Lunedì 14 Settembre 2026 13:09
Caregiver familiari, il grido inascoltato tra attese e labirinti


In attesa che veda la luce il ddl approvato dal Consiglio dei ministri a gennaio, si moltiplicano le difficoltà per chi assiste figli, genitori, fratelli o sorelle. «Eroi nascosti del nostro tempo»
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Sono passati appena 14 giorni dalla tragedia familiare di Pietralata dove un uomo, marito e padre, sua moglie e la loro figlia di 5 anni, disabile grave, sono stati trovati morti con ferite di arma da fuoco nella camera da letto di un appartamento. I riflettori dei media si sono spenti ben presto su questo fatto di cronaca, come accade spesso per tante vicende simili. «Da soli non ce la facciamo», avevano lasciato scritto i due coniugi che si sono tolti la vita. È il grido di tanti genitori e caregiver – donne per il 60% – che lottano per i propri figli e per i propri cari di fronte alle fragilità delle situazioni che vivono, dall’assistenza ai disabili gravi a quella di anziani non autosufficienti a quella di ragazzi alle prese con i crescenti disturbi mentali esplosi dopo la pandemia.
«Da soli non ce la facciamo». Perché su questi caregiver, «eroi nascosti e taciuti del nostro tempo», come ha sottolineato lo psichiatra Tonino Cantelmi a Roma Sette, «si scarica un peso a volte schiacciante». Quelle cinque parole sono un grido silenzioso che resta confinato fra le mura di tante case e che talvolta sfocia in gesti disperati, come accaduto a Pietralata. «Il 3 ottobre 2022 il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità ha condannato l’Italia per la mancanza di tutela giuridica dei caregiver familiari, accertando così la violazione degli obblighi internazionali assunti con la ratifica della citata Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 2006». Parole che precedono il testo del ddl sui caregiver approvato dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio 2026 e all’esame del Parlamento. Vedrà la luce entro la fine della legislatura? Serve un accordo fra tutte le forze politiche: sarebbe un segno di vera maturità. Colpisce però che – pur in una legge che finalmente riconoscerebbe dignità sociale alla figura del caregiver familiare – il sussidio mensile previsto fino a 400 euro per i caregiver conviventi sia legato a un carico di cura di almeno 91 ore settimanali e condizionato a un tetto di reddito Isee di 15mila euro. Un limite enorme: servirebbero più risorse e una visione diversa.
Come gestire le situazioni in cui un caregiver ha un lavoro “vero”? Torna ad aleggiare il grido: «Da soli non ce la facciamo». Nel ddl c’è anche un “sogno” destinato un giorno – si spera – a trasformarsi in realtà: che al caregiver familiare vengano fornite le informazioni sui bisogni assistenziali e sulle cure necessarie alla persona assistita, sulle prestazioni sociali, socio-sanitarie e sanitarie cui la stessa ha diritto, nonché sulle eventuali misure di supporto alla sua attività di assistenza e cura alla persona assistita. Se dal 1° gennaio 2026 l’accertamento della disabilità è affidato in via esclusiva all’Inps, a livello locale c’è ancora da fare.
Per ora, questo aspetto è un labirinto in cui chi assiste un disabile nel suo peregrinare tra Inps appunto, Regione, Asl e servizi sociali rischia di smarrirsi, e ciò accentua la sensazione di isolamento. I caregiver avrebbero bisogno di meno burocrazia. Hanno già una vita molto complicata. Da soli non ce la fanno. E ci sono altri fronti su cui investire. In Italia, nei giovani tra i 15 e i 29 anni, il suicidio rappresenta la terza causa di morte dopo gli incidenti stradali e i tumori. Le consulenze neuropsichiatriche effettuate al Pronto soccorso dell’Ospedale Bambino Gesù sono passate dalle 155 del 2011 alle 1.675 del 2025; gli accessi per autolesionismo, ideazione suicidaria e tentato suicidio da 12 a 445. Le famiglie con ragazzi affetti da disturbi mentali spesso non trovano nelle Asl il sostegno di psicoterapia e si rivolgono a professionisti privati con costi difficilmente sostenibili o attendono per un tempo troppo lungo visite neuropsichiatriche e servizi come quello di operatori educativi che sostengano gli adolescenti più fragili. Carenza di personale, liste di attesa. C’è un labirinto per tutti. E quel grido, «Da soli non ce la facciamo», si ripete in molte case. Inascoltato.
14 settembre 2026
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