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Giovedì 10 Settembre 2026 13:09

Premio Achille Campanile, il 19 settembre la finale a Roma

???? Premio Achille Campanile, il 19 settembre al Teatro 7 Off di Roma va in scena la serata finale della IX edizione. Paola Minaccioni riceverà il Premio Speciale “Umorista sarà lei!”, mentre saranno proclamati i vincitori delle quattro sezioni. A chiudere la serata, lo spettacolo “E la chiamano estate” di Vittorio Viviani con Martina Carpi.…
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Premio Achille Campanile, il 19 settembre al Teatro 7 Off di Roma va in scena la serata finale della IX edizione. Paola Minaccioni riceverà il Premio Speciale “Umorista sarà lei!”, mentre saranno proclamati i vincitori delle quattro sezioni. A chiudere la serata, lo spettacolo “E la chiamano estate” di Vittorio Viviani con Martina Carpi.

L’umorismo torna a prendersi la scena, ma senza rinunciare alla sua vocazione più seria: raccontare il mondo attraverso il paradosso, l’intelligenza, l’equivoco e quella capacità tutta particolare di osservare la realtà da un’angolazione inattesa.

È nel segno di Achille Campanile che sabato 19 settembre, alle 20.30, il Teatro 7 Off di Roma ospiterà la serata finale della IX edizione del Premio Nazionale di Scrittura Umoristica Achille Campanile, promosso dall’Associazione Culturale Achille Campanile APS con il sostegno della SIAE.

Una serata che metterà insieme la nuova narrativa umoristica italiana, il teatro e una delle interpreti più riconoscibili della comicità contemporanea. Al centro ci saranno infatti la proclamazione dei vincitori delle quattro sezioni del Premio e il conferimento a Paola Minaccioni del Premio Speciale “Umorista sarà lei!”.

La serata sarà condotta da Francesca Del Fa, madrina della IX edizione.



Il Premio Campanile continua a muoversi lungo una linea precisa: custodire l’eredità di uno dei grandi maestri dell’umorismo italiano e, allo stesso tempo, cercare le voci capaci di rinnovarla.

La IX edizione ha raccolto opere in quattro sezioni: Romanzo edito, Romanzo inedito, Racconto breve inedito e Testo teatrale inedito.

Per il Romanzo edito sono arrivati in finale Enrico Giacovelli, Vladimir Di Prima, Pietro Verzina e Daniela Matronola. Nella categoria Romanzo inedito si contendono il riconoscimento Renata De Rosa, Raffaello Petti, Marco Antonio Rosso, Giordano Silvetti ed Enrica Trapani.

Per il Testo teatrale inedito sono invece finalisti Agostino Pannone, Raffaello Petti, Paolo Tartamella e Giuseppe Scutellà. Infine, nella sezione Racconto breve inedito, la sfida coinvolge Stefano Bigliardi, Carlo Animato, Roberto Ritondale, Rosa Romano e Stefano Toselli. I vincitori e le menzioni speciali saranno annunciati soltanto durante la serata conclusiva.

È un meccanismo che conserva anche una componente di attesa e sorpresa: fino al momento della proclamazione, infatti, il pubblico conoscerà i nomi dei finalisti ma non l’esito definitivo della competizione.

Uno dei momenti più attesi della serata sarà il conferimento a Paola Minaccioni del Premio Speciale “Umorista sarà lei!”.

Il riconoscimento è stato istituito nel 2025 per valorizzare personalità del mondo dello spettacolo capaci di interpretare l’umorismo con intelligenza, originalità ed eleganza. La prima edizione era stata assegnata a Nino Frassica.

La scelta di Minaccioni allarga idealmente il perimetro del Premio oltre la sola scrittura. L’umorismo, nella visione che accompagna il riconoscimento, può infatti abitare un romanzo o un racconto, ma anche il teatro, la televisione e soprattutto il lavoro di un’interprete.

Per un’attrice, la comicità non è soltanto una battuta efficace. È anche ritmo, costruzione del personaggio, capacità di osservare le contraddizioni umane e di trasformarle in una forma di racconto capace di arrivare al pubblico.



 

A rendere particolare il Premio è soprattutto la figura alla quale è dedicato.

Achille Campanile continua infatti a rappresentare un punto di riferimento per un’idea di umorismo che non coincide con la semplice ricerca della risata. Nel suo universo, il comico nasce spesso dall’assurdo nascosto nella normalità, dall’equivoco linguistico, dal cortocircuito logico e dalla capacità di osservare le convenzioni con uno sguardo laterale.

È proprio questa eredità a spiegare la scelta di dedicare un premio alla nuova scrittura umoristica.

L’obiettivo non è replicare un modello del passato, ma verificare quanto quella lezione possa ancora funzionare nel presente. E la risposta arriva ogni anno attraverso autori che utilizzano generi e forme differenti per confrontarsi con una tradizione che rimane sorprendentemente attuale.

Dopo le premiazioni, il teatro tornerà protagonista con “E la chiamano estate”, scritto e diretto da Vittorio Viviani e interpretato insieme a Martina Carpi.

Lo spettacolo è costruito come un viaggio nell’universo umoristico di Campanile e in altre suggestioni della tradizione teatrale del Novecento. Al centro ci sono ironia, poesia, equivoci e sentimenti, con una dimensione sospesa che richiama l’immaginario di una spiaggia fuori dal tempo.

La rappresentazione conclude così una serata che non si limita a premiare la scrittura, ma prova a mostrare l’umorismo nella sua pluralità: pagina, parola, corpo, scena e interpretazione.

Secondo la presentazione ufficiale, lo spettacolo restituisce anche quel particolare equilibrio fra comicità e malinconia che caratterizza l’universo campaniliano, dove il sorriso può diventare il punto di partenza per una riflessione sulla realtà.



Il 19 settembre il Teatro 7 Off diventerà quindi il punto d’incontro fra due dimensioni apparentemente lontane: da una parte la memoria di un autore che ha segnato profondamente la cultura umoristica italiana, dall’altra gli scrittori e gli artisti che continuano a cercare nuove forme per raccontare il presente.

È questa forse la sfida più interessante del Premio Achille Campanile: dimostrare che l’umorismo non è un genere minore e che far ridere, quando dietro la risata c’è uno sguardo autentico sulla realtà, può essere un esercizio di grande intelligenza.

La finale della IX edizione proverà a dimostrarlo attraverso i nuovi autori, il premio a Paola Minaccioni e uno spettacolo teatrale che riporta sul palco lo spirito di Campanile.

Perché, a ben vedere, l’umorismo più resistente è quello che non si limita a far sorridere il pubblico: gli cambia per un istante il punto di vista sul mondo.

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