietale che convive con un altro ritrovamento di straordinario interesse: la cosiddetta Città Dipinta, un affresco di circa dieci metri quadrati che raffigura dall’alto una città fortificata, con mura, torri ed edifici organizzati secondo una sorprendente rappresentazione prospettica.
La vera sorpresa non consiste soltanto nella bellezza delle opere, ma nella storia stratificata che emerge dalla galleria sotterranea.
Le decorazioni appartengono infatti a edifici anteriori alla costruzione delle Terme di Traiano. Gli studiosi collocano queste strutture tra l’età neroniana e quella flavia, dunque nel I secolo d.C., mentre il grande impianto termale fu inaugurato nel 109 d.C. sotto l’imperatore Traiano.
È una differenza cronologica decisiva. Significa che sotto quello che oggi associamo immediatamente al grandioso progetto traianeo esisteva già un paesaggio architettonico ricco, monumentale e raffinato.
La galleria diventa così una sorta di sezione verticale della storia di Roma, nella quale costruzioni diverse si sovrappongono, vengono trasformate e infine inglobate dalle grandi terme imperiali.
Le Terme di Traiano furono progettate da Apollodoro di Damasco e si estendevano originariamente su circa sei ettari. Il complesso non era soltanto un gigantesco stabilimento balneare: comprendeva spazi per lo sport, passeggiate, attività culturali e ambienti destinati alla socialità.

È nella decorazione musiva che il nuovo percorso di visita trova uno dei suoi punti più spettacolari.
Il Grande Mosaico appartiene a un ambiente di notevoli dimensioni, collegato a un ninfeo. La decorazione parietale non si limita a una composizione geometrica: presenta una complessa architettura dipinta, figure e statue inserite in una struttura scenografica che richiama la scaenae frons, il monumentale fondale delle architetture teatrali romane.
La porzione oggi riportata in evidenza raggiunge circa cinque metri di altezza, ma le nuove indagini hanno permesso di comprendere che l’ambiente originario doveva essere molto più imponente. Le pareti potevano arrivare a circa dodici metri, mentre sotto la decorazione sono emersi ulteriori elementi architettonici e marmorei.
Il dettaglio più interessante è forse quello che si trova sotto il mosaico già conosciuto. Gli archeologi hanno individuato una fascia decorata con una veduta di città portuale, con edifici apparentemente affacciati sull’acqua. È un soggetto che apre nuove domande sull’identità del luogo rappresentato e sulla funzione dell’intero ambiente.
Non è dunque soltanto una grande superficie decorata: è una finestra sulla cultura visiva dell’élite romana, sulla maniera in cui architettura, paesaggio e immaginario urbano venivano trasformati in una scenografia destinata a stupire chi attraversava gli ambienti.
Ancora più sorprendente è l’affresco chiamato Città Dipinta.
La scena mostra una città vista dall’alto, cinta da mura e caratterizzata da torri ed edifici rappresentati attraverso una forma di prospettiva che restituisce profondità e movimento alla composizione.
L’opera, databile al I secolo d.C., appartiene a un edificio precedente alle Terme di Traiano. La sua importanza non deriva quindi soltanto dalle dimensioni, ma anche dal valore documentario della scena: raffigurare un insediamento urbano significa offrire agli studiosi un raro indizio sul modo in cui i Romani immaginavano e rappresentavano lo spazio costruito.
La domanda più affascinante resta aperta: quale città è rappresentata?
L’immagine mostra un paesaggio urbano che sembra avere una forte componente marittima, ma non esiste al momento una certezza sull’identificazione. Proprio questa ambiguità rende l’opera ancora più interessante: potrebbe trattarsi di una città reale, di una veduta idealizzata o di una composizione capace di fondere elementi riconoscibili e invenzione artistica.
In ogni caso, il dipinto dimostra quanto fosse sofisticata la decorazione degli edifici romani già nel I secolo.
Il progetto non si è limitato a restaurare ciò che era già noto.
L’ampliamento delle indagini archeologiche ha portato alla luce nuovi frammenti di mosaico, rivestimenti realizzati con grandi lastre marmoree e una nicchia decorata alta circa 2,20 metri. Elementi che permettono di ricostruire con maggiore precisione le proporzioni dell’ambiente.
Anche altri reperti contribuiscono a restituire la complessità delle Terme. Nel percorso sono state valorizzate le fistulae, le antiche tubature in piombo legate al sistema di approvvigionamento idrico, testimonianza concreta dell’enorme infrastruttura necessaria per far funzionare un impianto termale di quelle dimensioni.
È proprio questo intreccio tra decorazione e ingegneria a rendere particolare il sito. Da una parte ci sono mosaici, affreschi e marmi destinati alla rappresentazione del prestigio; dall’altra ci sono condotti, strutture murarie e soluzioni tecniche indispensabili alla vita quotidiana del complesso.

Il recupero delle opere si inserisce in un intervento più ampio finanziato nell’ambito del programma PNRR Caput Mundi, con lavori dedicati non soltanto alla conservazione, ma anche all’accessibilità.
Sono stati realizzati nuovi percorsi, una passerella di collegamento nella galleria, un punto di accoglienza, un bookshop, un nuovo sistema di illuminazione e aree destinate alla sosta. L’obiettivo è trasformare un luogo per lungo tempo difficile da leggere in uno spazio capace di dialogare direttamente con il pubblico.
La novità più importante è però culturale: le Terme di Traiano diventano un nuovo punto di accesso alla Roma archeologica meno conosciuta, quella che non si trova necessariamente lungo i grandi percorsi monumentali, ma sopravvive sotto il livello del terreno.
La galleria permette infatti di osservare da vicino una Roma diversa da quella dei Fori e degli anfiteatri. Una Roma fatta di cantieri successivi, trasformazioni, decorazioni private e pubbliche, grandi progetti urbanistici e opere d’arte rimaste per secoli nascoste.
L’apertura al pubblico partirà in forma sperimentale sabato 12 e domenica 13 settembre 2026, con visite guidate gratuite e prenotazione obbligatoria.
La scelta di limitare inizialmente l’accesso risponde anche a un’esigenza di tutela. La presenza dei visitatori può infatti modificare temperatura, umidità e condizioni ambientali di una galleria che conserva superfici antiche particolarmente delicate.
Dal 2 ottobre 2026 il percorso sarà visitabile dal venerdì alla domenica, con sei turni quotidiani alle 10, 11, 12, 13, 14 e 15 e un massimo di 15 persone per fascia oraria.
È una modalità di fruizione che dice molto sulla natura del progetto: il ritorno del pubblico non deve mettere a rischio ciò che il restauro ha appena salvato.
Il valore di questa scoperta va oltre il singolo mosaico o il singolo affresco.
Il Grande Mosaico e la Città Dipinta permettono di aggiungere nuovi tasselli alla conoscenza dell’arte romana del I secolo. Le opere mostrano infatti un uso estremamente elaborato dell’architettura come elemento decorativo e una capacità sorprendente di costruire immagini urbane, paesaggi e scenografie monumentali.
Ma il risultato più significativo è forse un altro: le nuove indagini dimostrano ancora una volta che Roma antica non è un capitolo chiuso.
Sotto monumenti conosciuti da generazioni possono esistere ancora ambienti, decorazioni e tracce capaci di modificare la lettura di intere aree della città. Alle Terme di Traiano la ricerca, infatti, non è terminata. Gli scavi proseguiranno per verificare cosa si nasconda ancora nella stratificazione del Colle Oppio.
Ed è proprio questa promessa a rendere il nuovo percorso particolarmente interessante: il visitatore non entra semplicemente in un luogo restaurato, ma in un sito archeologico ancora in fase di scoperta.
A quasi duemila anni dalla nascita delle Terme, il Colle Oppio continua così a cambiare volto. E questa volta lo fa riportando in superficie una città dipinta, un gigantesco mosaico e una storia che sembrava ormai sepolta.
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