Lunedì 14 Settembre 2026 13:09
San Pio da Pietrelcina: le iniziative in vista della memoria liturgica


Al via a San Salvatore in Lauro due settimane di festeggiamenti, in attesa del 23 settembre. In calendario anche una testimonianza sulla fondatrice delle Orsoline del Sacro Cuore di Gesù
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In vista della memoria liturgica di san Pio da Pietrelcina, il 23 settembre, la chiesa di San Salvatore in Lauro, dove sono custodite numerose reliquie del santo, vive due settimane di festeggiamenti che uniscono diverse devozioni, a cominciare dalle celebrazioni per l’Esaltazione della Santa Croce, oggi, 14 settembre, e per la Madonna Addolorata, martedì 15. E a questa festa è legata la prima iniziativa, come spiega il parroco monsignor Pietro Bongiovanni: «Abbiamo portato l’immagine dell’Addolorata degli Agonizzanti, che è custodita nella chiesa della Natività di piazza Pasquino, attualmente chiusa per lavori di restauro, a San Salvatore in Lauro. Un’immagine particolare perché nel 1796, per quattro mesi, dall’11 luglio al 2 dicembre, ha mosso gli occhi. Considerando che sono 230 anni dall’episodio miracoloso, faremo dei festeggiamenti particolari».
Questa sera alle 18 la Messa solenne sarà presieduta da monsignor Edoardo Cerrato, vescovo emerito di Ivrea, mentre per la festa dell’Addolorata, il 15, sarà presieduta dal prefetto della Casa Pontificia l’arcivescovo Petar Rajic. Dal giorno dopo, inizia il periodo di preghiera e preparazione alla festa di Padre Pio, con tre tappe fondamentali: «Il 20 sarà l’anniversario della stimmatizzazione di Padre Pio, avvenuta nel 1918. La celebrazione eucaristica sarà presieduta dal nunzio apostolico in Italia l’arcivescovo Edgar Peña Parra», spiega Bongiovanni. «Il 22 si terrà la veglia del transito, con la Messa alle 18 presieduta dal vescovo Renato Tarantelli Baccari, vicegerente della diocesi di Roma. Il 23 abbiamo diversi appuntamenti. A iniziare dalle Messe ogni ora, dalle 9 in poi. E due momenti particolari: la Messa della Protezione Civile alle 15.30, preceduta dalla benedizione dei mezzi della Protezione Civile, e alle 18 la Messa solenne. Quest’anno abbiamo invitato a celebrarla monsignor Davide Carbonaro, arcivescovo di Potenza. Infine, domenica 27 Messa di ringraziamento con la benedizione col Mantello del Santo a tutti i fedeli presenti».
Il 22 è una giornata particolare, perché ci sarà una testimonianza su madre Maria Ignazia Isacchi, che verrà beatificata il 10 ottobre. «Madre Ignazia è la fondatrice della Congregazione delle Suore Orsoline Sacro Cuore di Gesù, le suore del mio paese di origine, Asola. Sono molto legato sia a questa figura di donna santa e di fondatrice, che alle suore che mi hanno tenuto all’asilo – racconta ancora don Pietro -. In vista della beatificazione, avremo un momento all’interno della Veglia di Padre Pio con le “888”, un gruppo di donne che ci presenteranno dei canti devozionali della tradizione sarda. Interverrà la madre generale e introdurremo la figura di madre Ignazia. In piazza ci sarà un gruppo di madonnari che faranno una rappresentazione artistica secondo il loro stile, proprio su madre Ignazia, padre Pio, il Sacro Cuore, e così via. Quindi inseriamo anche questa figura semplice ma efficace di donna cristiana, unita a Gesù Cristo, come è stato un uomo unito a Gesù Cristo padre Pio, in questa scia di santità che percorre la storia della Chiesa».
Don Pietro ha un ricordo particolare legato a madre Ignazia. «A 26 anni ho avuto un terribile incidente stradale, mi avevano dato praticamente per morto e per l’intercessione di madre Ignazia ho avuto il dono della guarigione, contro ogni speranza. Avevo una lesione alla spina dorsale con fuoriuscita di midollo, per cui i medici avevano detto: “Se campa, cosa difficile, rimarrà paralizzato”. Invece mi sono ripreso, in maniera sorprendente anche per i medici. Ho avuto l’esperienza, nel coma farmacologico in cui mi trovavo, di sentire la presenza di madre Ignazia che mi assicurava che ce l’avrei fatta e infatti eccomi qua». Un’intercessione chiesta dai familiari? «No, prima di essere sedato, ho chiesto a madre Ignazia una grazia: “Madre mia, non me poi fa morì con tutto quello che ho fatto per te”… l’ho un po’ ricattata! Avevo curato la traslazione delle salme delle due fondatrici (madre Ignazia e madre Maria Margherita Lussana, che le succedette alla guida della congregazione, ndr) dal paese in cui stavano ad Asola, organizzando una festa di popolo impressionante per quei tempi. All’epoca ero assessore nel Comune di Asola – prosegue -, quindi mi detti da fare in una maniera straordinaria, creando un evento di cui c’è memoria ancora oggi dopo tanti anni. Un po’ spingendo su questo fatto mi ero raccomandato con le ultime forze della mia vita a questa madre fondatrice per la quale ho sempre avuto una particolare devozione. Poi anche la mia famiglia chiaramente si è messa a pregare. Avevano chiamato i miei genitori d’urgenza a Brescia e prima di essere sedato gli ho detto “Chiamate le orsoline, fate pregare la fondatrice perché qui la vedo dura”. E in effetti la situazione era molto pesante». Una grazia che don Pietro ha raccontato durante la testimonianza nel processo di beatificazione: «Ero già seminarista, sono stato interrogato ma in ogni caso per me madre Ignazia rappresenta una figura molto significativa, al di là di tutto».
14 settembre 2026
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