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Giovedì 10 Settembre 2026 14:09

Omicidio Diabolik Fabrizio Piscitelli, sette arresti: la Procura ricostruisce la presunta regia del delitto

Operazione congiunta di Carabinieri e Polizia di Stato a Roma. Sette persone sono destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di omicidio aggravato dal metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico. Al centro dell’inchiesta l’uccisione di Fabrizio Piscitelli, “Diabolik”, [...]

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Operazione congiunta di Carabinieri e Polizia di Stato a Roma. Sette persone sono destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di omicidio aggravato dal metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.

Al centro dell’inchiesta l’uccisione di Fabrizio Piscitelli, “Diabolik”, avvenuta il 7 agosto 2019 al parco degli Acquedotti.

Sette persone in carcere e una nuova ricostruzione investigativa dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come “Diabolik”, ucciso il 7 agosto 2019 al parco degli Acquedotti.

È il risultato dell’operazione eseguita nelle prime ore della mattina dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e dagli agenti della Squadra Mobile di Roma, su delega della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia.

Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Roma e dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti di sette soggetti, gravemente indiziati, a vario titolo, di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.

Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, l’inchiesta avrebbe consentito di delineare la presunta regia criminale dell’omicidio, il movente collegato agli equilibri del narcotraffico nella Capitale e una successiva spirale di ritorsioni.

Piscitelli venne ucciso in pieno giorno al parco degli Acquedotti.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riportato nell’ordinanza, il delitto sarebbe stato organizzato con modalità premeditate e sarebbe stato realizzato con metodo mafioso, con la finalità di agevolare il clan Senese, ritenuto egemone nell’area nella quale l’omicidio venne consumato.

Il G.I.P. avrebbe inoltre ritenuto che l’omicidio abbia contribuito a creare nel territorio romano un clima di assoggettamento e omertà. Tra gli elementi evidenziati dagli inquirenti viene indicata anche la reticenza manifestata da alcuni testimoni oculari e da persone vicine alla vittima.

Si tratta, è importante sottolinearlo, di valutazioni contenute nel provvedimento cautelare e nell’impianto investigativo, non di una sentenza definitiva sulla responsabilità degli indagati.

L’indagine ha utilizzato, tra gli altri strumenti investigativi, intercettazioni ambientali e telefoniche e l’analisi di chat criptate.

Secondo gli investigatori, gli elementi raccolti avrebbero evidenziato l’esistenza di un accordo criminoso tra diverse compagini criminali attive a Roma, finalizzato alla tutela dei rispettivi interessi nel mercato del narcotraffico.

È all’interno di questo quadro che gli inquirenti collocano la presunta organizzazione dell’omicidio di Piscitelli.

L’ordinanza individua gravi indizi di reità nei confronti di tre esponenti ritenuti di primo piano nell’ambiente criminale romano, indicati dagli investigatori come presunti promotori e mandanti dell’omicidio.

Michele Senese, storico capo dell’omonimo clan, è indicato nell’inchiesta come presunto mandante apicale.

Secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe fornito il proprio assenso preventivo all’uccisione di Piscitelli.

Il movente individuato dagli inquirenti sarebbe collegato alla necessità di riaffermare il potere del clan su un proprio affiliato che, secondo l’accusa, si sarebbe reso autonomo nel traffico di stupefacenti insieme a Fabrizio Fabietti.

Piscitelli avrebbe inoltre rifiutato, secondo quanto contestato, di corrispondere la quota richiesta sui profitti delle attività illecite, versando somme considerate irrisorie rispetto ai quantitativi di droga commercializzati: circa 2.000-3.000 euro mensili, secondo la ricostruzione riportata nell’ordinanza.

Leandro Bennato è indicato come presunto mandante e organizzatore.

Secondo gli investigatori, sarebbe stato al vertice di un gruppo criminale operativo in diverse aree della Capitale, con collegamenti dalla zona di Tor Bella Monaca fino all’area Casalotti/Primavalle.

L’ipotesi investigativa è che Bennato avrebbe deliberato l’eliminazione di Piscitelli per estrometterlo dal mercato della cocaina e assumere il controllo criminale della zona della Tuscolana.

Gli investigatori gli attribuiscono inoltre un ruolo nella preparazione logistica dell’omicidio, compresi alcuni sopralluoghi preliminari e il supporto fornito, il giorno del delitto, a Raul Esteban Calderon, indicato come il killer, a bordo di uno scooter rubato.

Alessandro Capriotti viene indicato come presunto gancio e mandante.

Secondo la ricostruzione investigativa, Capriotti avrebbe concordato la trappola destinata a Piscitelli e fissato con lui un appuntamento alle ore 19 del 7 agosto 2019 presso una panchina del parco di via Lemonia.

L’ipotesi degli inquirenti è che l’appuntamento fosse fittizio e servisse ad attirare Piscitelli nel luogo in cui il sicario, già travestito da runner, si sarebbe trovato appostato.

Nell’inchiesta viene ricostruito anche quello che gli investigatori considerano l’antefatto della successiva escalation.

Il contrasto tra Alessandro Capriotti e il gruppo riconducibile a Piscitelli sarebbe nato da due distinte vicende legate all’acquisto di carichi di cocaina da fornitori albanesi, nel 2016 e nel 2018.

Nel primo episodio si sarebbe trattato di 14 chilogrammi di cocaina, per un valore indicato in circa 420.000 euro; nel secondo di 10 chilogrammi.

Secondo l’accusa, Piscitelli, storicamente legato ai broker albanesi, sarebbe intervenuto nella vicenda per ottenere con la forza il pagamento di un debito di 300.000 euro.

La tensione sarebbe arrivata a un punto particolarmente grave il 23 febbraio 2019, a Rocca di Papa.

Secondo gli elementi raccolti nell’indagine, Arindi Boci ed Enea Carka, su mandato di Piscitelli, avrebbero esploso quattro colpi con un fucile d’assalto mitragliatore AK-47 Kalashnikov contro la porta d’ingresso della villa di Capriotti.

All’interno dell’abitazione si trovava, secondo quanto riportato nel comunicato, la figlia minore di Capriotti.

Gli investigatori ritengono che l’episodio abbia spinto Capriotti a cercare protezione presso

Giuseppe Molisso, al quale avrebbe consegnato orologi di lusso, e successivamente a maturare il proposito di eliminare il proprio rivale.

Anche in questo caso, si tratta della ricostruzione investigativa posta alla base delle contestazioni, non di un accertamento definitivo di responsabilità.

L’omicidio di “Diabolik”, secondo gli investigatori, non avrebbe chiuso il conflitto.

Al contrario, dopo la morte di Piscitelli, i suoi fedelissimi riconducibili alla fazione albanese guidata da Elvis Demce avrebbero avviato attività di ricerca e pedinamento per individuare i presunti mandanti dell’omicidio.

Nell’ambiente criminale, secondo la ricostruzione investigativa, i sospetti si sarebbero concentrati in particolare su Giuseppe Molisso e Leandro Bennato.

L’indagine avrebbe quindi raccolto elementi ritenuti gravi sull’astio maturato dopo l’omicidio e sui propositi di ritorsione delle diverse fazioni.

Tra gli episodi che gli investigatori collegano alla successiva escalation vengono indicati:

  • il tentato omicidio di Leandro Bennato;
  • i tentati omicidi di Fabrizio Fabietti e Matteo Costacurta;
  • il tentato omicidio di Giuseppe Molisso, che secondo l’ipotesi investigativa sarebbe stato pianificato da Elvis Demce, dai suoi sodali e da Matteo Costacurta;
  • l’aggressione in carcere ai danni di Raul Esteban Calderon, attribuita agli albanesi.
Il quadro delineato dagli investigatori è quindi quello di una sequenza di conflitti e ritorsioni armate che avrebbe seguito l’uccisione di Piscitelli, inserendosi nella lotta per gli equilibri criminali legati al narcotraffico nella Capitale.

La vicenda si trova nella fase delle indagini preliminari.

L’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare e la presenza di gravi indizi, anche quando valutati dal giudice per le indagini preliminari, non equivalgono a una condanna.

Come precisa lo stesso comunicato relativo all’operazione, in applicazione del principio di presunzione di non colpevolezza previsto dall’articolo 27 della Costituzione italiana,

gli indagati devono essere considerati innocenti fino all’eventuale accertamento definitivo della responsabilità penale con sentenza irrevocabile di condanna.

Le responsabilità individuali e la fondatezza delle contestazioni dovranno quindi essere accertate nel prosieguo del procedimento.

 

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