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Domenica 13 Settembre 2026 20:09

CAROLA CESTARI, LA SCRITTURA CHE SA TRASFORMARE LE PAROLE IN EMOZIONI

A cura di Ilaria Solazzo Nel panorama culturale contemporaneo, dove la letteratura cerca nuovi spazi

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A cura di Ilaria Solazzo

Nel panorama culturale contemporaneo, dove la letteratura cerca nuovi spazi di confronto e nuove forme per dialogare con il pubblico, Segnalazioni Letterarie continua a rappresentare un importante punto d’incontro tra autori, lettori e protagonisti del mondo culturale. Il format, ideato da Alberto Raffaelli, ha costruito nel tempo una realtà capace di valorizzare la voce degli scrittori e di creare un dialogo autentico attorno ai libri e alle loro storie.

Tra i volti più amati e riconoscibili del format c’è Carola Cestari, scrittrice che ha saputo conquistare l’attenzione del pubblico grazie alla sua sensibilità, alla capacità di raccontarsi e a un modo di vivere la letteratura che va oltre la semplice presentazione di un libro.

La sua presenza all’interno di Segnalazioni Letterarie è infatti quella di un’autrice capace di instaurare un rapporto diretto con chi ascolta. Le sue parole non si limitano a raccontare la scrittura, ma diventano occasione per affrontare temi più universali: l’esistenza, le emozioni, le fragilità umane, il rapporto con gli altri e quella continua ricerca di senso che accompagna ogni individuo.

Per Cestari, scrivere non significa soltanto costruire storie, ma entrare in contatto con la parte più autentica dell’essere umano. La pagina diventa così uno spazio nel quale le esperienze personali possono trasformarsi in domande collettive e le emozioni individuali possono trovare una dimensione universale.

Il merito di format come quello ideato da Alberto Raffaelli è anche quello di creare comunità intorno alla cultura, offrendo agli scrittori la possibilità di non rimanere confinati tra le pagine dei propri libri, ma di incontrare lettori, confrontarsi e raccontare la persona che esiste dietro l’autore.

E Carola Cestari, con il suo percorso e la sua sensibilità, rappresenta perfettamente questa filosofia: una scrittrice che non considera la letteratura un punto di arrivo, ma un viaggio continuo alla ricerca di domande, emozioni e significati.

È da questa prospettiva che nasce l’intervista che segue: un dialogo nel quale la scrittura diventa pretesto per parlare della vita e nel quale ogni domanda cerca di andare oltre la superficie, alla ricerca di quella verità che spesso soltanto le parole riescono a rivelare.


DIALOGO CON LA SCRITTURA: INTERVISTA A CAROLA CESTARI

La scrittura come viaggio interiore, la letteratura come strumento per comprendere se stessi e gli altri: un dialogo tra parole, emozioni e filosofia.

Carola, essere scrittrice oggi significa confrontarsi con un mondo che corre velocemente e che sembra avere sempre meno tempo per fermarsi a leggere e riflettere. Che significato ha per Lei la scrittura?

Per me la scrittura rappresenta innanzitutto una forma di libertà. Scrivere significa fermare il tempo, dare un nome alle emozioni e trasformare pensieri, esperienze e inquietudini in qualcosa che possa essere condiviso. In un’epoca dominata dalla velocità, credo che un libro abbia ancora la straordinaria capacità di obbligarci a rallentare e ad ascoltarci.

Quanto c’è di Lei nei personaggi e nelle storie che racconta nei suoi libri?

Inevitabilmente c’è una parte di me. Anche quando inventiamo una storia, portiamo sulla pagina il nostro modo di osservare il mondo. I personaggi possono essere molto diversi da noi, ma spesso custodiscono una domanda, una paura o un desiderio che appartiene anche all’autore. La scrittura, in questo senso, è un viaggio dentro se stessi, anche quando sembra condurci altrove.

Secondo Lei, un libro deve soprattutto raccontare una storia oppure lasciare al lettore qualcosa su cui interrogarsi?

Credo che debba fare entrambe le cose. Una storia deve innanzitutto coinvolgere, emozionare, far venire voglia di voltare pagina. Ma quando arriviamo all’ultima pagina, sarebbe bello che rimanesse una domanda. La letteratura non dovrebbe consegnarci sempre delle risposte: talvolta il suo compito più importante è insegnarci a porci domande migliori.

Viviamo in una società nella quale spesso si giudica prima di conoscere. La letteratura può aiutarci a comprendere meglio gli altri?

Assolutamente sì. Leggere significa entrare, anche solo per qualche ora, nella vita di qualcun altro. Un libro ci permette di vedere il mondo attraverso gli occhi di una persona diversa da noi, di comprenderne fragilità, contraddizioni e scelte. Forse è proprio questa una delle grandi responsabilità della letteratura: ricordarci che dietro ogni persona esiste una storia che non conosciamo.

Che rapporto ha con il lettore? Quando scrive pensa a chi leggerà le Sue parole?

Il lettore è fondamentale, ma non può diventare un limite. Quando scrivo cerco innanzitutto di essere sincera con la storia che voglio raccontare. Poi immagino che quelle pagine inizieranno una seconda vita nelle mani di chi le leggerà. Ed è proprio lì che accade qualcosa di meraviglioso: il libro smette di appartenere completamente all’autore e diventa, in qualche modo, anche del lettore.

C’è un messaggio che vorrebbe lasciare attraverso la Sua attività di scrittrice?

Vorrei ricordare che la sensibilità non è una debolezza e che fermarsi a riflettere non significa essere fuori dal tempo. In una società che ci spinge continuamente verso l’apparenza e la velocità, credo che conservare la capacità di emozionarsi, interrogarsi e ascoltare sia una vera forma di coraggio.

Se dovesse definire la scrittura con una sola parola, quale sceglierebbe?

“Scoperta”. Perché ogni volta che scrivo penso di conoscere già la strada, ma poi sono le parole, i personaggi e la storia a sorprendermi. E forse è proprio questo il bello della scrittura: mentre cerchi di raccontare qualcosa agli altri, finisci per scoprire qualcosa di nuovo anche di te stessa.

Carola, secondo Lei perché l’uomo sente ancora il bisogno di raccontare se stesso attraverso le storie, nonostante viviamo in un’epoca in cui tutti possono comunicare continuamente attraverso i social?

Perché comunicare non significa necessariamente raccontarsi. Possiamo pubblicare centinaia di parole e, nello stesso tempo, rimanere sconosciuti persino a noi stessi. La scrittura autentica, invece, ci costringe a guardarci dentro. Quando mettiamo un pensiero sulla carta, gli togliamo la confusione e gli diamo una forma. Forse l’uomo scrive perché ha paura che la propria esistenza passi senza lasciare traccia, ma anche perché, attraverso le parole, cerca di comprendere il mistero di ciò che è.

La vita è fatta di certezze, ma anche di cadute, perdite e contraddizioni. Secondo Lei, la letteratura può trasformare il dolore in qualcosa di diverso?

Il dolore non si può cancellare e forse non dobbiamo neppure fingere che sia possibile. Possiamo però trasformare il modo in cui lo attraversiamo. Una ferita raccontata può diventare memoria; una memoria può diventare consapevolezza; una consapevolezza può persino diventare una forma di bellezza. La letteratura non guarisce necessariamente le ferite, ma può insegnarci a guardarle senza vergogna. E talvolta comprendere il proprio dolore significa già aver compiuto il primo passo verso una nuova forma di libertà.

Vorrei concludere con una domanda forse impossibile: che cosa rimane di una scrittrice quando il libro è terminato e le parole hanno ormai preso la loro strada?

Rimane ciò che non è stato scritto. Rimangono le domande, le emozioni, i silenzi tra una frase e l’altra. Una scrittrice, in fondo, non vive soltanto nelle sue pagine, ma nei pensieri che quelle pagine riescono ad accendere negli altri. Se dopo aver chiuso un libro un lettore continua a interrogarsi, allora qualcosa dell’autrice continua a vivere. Forse questa è la forma più autentica di eternità che la letteratura possa concederci: non essere ricordati per sempre, ma riuscire, almeno una volta, a lasciare un pensiero che qualcun altro porterà con sé.


“LA SCRITTURA COME FORMA DI ETERNITÀ”, Carola Cestari

L’incontro con Carola Cestari restituisce il ritratto di una scrittrice che considera la letteratura non soltanto come esercizio creativo, ma come uno spazio di ricerca, confronto e conoscenza.

Dalle sue parole emerge una concezione profonda della scrittura: raccontare significa interrogarsi, attraversare le proprie fragilità e trasformare le esperienze in qualcosa capace di dialogare con l’anima del lettore.

In fondo, ogni libro nasce da un incontro tra due solitudini: quella di chi scrive e quella di chi legge. L’autore consegna le proprie parole; il lettore vi deposita la propria esperienza. Ed è proprio in questo incontro che la letteratura continua a vivere.

Forse un libro non ha il potere di cambiare il mondo intero. Ma può cambiare lo sguardo di una persona. E, a volte, è proprio da uno sguardo diverso che comincia ogni autentico cambiamento.


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